21 ottobre 2017

Aumento delle tariffe aeroportuali, pagano i passeggeri?

E come potrebbe essere altrimenti, visto che il ministro delle infrastrutture è il papà del provvedimento, di passaggio a via Venti settembre solo per il via libera finale. In questo modo il politico toscano fa un bel regalo al variegato mondo delle società di gestione aeroportuali, sperando poi in futuro di incassare il loro appoggio “politico”.
Non sono pochi spiccioli: secondo le stime di esperti del settore, il decreto dovrebbe portare nelle casse dei disastrati aeroporti italiani circa 300 milioni all’anno. In testa Aeroporti di Roma, con quasi 60 milioni, seguito da Sea con 38 mentre quelli medi potranno contare fra i cinque e i sette milioni. Tutto grazie alla norma che prevede un aumento di 3 euro a passeggero per gli scali con più di 10 milioni di viaggiatori, 2 euro per quelli che ne ospitano fra i 5 e i 10, e 1 euro per i più piccoli.
Il “regalo” ministeriale è frutto di una lunga opera di lobbying fatta da Assaeroporti e dal suo presidente nonché capo di Adr, Fabrizio Palenzona, fin dal primo giorno d’insediamento del governo. Una pressione costante, che ha raccolto i primi frutti questa estate, quando nel decreto anticrisi viene inserita una norma che prevede l’aumento tariffario per quelle società aeroportuali che movimentano più di dieci milioni di passeggeri.
Quindi solo Adr (che gestisce Fiumicino e Ciampino) e Sea (Malpensa e Linate). Il trattamento di favore però fa insorgere gli aeroporti più piccoli, che subito si muovono per riuscire a infilarsi in qualche maglia della legge. Fino a ottenere la promessa da parte di Matteoli di essere ripescati nel decreto ministeriale d’attuazione della norma. Cosa che il ministro delle infrastrutture è stato ben felice di fare.
Quindi fra qualche giorno Adr, Sea e le altre potranno brindare. E non solo per l’aumento delle tariffe in sé. L’obbligo di effettuare investimenti negli scali, che rappresenta la contropartita che le società devono garantire al governo, infatti è rimandato alla stipula di un contratto di programma con l’Enac, da perfezionare entro il 31 dicembre 2011. In sostanza, mentre incasseranno subito gli incrementi tariffari, potranno rimandare ai prossimi anni i piani d’investimento.
Insomma, una sorta di cambiale in bianco per gli aeroporti.
Della cosa si è però accorto Tremonti, che ha cercato di limare il testo del decreto inserendo delle modifiche volte a ridurre i vantaggi per Sea e le altre. Nell’ultima bozza, ad esempio, spicca l’obbligo di una ricapitalizzazione per quelle società di gestione che hanno un debito importante che ne ostacola i piani d’investimento. Una modifica che sembra ad hoc per Adr, che ha 1,6 miliardi di debiti, frutto dei tanti cambiamenti di proprietà degli ultimi anni.
E che nel contempo fornisce un assist a Vito Gamberale, amministratore del fondo F2i, che scalpita per entrare nel capitale delle infrastrutture italiane.
Ma alla fine questi aumenti chi li pagherà? Il fardello è destinato a gravare sui conti delle compagnie aeree, che infatti hanno subito protestato con Matteoli. Però fino a un certo punto, visto che più di un vettore in via ufficiosa ha confermato che la tassa si tradurrà in un aumento quasi automatico dei biglietti. «Non posso prevedere quanto verrà girato sui passeggeri – conferma Aldo Bevilacqua, segretario di Assaereo – ma non escludo che una quota venga scaricata sulla clientela». (Gianni Del Vecchio europaquotidiano.it)

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