19 ottobre 2017

Il libro “Ciak si vola”, la storia dell’aeroporto raccontata dal cinema

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L’aeroporto è il luogo dove inizia o dove finisce un’emozione. Il trampolino di lancio verso l’esplorazione. La tappa obbligata di chi non finisce mai di scoprire il mondo, la tecnologia, l’umanità. Chi di noi, da bambino ma anche da adulto, non ha un sussulto, un brivido, un attimo di piacere nell’entrare in un’aerostazione? Il fascino degli ampi spazi, l’aria affaccendata di passeggeri che saettano bagagli alla mano o che quasi immobili affrontano le code, il sonoro multilingue, i lunghi banconi d’accettazione, i portali della sicurezza, le luci e i profumi dei duty free, introducono al volo con una sorta di stordimento dei sensi. Che sia la paura dell’ignoto o l’ambizione di emulare Icaro, per molti il viaggio in aereo è la vertigine. E questa, come sostiene anche il cantautore, “non è paura di cadere ma voglia di volare”.

CIAK SI VOLA, scritto dal giornalista Giulio Mancini, appassionato di cinema e di storia del litorale romano (già autore di Ostia set naturale), è dedicato alla riscoperta dell’aeroporto di Fiumicino, al suo rapporto con la settimana arte che ne racconta la storia. Lo scalo della Capitale, il “Leonardo da Vinci”, il 15 gennaio prossimo spegnerà la candelina numero 55. Anche se la cerimonia d’inaugurazione si era frettolosamente svolta il 20 agosto del 1960, in effetti solo all’inizio dell’anno successivo tutte le compagnie che operavano a Ciampino venivano trasferite a Fiumicino. A questo compleanno speciale è dedicato il volume di 148 pagine ricco di foto d’epoca, di storie, di statistiche e di aneddoti. Per le città, l’aeroporto è una porta d’ingresso. Anche se un po’ tutti uguali per disposizione e logistica, per arredo e funzionalità, un po’ cattedrali laiche un po’ padiglioni fieristici, gli scali aerei introducono alla realtà del posto. Per Roma Caput Mundi, cattedra del Cristianesimo, cuore del Mediterraneo, memoria fisica dell’Impero, è il “Leonardo da Vinci” a fare da porta d’ingresso, un varco delle meraviglie affacciato sul mare, circoscritto da una cornice di verde rosicchiato a poco a poco dalla città che cresce. Da qui, dalle tre piste disegnate tra la spiaggia e le autostrade, tra la ferrovia e la foce del Tevere, Roma decolla verso il resto del mondo e accoglie la comunità dei visitatori: turisti, studenti, lavoratori sulle ali della conoscenza e dell’impegno. Una città del volo per oltre 50mila persone che vi lavorano giornalmente e per 38 milioni di passeggeri l’anno. Spazio da sogno e produzione, da suggestione e operatività, il “Leonardo da Vinci” è un luogo-non-luogo ideale per la settima arte, il cinema. “È inevitabile se si parte o si arriva per la villeggiatura, transitare per un aeroporto. E, quindi, in quasi tutti quei film in cui la storia ruota intorno al tema “vacanza”, quella location è presente” sintetizza Neri Parenti nella prefazione al CIAK SI VOLA, regista che di vacanze di successo cinematografico se ne intende, uno dei tanti direttori di film che hanno scelto Fiumicino per i loro lavori. Il libro ne documenta ben 80, con immagini tratte dalla pellicola e foto dirette dei personaggi nello scalo. Storie a volte di grande successo, altre meno, che hanno il merito di raccontare i cambiamenti del costume e del modo di vivere il viaggio in aereo, di  rappresentare le modifiche subite dall’aereoporto per rispondere sempre meglio alle mutate esigenze dei passeggeri. Uno scenario per registi del calibro di Luigi Zampa, Dino Risi, Luigi Comencini, Woody Allen, Sergio Corbucci, Michelangelo Antonioni, Mario Bava, Citto Maselli, Steno ed il figlio Carlo Vanzina, Luciano Salce e per interpreti famosi come Alberto Sordi, Carlo Verdone, Silvana Mangano, Tomas Miliam, Claudia Cardinale, Gina Lollobrigida, Shelley Winters, Telly Savalas, Bruce Lee, Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Soraya, Christian De Sica, Massimo Boldi, Senta Berger.

