23 settembre 2017

Bullismo, genitori e figli

bullismo

Scrivo di getto e con rabbia vera, perché quando sento ancora notizie di BULLISMO contro ragazzi/e deboli di carattere o semplicemente timidi, mi chiedo che cosa facciano i loro genitori, la SCUOLA, le ISTITUZIONI. Mi chiedo perché non li guardano negli occhi, perché non ascoltano i loro silenzi, perché non agiscono. Perché si lasciano intrappolare dalla ragnatela del consumismo e, per stargli al passo, si rinchiudono negli uffici molte ore, oltre le dovute, pur non avendo necessità di farlo per arrivare a fine mese.
Perché non pretendono che le scuole e gli insegnanti esigano che i loro figli SAPPIANO “veramente” quello che studiano, invece di accontentarsi che lo “ricordino” solo nel giorno della interrogazione “programmata” per dimenticarlo subito dopo. Quindi, in seguito, ASINI ma diplomati e/o laureati.
Perché questi “genitori” (ne ho conosciuti molti… troppi) cercano di realizzare i loro fallimenti sulla pelle dei figli e laddove questi giovani non riescono, secondo le “aspettative” dei falliti, sono proprio loro, i genitori, a denigrarli continuamente, creando così situazioni di chiusura e di non stima verso se stessi nei GIOVANI.
Perché tanta idiozia, tanta immaturità, tanta stupidità in età così “adulta”.
Caro genitore se TU a 40-50 anni sei così…, cosa t’aspetti che sia “TUO/A” figlio/a? L’hai messo/a al mondo TU!
Perché, molti-troppi, di questi genitori si esaltano col “campione” della domenica e vorrebbero che i loro figli fossero così “CAMPIONI”, come quelli che si battono le mani sul petto per aver messo la palla in rete, oppure chiedono le ovazioni dei 100.000 “tifosi” per chissà quale ragione; come se avessero fatto chissà che cosa. Oppure si corrono incontro con i compagni di squadra e si battono i petti contro, come le lotte dei galletti amburghesi o, peggio, corrono incontro alle telecamere di campo cercando il primo piano con gli occhi sgranati come i cocainomani.
Nel nostro SPORT se metti un punto sulla corazza o sul caschetto e esulti, vieni immediatamente AMMONITO dall’arbitro. Non si può fare, NON si deve fare. PUNTO.
Semplicemente perché LO SPORT (maiuscolo in questo caso) insegna a essere UMILI, insegna il RISPETTO, insegna LA CORRETTEZZA, insegna che si può vincere e/o perdere anche ingiustamente, ma si DEVE accettare il risultato e avere l’umiltà e l’onestà di essere coerenti e onesti, insegna il rispetto per l’avversario.
Cito una frase del grande Enrico Ameri: “non è mai corretto né onesto dimenticare i favori della sorte e enfatizzarne invece le avversità”. Parole sante.
Caro genitore, quando TU esulti perché il TUO IDOLO ha fatto solo quello per cui è STAPAGATO, stai trasmettendo in maniera più o meno palese dei messaggi a TUO/A figlio/a e, in questi messaggi, se ci pensi bene, c’è del BULLISMO. Pensaci bene, esamina e analizza bene cosa FAI e forse, se hai un po di umiltà e di cervello converrai con me che è così.
Ma allora di che ci meravigliamo quando poi le cronache riportano “ancora” atti di BULLISMO.
Pratico e insegno da decenni uno sport “violento” nel verso senso della parola.
Ma, come ho detto sopra, se esulti vieni ammonito quindi favorisci l’avversario. È una regola semplice ma va applicata, esiste ANCHE in altri sport ma… guai se al “TIFOSO” gli TOCCHI l’idolo. O no?
In questi decenni, durante i quali ho avuto e ho anche oggi ATLETI pluriCAMPIONI che sparano tecniche da mettere paura, mai uno di loro si è permesso di “abusare” di questa superiorità fisica e/o tecnica.
Ho detto “ABUSARE”, che è ben diverso dal servirsene quando si subiscono per anni continui soprusi fino a dover sbottare; e qui voglio raccontarti due aneddoti.

