22 ottobre 2017

Gemina-Adr in pressing per il nuovo piano tariffario

L’aspettativa per la firma entro l’autunno, dopo dieci anni di attesa, di un nuovo contratto di programma che definisca l’entità degli aumenti tariffari fino alla scadenza della concessione comincia a rafforzarsi. Ma a rinvigorire l’ottimismo delle case d’investimento come Cheuvreux, che ha alzato il target price a 0,8 euro, ci sono anche altri segnali: la ripresa del traffico nel primo trimestre sopra le attese (+7,5%) e al di sopra delle media europea, il completamento del turnaroud di Alitalia e il rafforzamento del dollaro che potrebbe riportare il turismo Usa nella capitale.
In verità anche la famiglia Benetton, azionista di riferimento di Gemina-Adr, ha sinora contato sul fatto che il contratto di programma sarebbe arrivato entro fine 2010, in modo tale da far scattare gli aumenti tariffari dal gennaio successivo. E sulla base di questa prospettiva ha convinto Changi, l’aeroporto di Singapore, a entrare nel capitale della holding. Ma adesso che il tempo comincia a stringere, i timori che l’atteso risultato possa sfuggire tra le dita si fanno più consistenti. Changi, dal canto suo, si sta convincendo che le difficoltà di Adr siano strutturali, vista l’impossibilità di riuscire a investire. Adr aveva cominciato l’anno di buon passo prevedendo investimenti nel 2010 per circa 140 milioni: si aspettava infatti l’entrata in vigore dell’aumento-ponte da 3 euro a passeggero. Ma il decreto autorizzativo giace in attesa di firma presso il ministero dell’Economia da mesi e su quell’aumento ormai sono state perse le speranze. Per questo il vertice della società, al giro di boa della semestrale che sarà approvata ai primi di agosto, sta valutando di ridurre gli investimenti a 100 milioni o meno per quest’anno.
Gli sforzi si concentrano ora sul contratto di programma, in via di negoziazione con Enac, nel quale potrebbe essere riassorbito l’aumento-ponte saltato. Ma è proprio qui che l’ingranaggio si inceppa ancora una volta: il presidente dell’Autorità, Vito Riggio, deve procedere suo malgrado a firmare un contratto in deroga alle regole Cipe, come stabilito per legge l’estate scorsa. Ha cercato di ottenere prima un regolamento “quadro” dal ministero per le Infrastrutture, ma Altero Matteoli ha rispedito le sue richieste al mittente. Adr ha messo sul piatto la rivendicazione di tariffe tali da sostenere investimenti da 3,6 miliardi in 10 anni. Per calmierare i rincari nell’arco del decennio, Adr ha tentato di sposare in avanti nel tempo l’avvio della prima fase dell’espansione a Nord dello scalo di Fiumicino rinviandolo a dopo il 2020; Riggio ha puntato i piedi e ha preteso che nel 2020 di quella prima fase fosse invece previsto il completamento. Adr ha rivisto il piano, ma l’accelerazione delle opere comporterà aumenti tariffari più consistenti con cui l’Autorità dovrà fare i conti. Ma soprattutto Adr chiede che nel contratto siano previsti periodi regolatori lunghi, e cioè che i meccanismi degli adeguamenti non siano posti a revisione ogni 5 anni, come prevede la delibera Cipe. E qui la dialettica con l’Autorità si fa difficile. Il trascorrere dei mesi non gioca a favore della società. Il peso del debito, seppure ridotto nei mesi scorsi, continua a farsi sentire. Gli analisti guardano con preoccupazione al fatto che già a settembre Gemina-Adr dovrà accantonare 45 milioni per garantire la copertura di una linea di credito da 170 milioni in scadenza nel 2012. Cheuvreux ha elaborato due scenari: in caso di approvazione del contratto, la versione più prudenziale vede un aumento del 10% delle tariffe, con un incremento nel 2011 dell’Ebitda di 35 milioni a quota 290 milioni. Questo sosterrebbe un ritmo di investimenti da 150-200 milioni all’anno, accompagnato dall’aumento di capitale da 500 milioni promesso dai Benetton. La mancata approvazione delle tariffe, invece, metterebbe già a fine 2010 in tensione l’equilibrio finanziario del gruppo, per cui gli investimenti dovrebbero essere tagliati a meno di 80 milioni nel 2011.

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