24 ottobre 2017

Il saluto di Don Stefano

La lettera è arrivata e in attesa di pubblicarla su Qui Fregene la anticipiamo sul portale in modo da permettere a tutti di salutarlo prima della partenza:

“Cari Parrocchiani, come ormai di certo sapete si sono compiuti per me i nove anni canonici di Ministero come Parroco di Fregene. Mi è stato chiesto per questo di scrivere qualche riga di saluto, cosa che mi accingo a fare. L’Apostolo Paolo nelle II lettera a Timoteo esorta quest’ultimo dicendo: “1) Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: 2) annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina. 3) Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, 4) Rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole. 5) Tu però vigila attentamente, sappi sopportare le sofferenze, compi la tua opera di annunziatore del vangelo, adempi il tuo ministero”. Queste parole, lo dico umilmente, hanno segnato lo spirito con cui, nonostante le mie umane fragilità, ho cercato di svolgere la mia opera fra Voi. Quando arrivai a Fregene il 9 di giugno del 2001, ero molto teso, per la prima volta avrei dovuto guidare pastoralmente una parrocchia, mi sentivo molto motivato e nello stesso tempo timoroso: avrei saputo compiere bene quanto il Signore mi avrebbe domandato? La celebrazione di insediamento fu celebrata la domenica mattina durante la santa Messa delle ore 10.30 all’Assunta, presenti il Parroco uscente, don Francesco Decio, e il Vicario Zonale, don Antonio Ghirighini, in rappresentanza del Vescovo e della Chiesa Locale: una celebrazione all’insegna della sobrietà. Ricordo ancora come dopo la Celebrazione, ricevuti i saluti dei fedeli, mi ritrovai, un po’ sorpreso e disorientato, solo in mezzo alla piazza, e come, provvidenzialmente, la buona suor Gemma invitandomi con le Suore, mi abbia dato la possibilità di pranzare anche quel giorno. I primi anni qui non furono facili: il parroco altro non è che il padre di una famiglia un po’ più allargata, composta di tutti i membri della comunità. Come ogni padre di famiglia egli si ritrova a fare i conti con i problemi quotidiani di amministrazione della casa, di lavoro, di educazione dei figli: e proprio l’educazione dei figli è forse l’impegno piu bello e nello stesso tempo piu gravoso che tocca ad un padre. Sappiamo infatti che i figli a volte sono buoni, docili generosi, diligenti, rispettosi verso i genitori, capaci di comprenderne la fatica, non limitandosi ad avanzare diritti, ma, senza fare chiasso, pronti a qualche sacrificio e rinuncia se capiscono che questo è utile per il bene di tutti… altre volte invece sono meno docili, riottosi, meno generosi e più incentrati su se stessi, non sempre rispettosi… E cosi anche in parrocchia, come in una famiglia, il parroco si ritrova quotidianamente a fare i conti con tante situazioni diverse non sempre compreso, spesso contestato, non di rado umiliato… Ciò che conta è dunque che egli si sforzi di stare vicino al Signore, sia in pace con la propria coscienza, si sforzi di cercare solo quel bene che la sua Coscienza e la Santa Chiesa gli mostra, senza lasciarsi condizionare dalle difficoltà e perseverando con costanza nella sua opera di Pastore. Questo credo di aver fatto. Anche nell’ambito amministrativo, cercando di apportare alle strutture parrocchiali quelle migliorie di cui abbisognavano senza cercare il lusso ma limitandomi a ridare decoro ed efficienza, cercando sempre di non chiedere denaro e di procurarmelo seguendo strategie pur lecite ma diverse dalla semplice questua. Ho cercato di pesare il meno possibile sulla Comunità. Sempre San Paolo nella stessa II lettera a Timoteo dice: “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede.”