22 settembre 2017

E’ la storia di una professoressa, la nostra prof dell’istituto tecnico agrario di Maccarese, Luisa Panattoni, malata di sclerosi multipla. Poiché non vuole che la sua condizione costituisca il polo attorno al quale vivere la sua esistenza, il suo desiderio è di continuare a lavorare, ma questa scelta si è rivelata una corsa ad ostacoli che le ha procurato innumerevoli, dolorose e invisibili ferite. COSA LA SPINGE A FARE QUEST’INTERVISTA? “Per prima cosa parlo come iscritta all’associazione Luca Coscioni di Roma che  porta avanti come obbiettivo principale quello di promuovere la libertà di ricerca scientifica. E’ stata una scelta meditata; non voglio sfruttare la mia storia per risolvere i problemi personali, ma aiutare le persone che hanno ricominciato a vivere una vita normale e a realizzare i propri sogni. Potrei usare il mio percorso per dare delle indicazioni, insomma, andare un po’ oltre.Ho continuato a lavorare nonostante tutto, ma permettetemi di polemizzare un po’: la legge numero 68 del 1999, che dovrebbe facilitare i disabili in ambito lavorativo, è una legge importante, certo, ma spesso solo sulla carta; in realtà non tiene conto delle nostre difficoltà quotidiane. Il problema più grande è l’impossibilità di raggiungere il posto di lavoro: ad esempio, apprezzo molto il servizio dei bus che ci offre il comune di Roma, ma non serve a chi lavora fuori comune; e siccome le cose semplici a me non sono mai piaciute, lavoro in una scuola fuori comune.Perciò mi chiedo: io, dipendente pubblico, disabile ma ancora appassionata, posso continuare a dare il mio contributo così come oggi ci viene richiesto? Oltre a questo c’è la difficoltà di reperire personale che possa offrire un’assistenza adeguata, c’è la necessità di rintracciare, oltre che di coordinare e preparare, persone in grado di fornire assistenza. Sarebbe opportuno allora poter fare riferimento ad una banca dati, per avere la possibilità di accedere con facilità a queste informazioni, per  noi vitali.”Noi studenti comprendiamo e condividiamo queste istanze; conosciamo e apprezziamo la professionalità della nostra insegnante, perciò facciamo nostre le richieste della prof;  chiediamo quindi al comune di Fiumicino che possa essere attivata una rete di servizi che faciliti lo spostamento di lavoratori che, seppur disabili, hanno molto da dare.  ESISTONO NEL COMUNE DI ROMA DELLE COMMISSIONI CHE CURANO QUESTI ASPETTI? “Ci sono vari uffici referenti di esigenze locali.”  QUESTI UFFICI VI SONO  REALMENTE UTILI? ASCOLTANO I SINGOLI  INDIVIDUI? “Alla fine ti ritrovi chiuso nella tua realtà e la gestisci come puoi.”COSA SI ASPETTA DA QUEST’INTERIVISTA, E COSA VORREBBE TROVARE IL GIORNO DOPO DELLA SUA PUBBLICAZIONE? “Che il discorso sulle disabilità non rimanga relegato come problema delle singole persone che ne soffrono, ma che venga visto come una ricchezza. Per far sì che questo accada c’è bisogno di molto lavoro individuale. Purtroppo la disabilità fa paura ai “normali”. Vorrei che fosse chiaro che non parlo solo per me.” E’ VERO, PERO’ A NOI INTERESSA LA SUA SITUAZIONE IN PARTICOLARE.“Io tra l’altro sono molto critica nei confronti di certe posizioni dogmatiche che non hanno nulla a che vedere con il progredire della ricerca. Se l’uomo è uomo deve avere l’opportunità di migliorare e migliorarsi, questo anche attraverso la scienza.”C’E’ STATA UN’OCCASIONE IN CUI HA POTUTO DAR VOCE ALLE SUE RICHIESTE? “Tempo fa l’Ass. Coscioni ha raccolto circa 1200 firme rivolte all’attenzione del sindaco di Roma su alcune tematiche relative al trasporto e la viabilità: dai contrassegni per parcheggi destinati anche ai malati mentali, all’assistenza diretta e indiretta, all’ accesso alle biblioteche comunali. Eravamo andati in delegazione a consegnarli agli uffici preposti, ma subito si è creato un po’ di caos, perché in due eravamo carrozzati e dovevamo raggiungere i piani superiori. Trovato finalmente l’ascensore adatto, abbiamo dovuto fare un paio d’ore di attesa e, sebbene avessimo sollecitato telefonicamente il direttore di protocollo, non abbiamo avuto il piacere di incontrarlo”. COSA SIGNIFICA DIPENDERE COSI’ TANTO DAGLI ALTRI? “E’ una rinuncia alla libertà che ti provoca talmente tante ferite…….” Gli occhi dietro agli occhiali  si fanno più liquidi. Interviene la prof Donisi.HAI DOVUTO IMPARARE A RINUNCIARE, AD ABBANDONARE UN PO’ DI CONTROLLO SU TUTTO QUELLO CHE AVVIENE, IMMAGINO. “Ti accontenti più facilmente di quello che capita, è una buona approssimazione”.IN COSA TI HA ARRICCHITO QUESTA TUA CONDIZIONE? “Probabilmente ha smussato tanti angoli della mia personalità. Mi definisco una principessa; una volta un mio collega mi chiamò così e l’idea non mi è mai dispiaciuta!”POTREMMO DIRE CHE IN QUESTO SENSO NE HAI GUADAGNATO?“Credo di sì. Alle volte per stare dietro alla forma rinunci al contenuto e all’autenticità dell’esistenza.” (LUISA BORGO progetto ALTERECO). Per chi volesse contattare direttamente la nostra prof lasciamo qui il suo indirizzo di posta (sircorin@tin.it) nonché quello dell’associazione Luca Coscioni ( www.lucacoscioni.it)

Pubblicità

Newsletter

Archivio Articoli