23 settembre 2017

Il caso Valentina Sokic, imputazione di omicidio ai medici

Il caso Valentina Sokic, imputazione di omicidio ai medici

Era l’11 settembre del 2009, Valentina Sokic muore durante un trapianto di fegato all’ospedale Bambino Gesù di Roma, aveva 14 anni.
La famiglia che abita da tanti anni a Fregene comincia la sua battaglia, troppe cose non tornano nel racconto dei medici. Ieri sulla prima pagina del Corriere della Sera di Roma appare la notizia: “Il Gip ha disposto l’imputazione coatta per la sua morte con accuse terribili di omicidio, occultamento di cadavere, falso processuale, omesso referto, indagato il luminare Jean De Ville De Goyet”.
Non servirà a riportare in vita Valentina ai suoi cari, la mamma Elena, il padre Simone, la sorella Marta, distrutti dal dolore, ma almeno a ristabilire la verità su quella terribile giornata dopo 5 anni di buio.

Pubblichiamo l’articolo del Corriere della Sera di Ilaria Sacchettoni:

Corriere cronaca ok

SANITÀ ED ERRORI CLINICI

«Imputazione di omicidio ai medici»
La piccola, croata, era deceduta dopo 5 ore sotto i ferri al Bambino Gesù, nel 2009. Il gip respinge la richiesta di archiviazione e «bacchetta» pm e sanitari. Sospetti di occultamento di cadavere e depistaggio dell’autorità giudiziaria

di Ilaria Sacchettoni

ROMA – Una seconda operazione per coprire gli errori della prima. Sospetti di occultamento e distruzione di cadavere e di depistaggio dell’autorità giudiziaria. Un’inchiesta con una «ricostruzione dei fatti, non operata nelle indagini preliminari, ove si è deciso di dare pieno credito ad ogni verbo pronunciato dagli imputati», una equipe del Bambino Gesù, la struttura del Vaticano. Parla chiaro l’ordinanza con la quale, il 31 ottobre scorso, il gip ha respinto la richiesta di archiviazione dell’indagine sulla morte di Valentina Sokic, una bambina croata di 14 anni deceduta nel 2009 per un trapianto di fegato.

«Riformulare le imputazioni per 2 chirurghi»
Il magistrato ha ordinato al pm di riformulare le imputazioni nei confronti dei due chirurghi Jean De Ville De Goyet (un luminare nel campo dei trapianti) e Fabrizio Gennari, più altri tre, fra cui il primario di Terapia intensiva dell’ospedale al Gianicolo. Brevemente: nel 2009 Valentina Sokic muore dopo oltre 5 ore sotto i ferri e 2 interventi. A decesso avvenuto, i resti, sigillati, vengono trasferiti in Albania. Nella prima operazione De Goyet delega, acconsentendo che «un intervento particolarmente complesso fosse compiuto non da lui personalmente ma da un diverso operatore chirurgico, peraltro non idoneo in ragione della complessità dell’intervento». Interviene un’emorragia, si decide un secondo intervento, che verrà spiegato con l’esigenza di predisporre un nuovo trapianto avendo avuto la disponibilità di un donatore.

Quel secondo fegato reperito «al volo»
Ma il gip osserva: «Se per fare il primo dei trapianti era stata eseguita una trafila di accertamenti medici per selezionare a ragion veduta il donatore sulla base di una serie di criteri, ora davvero si vuol far credere che, all’aggravarsi irreversibile delle cliniche condizioni della bimba, era stato prontamente reperito un secondo fegato compatibile e utile proveniente da altro donatore selezionato?». È solo una delle obiezioni all’archiviazione di una vicenda in cui tutte le procedure, inclusa quella «attraverso la quale ci si è liberati del corpo della bambina», appaiono contrassegnate da «anomalie».

«Fatti inquietanti e omissioni»
«Il quadro di insieme è inquietante, allarmante, legittimo il sospetto, il mero sospetto dell’organo di accusa di sottrarsi al principio dell’obbligatorietà dell’azione penale», incalza il giudice. Visto «lo svolgimento inquietante dei fatti» il magistrato invita perciò la procura a riformulare le imputazioni. Contestando a Gennari e a De Goyet i reati di «omicidio colposo, omicidio preterintenzionale, frode processuale e distruzione di cadavere». Di quest’ultimo reato è accusato anche il primario Antonio Villani che, fra l’altro, avrebbe omesso «di riferire i fatti all’autorità giudiziaria». Contestazione distruzione di cadavere anche per i due medici Francesco Callea e Paola Francalanci che hanno eseguito l’autopsia. «La consulenza del pubblico ministero e una perizia del giudice durante l’incidente probatorio avevano escluso la responsabilità dei medici. Abbiamo fiducia che la nuova imputazione creativa sia ricondotta nel solco del diritto dal giudice per l’udienza preliminare» commenta l’avvocato dei medici del Bambin Gesù, Gaetano Scalise.

20 novembre 2014 | 10:49

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