18 ottobre 2017

Fiori per Alessandro, la Procura sequestra le carte al Comune

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I fiori delle maestre
Dopo la lettera pubblicata ieri da parte della classe I L di Fregene frequentata da Alessandro, anche l’asilo nido di Maccarese “L’Isola che non c’è” ha voluto ricordare il bambino con un mazzo di fiori adagiato accanto alla sponda del canale dove ha mosso gli ultimi passi: “Avremmo voluto fare di più ma non ci siamo riusciti… Le nostre mani hanno fatto il possibile ma forse avrebbero dovuto fare l’impossibile. Avremmo voluto che il tuo cuore tornasse a battere forte come forte hanno battuto i nostri cuori con la speranza di riuscire a rivedere ancora una volta i tuoi occhi e il tuo sorriso immenso e infinito”, hanno scritto le educatrici che erano intervenute per cercare di rianimarlo.

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L’inchiesta della Procura
Intanto la Procura di Civitavecchia ha aperto un’inchiesta sulla morte del piccolo. È il sostituto procuratore Alessandra D’Amore a dover far luce sulla sua morte. Oggi al Verano dovrebbe svolgersi l’autopsia che dovrà chiarire se le ferite al volto che aveva il bambino sono compatibili, come sembra, con la caduta nel canale. Intanto ieri il magistrato ha disposto il sequestro di tutti gli atti che riguardano la vita scolastica del bambino. Documenti conservati ai Servizi sociali del Comune, alla scuola Marchiafava di Maccarese, dove Alessandro era stato fino alla quarta elementare, e alla scuola di Fregene dove ha frequentato la quinta elementare e ora aveva iniziato la prima media.

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La segnalazione al Tribunale
A scuola, visti i problemi cognitivi di cui Alessandro soffriva, veniva seguito da un’insegnante di sostegno e da un’Assistente educatrice culturale. Proprio questi ultimi avrebbero evidenziato la necessità di far seguire meglio il bambino tanto è vero che dai Servizi sociali era partita nel febbraio del 2015 una segnalazione al Tribunale di Civitavecchia. “Il nostro Servizio sociale aveva presentato un’istanza al Tribunale dei Minori per sentire le parti ed eventualmente adottare provvedimenti – ha dichiarato il sindaco Esterino Montino – C’era stata una prima udienza nel settembre 2015 mentre un’altra era fissata per il prossimo 10 ottobre”.

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La pressione sulla madre
L’avvocato della mamma Simona, Paola Chiovelli, ha smentito al Corriere della Sera che i genitori facessero uso di droga: “Sua mamma le ha provate tutte per aiutarlo. Altro che droga! La signora non ha mai fatto uso di droga in vita sua e di sicuro il bambino non ha mai assistito alle scene di cui si parla – ha ribadito il legale – Negli ultimi tempi gli aveva messo vicino pure un cagnolino. Poi l’aveva iscritto a un corso di equitazione e a una squadra di rugby”.
Una madre che era rimasta sola, visto che era separata dal marito, in una situazione difficile e che ora oltre ad aver perso tragicamente il figlio dovrà sopportare tutto il cumulo di fango che le sta arrivando addosso. Un’esperienza difficile, forse impossibile da sopportare per qualsiasi essere umano.

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