19 ottobre 2017

Balneari, salta il diritto di superficie

Così ha deciso il Senato, che l’8 luglio, con 162 voti favorevoli, 134 contrari e un’astensione, ha approvato il decreto sviluppo convertendo in via definitiva il testo licenziato dalla Camera il 21 giugno. Come già si era avuto modo di dire all’indomani della sua emanazione, “il diritto di superficie” è stato cancellato, nonostante la durata del diritto fosse stata ridotta a 20 anni dagli iniziali 90 previsti nella prima stesura. La misura, fortemente appoggiata dalle associazioni nazionali dei balneari, era stata avanzata per superare le imposizioni previste dalla direttiva Bolkestein in materia demaniale (l’abolizione della norma sul rinnovo automatico delle concessioni per gli stabilimenti balneari e la loro messa all’asta o in “evidenza pubblica” dal 2015). ”. Canta vittoria il largo fronte che si era schierato compatto contro la misura, tra cui Legambiente: “Il vecchio decreto – ha dichiarato Sebastiano Venneri vicepresidente nazionale dell’associazione ambientalista – rappresentava un’aberrazione giuridica che non accontentava nessuno. Né tanta parte degli imprenditori che hanno rischiato di venir scalzati dai grandi speculatori del settore, né cittadini e turisti che venivano di fatto privati del diritto di fruire di un bene pubblico per eccellenza”, ma per i balneari non tutte le speranze sono perdute: “Il Ministro Fitto si è impegnato ad inviare alla Presidenza del Consiglio una relazione sui fatti affinché il Governo ne prenda atto e, direttamente a Bruxelles, sostenga sia la proroga ulteriore fino al 2030, sia l’uscita dalla Direttiva Servizi. Ha inoltre confermato l’istituzione dell’Osservatorio Nazionale che entro la fine del prossimo mese di novembre si dovrà pronunciare in relazione alla effettiva possibilità che il comparto balneare italiano non debba sottostare alla Bolkestein. Da parte nostra cercheremo di raccordarci al fine di fornire un giusto supporto tecnico, amministrativo e legale nei confronti di quei rappresentanti governativi che a Bruxelles dovranno difendere la posizione, l’operato e la storicità di oltre 30 mila aziende turistiche”.

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