21 ottobre 2017

Caso Don Conti, il vescovo:

IL VESCOVO – «Non ho informato il Vaticano e la Congregazione per la dottrina della fede – si è difeso il vescovo – perché non ritenevo sufficienti gli elementi raccolti e non ho denunciato i fatti all’autorità giudiziaria italiana perché non conoscevo l’iter da seguire». Al termine della sua deposizione gli avvocati Nino Marazzita e Fabrizio Gallo, difensori dei ragazzi molestati, hanno chiesto che gli atti siano trasmessi alla Procura perché il vescovo risponda di concorso esterno in atti di pedofilia e di favoreggiamento. Venerdì i due legali delle parti offese presenteranno una formale denuncia alla Procura. Dall’interrogatorio di monsignor Reali avvenuto davanti ai giudici della VI sezione del Tribunale penale è emerso che dieci persone si rivolsero al vescovo per segnalare il comportamento anomalo di don Conti. Ma nessun provvedimento fu preso nei riguardi del religioso.
TESTIMONIANZE
– L’udienza di giovedì è iniziata con la testimonianza di un altro religioso, don Claudio Brichetto che fu vicario di don Conti e che fu poi allontanato dalla parrocchia. Fu lui a denunciare i fatti ai carabinieri e da questa sua iniziativa si è sviluppata l’inchiesta affidata al pubblico ministero Francesco Scavo. «Io stesso ho visto don Ruggero toccare un ragazzo all’inguine durante la confessione», ha detto l’ex viceparroco. La difesa gli ha contestato di non avere un carattere facile: tre trasferimenti di parrocchie in sei anni. Il clou è stata subito dopo la deposizione di Monsignor Reali. Il vescovo si è difeso cercando di ricostruire la vicenda cominciando dalla conoscenza con don Conti risalente al 2000. Secondo il vescovo fu proprio Conti ad informarlo, nel 2006, in occasione di una festa patronale, delle voci che giravano sul suo conto. Secondo il parroco erano voci malevole nei suoi riguardi a causa dei suoi atteggiamenti espansivi. Don Conti avrebbe avanzato anche il sospetto che ad alimentare le voci potesse essere stato il vicario don Claudio Brichetto.
«PERCHÈ NON INTERVENNE?»
– Al vescovo è stato però contestato che furono ben dieci le persone che si rivolsero a lui segnalando «anomalie» nel comportamento di don Ruggero Conti. Perché non fu dato preso a queste segnalazioni, alcune delle quali provenienti da ragazzi che avrebbero ricevuto le attenzioni del prete? «Incontrai don Ruggero più volte e gli feci alcune raccomandazioni – ha spiegato il vescovo- Gli dissi di dedicarsi di più alla spiritualità, di avere un atteggiamento più prudente, di essere meno espansivo e di non accogliere ragazzi in casa». Ma non le è venuto in mente che altri ragazzi avrebbero potuto subire abusi, gli ha chiesto il Pm Francesco Scavo. «Ho cercato di fare quello che potevo – ha replicato il prelato – sul tavolo di un vescovo arrivano tante lettere. La mia diocesi è grande: conta circa cinquecentomila persone, cento preti e 55 parrocchie». Poi monsignor Reali ha rivelato però di avere avuto un incontro, dopo l’arresto di Don Ruggero, con monsignor Gallo di Legnano: «Mi riferì che si sentiva in colpa per non aver denunciato quanto gli fu detto molti anni fa da un ragazzo che gli aveva riferito di abusi subiti da don Ruggero».
«FAVOREGGIAMENTO»
– Al termine della lunga deposizione gli avvocati Marazzita e Gallo hanno chiesto alla Procura di «procedere nei confronti di monsignor Gino Reali per i favoreggiamento e concorso esterno nei reati di pedofilia compiuti tra il 2002 e il 2006 da don Ruggero Conti, per non aver impedito un reato e una condotta che era suo dovere interrompere al fine di arricchire economicamente la parrocchia in relazione all’ampliamento dell’oratorio». I due penalisti hanno chiesto in particolare al tribunale di inviare gli atti alla procura perché proceda per le contestazioni formulate, in relazione alle quali è stata annunciata una denuncia. Gli avvocati chiedono anche che si proceda per il reato di favoreggiamento.
(Paolo Brogi, Corriere della Sera)

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