19 settembre 2017

Concorrenza sleale, Coca Cola perde contro Bernabei

Coca Cola

Davide ha sconfitto Golia. La Bernabei Liquori srl (con un fatturato da 40 milioni di euro l’anno) ha vinto una causa civile contro Coca Cola (che fattura un milardo solo in Italia). Secondo i giudici della prima sezione della Corte d’appello di Roma, la società italiana di imbottigliamento della bevanda più famosa al mondo ha commesso atti di concorrenza sleale nei confronti della storica azienda romana di vinai trasteverini. Per questo motivo Coca Cola Hbc Italia srl è stata codannata a pagare 50 mila euro a Bernabei come risarcimento per il danno da lesione dell’immagine.
A partire dal 2005 il produttore-imbottigliatore del gruppo Coca Cola per l’Italia ha avviato un’attività diretta di distribuzione dei propri prodotti agli esercenti al dettaglio (in particolare bar, ristoranti e alberghi), facendo leva sulla posizione di indiscusso predominio che esercita sul mercato delle bibite analcoliche gassate. Nell’ottobre 2006 Bernabei Liquori ha citato in giudizio davanti al Tribunale di Roma Coca Cola Hbc Italia, sostenendo che quest’ultima avesse «intrapreso presso i punti vendita un’intensa e sistematica attività di sviamento in proprio favore, finalizzata ad assicurarsi in via esclusiva la distribuzione di tutta la gamma dei suoi prodotti, e neutralizzando, con mezzi sleali e illeciti, ogni possibilità di concorrenza».
In primo luogo, il colosso avrebbe acqusito dall’azienda romana un elenco dettagliato dei suoi migliori clienti, con indicazioni sui rispettivi volumi d’affari. Poi, avrebbe attuato «una politica dei prezzi e degli sconti predatoria e discriminatoria – si legge nell’atto di citazione – praticando agli esercizi al dettaglio prezzi più bassi di quelli praticati al grossista-distributore, offrendo merce a titolo gratuito e subordinando la concessione degli sconti di fine anno e di frigo-vetrine, impianti per la spillatura, arredi per bar e altri gadget, alla condizione che il punto vendita si avvalesse in via esclusiva della distribuzione offerta dal gruppo».
Ma c’è di più, secondo Bernabei, Coca Cola avrebbe praticato anche un’attività di denigrazione e ostruzionismo della propria ditta. Alcuni commercianti hanno spiegato davanti alla Corte d’appello che gli agenti di Coca Cola si presentavano presso i loro esercizi riferendo che Bernabei praticava prezzi superiori ad altri fornitori e che di lì a poco gli sarebbe stata revocata la “concessione” per la distribuzione del marchio.
In primo grado, con sentenza del primo giugno 2010, il giudice ha rigettato tutte le domande dei vinai trasteverini, a cui si era associata la Federazione italiana dei grossisti di bevande Italgrob. In secondo grado le strade dei due ricorrenti si sono divise: Italgrob ha raggiunto un accordo extragiudiziale con il produttore-imbottigliatore italiano di Coca Cola, mentre Bernabei ha continuato da solo la sua battaglia contro il colosso americano, riuscendo a spuntare un’incredibile vittoria. «Coca Cola Hbc, detentore di posizione dominante – si legge nella sentenza della Corte d’appello pubblicata lo scorso 20 gennaio – ha commesso atti di concorrenza sleale attraverso la formulazione in favore di commercianti, clienti di Bernabei, delle indicate condizioni contrattuali di particolare vantaggio, subordinandole al rifornimento in via esclusiva presso di essa e accompagnandole con condotte denigratorie della reputazione commerciale di Bernabei».
«Non è la vittoria della Bernabei, ma di tutti i distributori italiani decimati da una politica ingerente delle multinazionali con le quali non possiamo competere – commenta Silvio Bernabei, il maggiore dei tre fratelli che gestiscono l’omonima azienda – Fino al decennio scorso il nostro settore era contraddistinto da una concorrenza sana, stimolante e premiante per il consumatore. Oggi invece siamo tutti alla “canna del gas”, a causa di politiche concorrenziali insostenibili anche per un’azienda di grandi dimensioni come la nostra. Immaginate per il piccolo distributore».
L’azienda ha presentato nel 2006 un esposto all’Autorità garante della concorrenza e del mercato, finora rimasto senza risposta, segnalando la politica aggressiva di prezzi attuata da Coca Cola Hbc Italia, che non produce nessun vantaggio sul consumatore finale, ma che si ripercuote negativamente sulla categoria dei distributori all’ingrosso e delle altre ditte di bevande. Il gruppo Coca Cola, infatti, non vende solo l’omonima bibita, ma anche alcuni energy drink e succhi di frutta. Recentemente si è allargata anche al mercato delle acque minerali, acquisendo i marchi Lilia, Sveva e Vivien. A distanza di 10 anni, l’Antitrust ancora non si è pronunciata.

Il Tempo – Valeria Di Corrado

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