24 settembre 2017

Fregene piange Carlo Lizzani

Aveva 91 anni. Alcuni passanti si sono accorti del corpo, hanno chiamato un’ambulanza, ma ormai non c’era più nulla da fare e dopo pochi minuti Lizzani è spirato. Sul posto sono intervenute le forze dell’ordine. Dalle prime indiscrezioni sembra che Lizzani fosse depresso a causa della malattia della moglie ed aveva lui stesso problemi di salute. Il regista, come confermato dai figli, era assistito da una badante. Lizzani era uno di quei cineasti del dopoguerra italiano che aveva lavorato per decenni alla rinascita del mondo cinematografico italiano, attraversando il neorealismo agli albori, e poi intraprendendo una sua personalissima carriera fatta di cinema di genere con pellicole western, polizieschi e storici. E aveva un amore particolare verso Fregene.

 
Ecco l’articolo pubblicato sul numero di Qui Fregene del giugno 2009:

È stato ospite dell’associazione culturale “L’albero” di Maccarese al termine della rassegna cinematografica dedicata alla sua produzione. E al Centro Civico, prima della proiezione del film “Cronache di poveri amanti” Carlo Lizzani ha risposto volentieri a qualche domanda. Subito gli sono tornati alla mente gli anni passati a Fregene. “Ci misi piede per la prima volta nel 1957 – ricorda emozionato – e ci sono rimasto per quindici anni”. Molti dei suoi film sono nati proprio qui, dove la pace e la tranquillità lo hanno aiutato a trovare la giusta ispirazione. “Avevo una casa in affitto a via Portofino e spesso andavo all’Albos, mentre ho frequentato meno il Villaggio dei Pescatori”. Carlo Lizzani, nato a Roma il 3 aprile 1922, regista, sceneggiatore, attore e produttore cinematografico, porterà per sempre i ricordi intensi di Fregene. “Ancora oggi – dice con la voce tremante il regista – quando faccio rientro a Roma in aereo, in fase di atterraggio cerco di sbirciare per vedere la spiaggia di Fregene. E la resto a guardare perché è legata al mio cuore”.
Eppure ormai sono anni che non viene a respirare la brezza marina, da quando non ci sono più i suoi amici. “Ero solito frequentare – racconta – le case di personaggi come Solinas e Gillo Pontecorvo, dove c’erano anche altri nomi importanti del cinema di quel tempo”. Un cinema che ha sempre cercato di trasmettere i reali valori della vita. “E fino agli anni ’70 – fa notare Lizzani – il cinema italiano è riuscito in questo intento. Oggi invece ha perso il 90% del suo pubblico; questo perché con l’avvento della televisione c’è una tendenza diversa. E il modello televisivo ha preso il sopravvento anche per la crisi che sta investendo il nostro paese”. Una crisi che non sembra toccare le imprese costruttrici, come quella che ha realizzato dei villini dove un tempo sorgeva la storica villa di Federico Fellini. “In quella dimora – dice con commozione mista a rabbia il regista – ho trascorso tantissime serate. Capisco che forse non sarebbe mai potuto diventare un monumento nazionale per la necessità di nuovi alloggi, visto anche che la località è una delle mete più ambite per la presenza dal mare, però solo immaginare che adesso non esiste più mi fa male”. Fin dal primo film, eccetto qualche divagazione, critica la società del tempo come i suoi colleghi Rosi e Damiani. Cura la regia di Cronache di poveri amanti (1953) con Marcello Mastroianni, tratto liberamente dal romanzo omonimo di Vasco Pratolini del 1947. Il suo ultimo capolavoro è il film “Hotel Meina” del 2007. Nello stesso anno ha ottenuto il Premio Speciale David di Donatello alla carriera. È Tutor del Corso di Filmmaker dell’Accademia Act Multimedia a Cinecittà a Roma. “La mia vita non è stata asservita al cinema- conclude Lizzani – ma mi sono servito del cinema per conoscere il mondo”. (di Francesco Camillo)

Pubblicità

Newsletter

Archivio Articoli