23 ottobre 2017

Il panino si mangia fuori dalla mensa

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La comunicazione ufficiale è arrivata ieri dal dirigente dell’Area servizi al cittadino del Comune di Fiumicino Roberto Rizzi. Il quale ha inviato alle direzioni didattiche una lettera in cui si precisa che «sino a nuove eventuali disposizioni, i bambini non iscritti a mensa che consumeranno il pasto portato da casa non potranno accedere presso il refettorio». Erano state le società che gestiscono le mense delle scuole comunali, la Vivenda e la Cooperativa Solidarietà e Lavoro, a evidenziare come l’accesso ai refettori fosse consentito «solo e soltanto agli utenti regolarmente inscritti al servizio di refezione», per rischi legati alla sicurezza, visto che la copertura assicurativa decade e perché verrebbe meno «una qualsivoglia funzione educativa in una situazione in cui alcuni bambini mangiano mentre gli altri guardano». Sarebbero già una cinquantina le famiglie che hanno chiesto per i propri figli di consumare nelle scuole comunali “il panino” portato da casa invece del pranzo a pagamento in refezione. Una possibilità aperta dalla decisione della Corte di appello di Torino che a giugno ha dato ragione a un gruppo di genitori che avevano presentato il ricorso. Un assist per quelle famiglie di Fiumicino che non avevano digerito la variazione delle tariffe della refezione da settembre ancorate all’Isee e raddoppiate per i redditi più alti. Adesso la patata bollente passa nelle mani dei dirigenti scolastici che dovranno individuare spazi appositi e forse anche personale aggiuntivo per chi porta il pranzo nello zaino. «In attesa delle novità normative di competenza del legislatore nazionale che ci consentiranno di adottare un nuovo regolamento, per ora siamo obbligati a fare così – chiarisce l’assessore alla Scuola Paolo Calicchio – c’è un contratto da rispettare con le società che si sono aggiudicate il bando della refezione scolastica». Ma la questione potrebbe non essere finita qui, da un lato ci sono genitori che minacciano di rivolgersi al Codacons per ricorsi. Le scuole, poi, non sono pronte alla novità, se l’insegnante della classe va con i bambini in mensa chi resta con quelli che mangiano il panino? Infine si profila la questione del servizio, se il numero dei bambini che rifiutano il refettorio aumenta, cambiano anche le condizioni di aggiudicazione del bando. A quel punto le società potrebbero anche recedere dal contratto e allora sì che il panino diventerebbe una scelta obbligata, stavolta per tutti.

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