GLI ANEDDOTI SULLO SCALO

– Il primo scalo della Capitale è stato Ciampino (quest’anno compie il secolo di vita) e quando si è cercata un’area per un nuovo aeroporto si è pensato prima al drizzagno del Tevere a Magliana (nel 1939 Pier Luigi Nervi vi ha costruito un hangar), poi a Castel di Decima, ai terreni dove sorgerà Casal Palocco e infine alla zona di Coccia di Morto a Fiumicino.

– Nel 1948 il Ministero della Difesa che si occupava della progettazione si pose come obiettivo la costruzione dello scalo di Fiumicino in tempo per l’Anno Santo del 1950. I ritardi burocratici fecero spostare l’obiettivo alle olimpiadi di Roma 1960 ma l’aeroporto entrò in attività con voli di linea solo il 15 gennaio 1961, a olimpiadi concluse.

– Il “Leonardo da Vinci” sorge su quella che è la “porta” di Roma sin dai tempi romani: occupa il bacino del porto di Claudio (42 a.C) poi integrato nel porto di Traiano (64 d.C.) e si estende a un passo dall’Idroscalo (1919/1939).

– Nel 1994 il Ministero per i Beni e le attività culturali ha attribuito all’aerostazione del 1961 “importante carattere artistico” che ne vincola la facciata: ecco perché lo stile della struttura cresciuta intorno al nucleo originario sembra un grande puzzle architettonico.

– Nel 1994 il Ministero dei Trasporti ha realizzato uno studio per l’ampiamento in mare dello scalo di Fiumicino: la quarta pista doveva sorgere su una grossa isola davanti a Coccia di

Morto realizzata con milioni di tonnellate di rifiuti posti in enormi cassoni di cemento armato. Ovviamente non se ne fece nulla.

GLI ANEDDOTI NEI FILM

– Tra i tanti attori che hanno girato scene nello scalo di Fiumicino vanno citati Bruce Lee (L’urlo di Chen terrorizza l’occidente, 1972) che in quel film darà vita all’epico combattimento di karate con Chuck Norris nel Colosseo, e Telly Savalas (Buonasera Mrs Campbell, 1968) indimenticato Kojak della televisione.

– Nel film “Scandali nudi” (1964), più di dieci minuti di pellicola sono dedicati ad un’esibizione che all’epoca diede scandalo, appunto: dieci artiste del corpo di ballo del Casinò de Paris si esibiscono molto svestite sulla terrazza dell’aeroporto.

– L’11 settembre 2001 la troupe diretta da Neri Parenti gira all’aeroporto le scene romane del film “Natale a New York” quando alle 14,45, prima di salire sull’aereo che la porterà nella Grande Mela, arriva la notizia dell’attacco alle Torri Gemelle. Cambio programma, il cinepanettone si girerà ad Amsterdam e si intitolerà “Merry Christmas”.

– In “Fantozzi va in pensione” (1988) carrellata totale esterna sull’aerostazione Voli Nazionali di Fiumicino. In realtà gli interni con Fantozzi, Reder e Vokotic Neri Parenti li gira a Ciampino, lo scalo romano dove sarà possibile realizzare anche la scena in pista.

– Nel film francese “L’italien” (2010), il protagonista raggiunge Roma in aereo. In realtà l’aerostazione d’arrivo è uno scalo francese al quale è stata apposta sulla facciata una grande

insegna “Aeroporti di Roma”. Per rendere verosimile la scena il taxi è una Fiat Multipla bianca.

– Finzione al contrario nel film “Finchè c’è guerra c’è speranza” (1974): Sordi e gli altri protagonisti atterrano in uno sperduto aeroporto africano per il loro lavoro di commercianti d’armi ma in realtà è Fiumicino.

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