23 settembre 2017

Campi nomadi, il vertice in Prefettura

e per individuare aree idonee alla realizzazione di nuovi campi attrezzati in aree delocalizzate dalla città. Alla riunione sono stati invitati anche i presidenti dei diciannove municipi di Roma e l’assessore alle Politiche sociali del Comune, Sveva Belviso.
Quello di oggi sarà un incontro non certo facile da gestire per il prefetto Pecoraro. Gran parte degli amministratori dei comuni della provincia hanno infatti già fatto capire come la pensano: da loro non andrà a vivere mai nessun rom. Come anche il sindaco di Fiumicino, che è stato molto chiaro. «L’amministrazione comunale – ha dichiarato Mario Canapini – parteciperà all’incontro nella consapevolezza che la questione nomadi presenta molti aspetti complessi e che difficilmente i comuni della provincia potranno aderire all’invito del Prefetto per individuare nuovi siti, almeno fino a quando i cittadini delle comunità locali non avranno concrete garanzie in ordine alla sicurezza pubblica il cui livello di percezione attualmente è molto basso». E conclude: «La quasi totalità dei Sindaci, compreso il sottoscritto, sono certo che non aderirà all’invito del Prefetto preoccupati essenzialmente delle reazioni negative dei loro concittadini, i quali sono sempre più esposti al rischio di reati contro la persona e contro il patrimonio». Più prudente nei commenti l’assessore Belviso: «Per ora, i comuni che hanno detto no alle richieste del prefetto sono una minoranza. Comunque, già domani o al massimo lunedì in Campidoglio faremo un nuovo vertice con i presidenti dei Municipio. Anche da loro ci aspettiamo proposte per le aree dove localizzare nuovi insediamenti. Ricordiamoci che il 22 gennaio, se non ci saranno indicazioni condivise, sarà il prefetto quale commissario per l’emergenza nomadi a decidere».
Ma torniamo ai sindaci dell’hinterland. Sono pronti al confronto con un muro di “no” ostinato, alimentato dalle polemiche delle ultime settimane e dalla mobilitazione di interi quartieri pronti a dure proteste di fronte a voci insistenti di possibili ubicazioni in vista del “trasloco” del Casilino 900. Il primo a sentirsi seriamente tirato in ballo è il sindaco di Guidonia, Filippo Lippiello, impegnato a fronteggiare un’ipotesi definita subito «una follia»: quella che individua una trentina di ettari nella zona di Casal Bianco, a Settecamini, praticamente a un tiro di schioppo da Setteville e Marco Simone. «Non voglio credere – dice Lippiello – che il prefetto possa decidere di spostare un campo rom dove c’è la maggiore carenza di pubblica sicurezza. Prenderemo tutte le misure perché ciò non avvenga, siamo pronti a fare appello al ministro degli interni perché non ci sono né le condizioni di sicurezza né di assistenza per fronteggiare una simile ipotesi. Siamo pronti a scendere in piazza con la gente. Perché sarebbe una scelta totalmente insensata. E del resto se fosse solo un pregiudizio non lo cavalcherei». Il sindaco di Guidonia andrà dal prefetto con un documento del suo Consiglio comunale che ribadisce la contrarietà.
L’ipotesi preoccupa parecchio anche l’amministrazione di Tivoli, da dove il sindaco Giuseppe Baisi ha tenuto a precisare: «Non subiremo passivamente alcuna decisione unilaterale. Insieme con gli altri sindaci intendiamo portare avanti i diritti dei cittadini. Vogliamo che le comunità locali vengano rispettate. Chiediamo dunque con forza che anche i comuni dell’hinterland vengano coinvolti nel processo decisionale».
No fermo anche da parte del primo cittadino di Ciampino, Walter Perandini. Qui si teme che si possa arrivare a un ingrandimento del già esistente campo de “La Barbuta”: dichiarato illegittimo dal Tar nel 2004 per i tanti vincoli che gravano sull’area, compresa la vicinanza all’aeroporto. Ci si chiede perché, allora, l’insediamento non risulti tra i sei campi individuati per essere sgomberati entro l’anno. D’altro canto pare che gli stessi nomadi de “La Barbuta” abbiano fatto sapere che nemmeno loro i rom del Casilino 900 ce li vogliono.
E intanto sono giorni che la Coldiretti lancia l’allarme su decine e decine di insediamenti con «almeno cinquemila persone accampate nelle campagne laziali, in particolare quelle più vicine a Roma», sottolinea da giorni il presidente regionale Massimo Gargano. Negli appezzamenti e nei fabbricati rurali dismessi dagli agricoltori si stanno insediando abusivamente e furtivamente migliaia di disperati: romeni, nomadi, africani. «E non solo, un numero impressionante di persone bisognose di tutto, che vivono fuori da ogni regola di civiltà e dignità. Nelle nostre campagne ci sono moltissime cascine abbandonate, così come molti casali e i proprietari terrieri hanno sentito l’esigenza di denunciare questa situazione». In questo caso, comunque, non esiste un censimento vero e proprio su questi insediamenti. Ecco perché la Coldiretti propone di istituire un numero verde, dove gli imprenditori agricoli possano segnalare gli insediamenti abusivi presenti nei loro terreni senza che ciò costituisca formale denuncia.Il Messaggero, di ELENA CERAVOLO e ELENA PANARELLA)

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