21 settembre 2017

Il mare è sporco? Class action…

Tutto ha avuto origine con l’approvazione ai primi di maggio da parte del Consiglio dei Ministri del “Codice della normativa statale in tema di ordinamento e mercato del turismo”, meglio noto come Codice del turismo, voluto dal ministro Brambilla. Che contiene un’apposita normativa riguardo la tutela del turista prevedendo tra l’altro il risarcimento per il danno morale da vacanza rovinata: “Nel caso in cui l’inadempimento o inesatta esecuzione delle prestazioni che formano oggetto del pacchetto turistico non sia di scarsa importanza – si legge nel Codice – il turista può chiedere, oltre e indipendentemente dalla risoluzione del contratto, un risarcimento del danno”. Una norma che già ha trovato la sua prima applicazione a fine luglio, quando un gruppo di 245 turisti in vacanza a Sestri Levante, riunitosi in una sorta di class action, ha citato il Comune della cittadina balneare ligure in quanto ritenutosi danneggiato dal divieto di balneazione imposto nel periodo di vacanza a causa della tracimazione nel torrente Gromolo di liquami provenienti una fogna privata, poi arrivati in mare. “Ci siamo riservati di chiedere i danni patrimoniali e non patrimoniali – ha spiegato l’avvocato Broglia in rappresentanza dei turisti – questi ultimi sono appunto il danno da vacanza rovinata ormai riconosciuto non solo dal nuovo codice del turismo. Non è un danno economico, come quello ad esempio del biglietto di ingresso di uno stabilimento balneare dove però non posso fare il bagno, ma un danno psico-fisico che comprende l’angustia provata per aver tanto aspettato una settimana di ferie e potersela poi godere solo a metà per il mare sporco”. Da parte sua il sindaco ha cercato di minimizzare l’accaduto: “Non credo che lo spirito del codice del turismo sia quello di indurre centinaia di bagnanti a far causa al Comune per un fenomeno naturale o un incidente non dovuto a incuria. Altrimenti, se entrassimo in una logica simile, nessuno ne uscirebbe vivo. Credo che il codice sia da applicare quando c’è malafede se non vere e proprie truffe”. L’ultima parola la dirà magistrato ma se passerà il principio che quando il mare è sporco per scarichi fuori controllo viene riconosciuto al turista il diritto di chiedere i danni, si aprirebbe uno scenario molto interessante. Perché se a Sestri Levante in breve tempo si sono raccolte 245 firme, quanto occorrerebbe per fare altrettanto a Fregene in casi analoghi? Seguiremo con molta attenzione questa vicenda, un precedente del genere potrebbe essere molto interessante…

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