22 settembre 2017

Don Jos

Don Josè Poveda Sanchez, il loro parroco fino all’ottobre del 2005, è indagato per violenza sessuale aggravata e per detenzione di materiale pedopornografico. C’è persino chi racconta che a volerlo lontano da questa frazione del comune di Fiumicino siano state proprio mamme e nonne dei ragazzi oggetto di quelle sue attenzioni nel periodo in cui il prelato spagnolo guidava la parrocchia di Nostra Signora di Fatima. Malgrado a suo carico per il momento ci siano solo dei sospetti – si parla di abusi su quattro ragazzi che all’epoca dei fatti avevano 11 anni – per tanti degli abitanti di Aranova sapere quel parroco lontano dai loro figli e soprattutto apprendere delle indagini della Procura della Repubblica è una buona notizia. «Quelle voci le conoscevano tutti – afferma Francesco P. operaio – Hanno iniziato a circolare appena è arrivato. Le avevamo sentite anche far i suoi parrocchiani di Cerveteri e Maccarese». «Erano voci – conferma Miriam che gestisce l’unica edicola della zona – ma insistenti. Si parlava di sms strani e di lettere inviati ai ragazzi con un linguaggio poco adatto a un prete». «Ci risulta – si unisce al coro anche un tabaccaio – che siano state le famiglie di quei bambini a chiedere aiuto al vescovo». Ad alimentare la diffidenza di molti in zona sarebbe stata la frequentazione del parroco, trasferito lontano da Aranova già da tre anni per volontà del vescovo Gino Reali, con un ragazzino di 14 anni a cui don Josè pare desse ospitalità in parrocchia. «Quando chiedevamo chi fosse – racconta un uomo, G.O., che preferisce non rendere pubblico il suo nome – rispondeva che si trattava del figlio di una famiglia bisognosa di Cerveteri. Abbiamo fatto tante volte colazione insieme la bar, lo ha portato anche a pranzo a casa mia una volta. Stava sempre con lui». Don Josè Poveda Sanchez, oggi quarantottenne, è stato assegnato alla parrocchia di Nostra Signora di Fatima nel 2002 sostituendo don Antonio rimasto ad Aranova per 13 anni e di cui tutti conservano ancora un caro ricordo. Un percorso diverso quello di don Josè arrivato da Cerveteri, passando per Maccarese. Trasferito dal vescovo ora è tornato nella sua terra d’origine. Attualmente è parroco della chiesa Nuestra Signora de la Estrella a Belmonte de Taco, vicino Madrid.
«Non lo conosco – afferma don Michele, attuale parroco di Nostra Signora di Fatima mentre, finita di celebrare la messa nella giornata dei Santi si sbriga a raggiungere il cimitero dove è atteso da molti fedeli per un’altra funzione – E’ necessario adoperare prudenza nell’esprimere giudizi. Nessuno è mai venuto in chiesa a raccontare fatti concreti. Quello che è arrivato alle mie orecchie sono voci, le stesse di cui si parla ad Aranova. Mi rifaccio al messaggio del Papa dicendo che se ha sbagliato deve pagare. Atti di questo tipo tradirebbero Dio, la fede, il sacerdozio e le giovani vittime».
«Abbiamo fatto il catechismo con lui quando era a Maccarese – raccontano Federico e Mirko, 24 e 28 anni, sbalorditi per quelle accuse a don Josè – Siamo stati anche fuori in campeggio una settimana insieme ma con noi si è sempre comportato bene. Anzi era bravissimo». (di MARA AZZARELLI, Il Messaggero).

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