21 settembre 2017

Erosione, a Focene barriere fai da te

Focene erosione pennelli k

Erosione fai da te, dalle parole ai fatti. Tre stabilimenti di Focene, Baraonda, Arcobaleno e Lido di Focene, entro pochi giorni a loro spese, inizieranno i lavori per sistemare le scogliere protettive. Barriere realizzate tra il 2004 e il 2012 formate da «pennelli» perpendicolari alla costa con frangiflutti paralleli a formare delle specie di vasche protettive. Un sistema che in breve tempo ha mostrato tutti i suoi limiti visto che le barriere hanno avuto importanti cedimenti strutturali, tanto che si è tornati alle condizioni erosive di partenza. Costringendo i gestori degli stabilimenti a correre ai ripari per garantire ai bagnanti un minimo di spiaggia. E vista la cronica mancanza di fondi da parte della Regione Lazio, finanziando direttamente le opere di sistemazione della scogliera. «Con un braccio meccanico si provvederà a ripristinare le parti sprofondate – spiega uno dei gestori – verranno depositati dei massi in modo da poter ricreare lo stesso livello di protezione». I lavori dureranno per tutte e tre gli stabilimenti circa un mese, con un costo finale che si avvicina ai 100 mila euro.
Se in tante località costiere colpite dall’erosione sono state lanciate proposte di intervento diretto da parte dei privati, quella di Focene è una delle prime sperimentazioni a partire e considerato il livello della proposta potrebbe fare da apripista nel settore assumendo il ruolo di vero proprio progetto pilota.
«Per fronteggiare l’emergenza Federbalneari Fiumicino, in collaborazione con gli sponsor Nestlè e Reale 1953, ha deciso di presentare il progetto per la manutenzione delle aree più a rischio – spiega Sarah Lollini, presidente dell’associazione – sono stati individuati nove punti critici per Focene in prossimità delle concessioni di: Malibù beach, Havana Beach, Buena Onda, Arcobaleno, Ultima Spiaggia, Baraonda, Lido di  Focene, Onda Blu e Gabbiano Bianco. Il costo totale per la realizzazione di tutto l’intervento sulle scogliere è di circa 570.000 euro. Ma poiché l’ente preposto alla salvaguardia, la Regione Lazio, non dispone delle somme necessarie, il costo viene diviso direttamente dai titolari delle concessioni. Per il momento siamo partiti da questi primi tre, poi seguirà chi vuole partecipare».
E i fondi non sono stati l’unico ostacolo per arrivare all’esecuzione dei lavori, le autorizzazioni erano complesse, vista l’area demaniale e la committenza privata, in questo la Direzione regionale difesa del suolo, la Capitaneria di Porto di Roma e l’amministrazione comunale, si sono impegnate per rilasciare tutti i nullaosta necessari.

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