Un mio piccolo atleta che alla sua età, nei vari anni di scuola elementare, era un po’ fuori misura (piccolino e con il capoccione) è stato ripetutamente fatto oggetto di varie angherie dai suoi “compagni” di scuola e/o classe. Classico BULLISMO insomma. Data la sua timidezza ed educato al rispetto, i suoi genitori lo portarono da me per fargli acquisire un po’ di autostima e di coraggio. Passarono gli anni e un giorno, quando ormai frequentava la quinta elementare, questo ragazzinetto “sbottò” e pestò di botte 3 suoi “compagni”. Preoccupati vennero da me i genitori per informarmi del fatto e per chiedermi di parlare col loro figlio e dirgli di non “usare” le tecniche al di fuori della palestra perché LA PRESIDE li aveva mandati a chiamare per la rissa e per i… provvedimenti da intraprendere…..
Risposi loro: “…ma la PRESIDE e/o gli INSEGNANTI, quando per 5 anni vostro figlio ha “SUBITO” le angherie, le offese, le umiliazioni, ecc.. DOVE STAVANO? Hanno mai redarguito i compagni (BULLI IN BRANCO), hanno mai chiamato gli altri genitori per informarli dei comportamenti dei loro figli contro il vostro?” . NO, fu la risposta. “E allora cosa dovrei dire a vostro figlio che deve “SUBIRE” sempre?” NO, fu la risposta. Quindi consigliai loro di andare a parlare con LA PRESIDE e gli INSEGNANTI e metterli bene in guardia sulle “conseguenze” di una eventuale denuncia contro di loro perché, per anni, NON avevano fatto NULLA contro “IL VERO BULLISMO”. E “così” finì la storia! Ergo: esistono le LEGGI, e LE responsabilità OGGETTIVE, anche per colpa GRAVE, di chi è preposto alla tutela dei minori; basta pretenderne l’applicazione.

Altro aneddoto.
Una stupenda ragazza acqua e sapone, clone della bellissima, ma truccata, Angelina Jolie, un giorno prese le parti di una sua compagna di classe un po’ “cicciottella” che per diverso tempo era stata fatta oggetto di scherni e umiliazioni da parte dei compagni di classe. Quel giorno quella stupenda ragazza vide piangere la sua amica che sbottò e le raccontò la sua disperazione. Ebbene quella bellissima creatura affrontò questo branco di BULLETTI e dopo averne letteralmente sdraiato uno, il “CAPO”, non servì che continuasse con gli altri perché si defilarono (vigliacchetti insomma-FORTI solo in BRANCO).
Questi fatti VERI, NON sono BULLISMO, sono semplici regole di vita, è autodifesa, è difesa della propria dignità, è pretesa del giusto e dovuto “rispetto” anche da parte di chi NON ne conosce il significato perché molte-troppe FAMIGLIE non lo insegnano più.
Mi chiedo come fanno “questi” TIZI (genitori è ben altra cosa) a dormire sereni mentre i loro figli, anche 12enni, si sollazzano e si sballano di birre fino alle 3 di mattina?
Sono cambiati i tempi, mi sento rispondere. Ma nessuno aggiunge che sono cambiati in PEGGIO.
Ritengo questo tipo di risposte una ipocrita SCUSA “utile” soltanto a giustificare la propria incapacità d’essere GENITORI perché se non si danno i “giusti esempi” ovviamente NON si può pretendere nulla da nessuno. O non è così?!
Cari “genitori” i bulli, prima o poi “incontrano altri BULLI” e se il TUO bulletto ci rimetterà non avrai alcun diritto a lagnarti di “QUESTA” società perché TU non hai fatto NULLA per cambiarla.
Caro genitore, non ti chiedo scusa di nulla se ti sei “offeso” per alcune mie parole e/o considerazioni perché, se è così, significa che ho colto nel centro del “TUO IO”, quindi semmai sei TU che devi chiedere scusa alla società intera per ciò che sei e che trasmetti.
Se invece NON TI SEI OFFESO, allora vuol dire che sei diverso. Lo spero per te e per i TUOI figli.
Presuntuoso? Forse. Certamente però diretto e schietto, ovvero sincero. E lavoro al posto TUO per TUO/A figlio/a per dar loro una società meno marcia.

Maestro Enrico Grisoli

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