. Credo che queste parole esprimano bene la conclusione di questa fase del mio ministero Sacerdotale. Per questo voglio ringraziare tutti coloro che mi sono stati vicini in questa “buona battaglia” e quotidianamente mi hanno accompagnato con il loro impegno fattivo e soprattutto con la loro preghiera, non sto a fare i nomi, si sa chi sono: i Membri del Consiglio Pastorale, del Consiglio Affari Economici, le Catechiste, le Volontarie della Caritas, le Suore, l’amato Gruppo Giovani, il Coro, i Ministri Straordinari dell’Eucaristia. Ringrazio le realtà ecclesiali e i gruppi presenti in Parrocchia: l’UNITALSI,  il Movimento Apostolico, i gruppi di preghiera di Padre Pio e di Medjiugorie, il Piccolo Gregge e i Cuori Uniti di Gesù e Maria questo manipolo di bambini a me particolarmente caro, che si ritrova ogni sabato, insieme alle loro mamme, a pregare per la Parrocchia e per la Chiesa… ma un ricordo particolare e un ringraziamento carissimo va alle persone che hanno frequentato quotidianamente la Santa Messa, le mie vecchiette (e meno vecchiette) che silenziose (più o meno) e oranti (sempre) mi sono state vicine, nei momenti bui come in quelli luminosi e felici: Le nostre care Messe quotidiane, quanta pace riequilibratrice mi è stata tante volte restituita in questi momenti di intima e mistica unione con il Signore e con i fratelli e le sorelle della Comunità. Grazie a tutte e a tutti davvero di cuore! Non voglio dilungarmi ulteriormente ma, a mo’ di testamento spirituale, vorrei lasciarvi un brano di un anonimo medievale, tratto dall’Ufficio delle Letture che ogni Sacerdote è tenuto a pregare ogni giorno, penso possa servire da spunto di riflessione per la nostra vita di Battezzati e membri di una Comunità, lo sottopongo pertanto anche alla Vostra attenzione: “Il Signore ci ha dimostrato una misericordia così grande da non permettere che noi, esseri viventi, sacrificassimo a divinità morte, o che rivolgessimo loro la nostra adorazione (quanti idoli nella nostra vita di ogni giorno: amor proprio, orgoglio, denaro, potere, piacere, violenza, intrallazzi di ogni genere etc. etc.), noi che per mezzo di Cristo abbiamo conosciuto il Padre della verità. Ora qual è la conoscenza che conduce a lui se non quella di Cristo, che ci ha rivelato il Padre? Egli stesso dice a questo riguardo: Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio (cfr. Lc 12,8). Questa sarà dunque la nostra mercede, se riconosceremo colui dal quale venne la nostra salvezza. Ma in che modo lo riconosceremo? Facendo quel che ci dice e non disprezzando i suoi comandamenti; onorandolo non solo con le labbra, ma con tutto il cuore e con tutta la mente. Dice infatti per bocca di Isaia: «Questo popolo si avvicina a me solo a parole e mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è lontano da me» (Is 29,13). Non contentiamoci dunque di chiamarlo Signore: questo non ci gioverebbe. Egli infatti ci ricorda: Non chiunque mi dice: Signore Signore, si salverà ma chi compirà il bene (cfr. Mt 7,21). Pertanto, fratelli, riconosciamolo nella vita pratica, amandoci l’un l’altro, fuggendo ogni impurità, la maldicenza, l’invidia, e vivendo con temperanza, misericordia e bontà. Ricordiamoci che la nostra regola di vita deve essere l’aiuto scambievole, non l’ingordigia del denaro. Riconosciamolo proprio facendo così e non facendo il contrario. Non dobbiamo temere gli uomini, ma piuttosto Dio. In caso contrario il Signore ci direbbe: Se sarete raccolti intorno a me e non metterete in pratica i miei comandamenti, vi respingerò dicendovi: Allontanatevi da me; non so di dove siete, operatori d’iniquità (cfr. Mt 7,23; Lc 13,27). Di conseguenza, fratelli, facciamo ogni sforzo, sapendoci impegnati in una nobile gara, mentre vediamo che molti volgono l’animo a varie competizioni. Ma non saranno coronati se non quelli che avranno lavorato seriamente e gareggiato con onore. Sforziamoci, ripeto, perché tutti possiamo ottenere la corona. Corriamo nella via giusta, lottiamo secondo le regole, navighiamo in molti vincendo gli ostacoli, per essere così coronati, ed anche se non tutti riporteremo il primo premio, almeno avviciniamoci ad esso più che sia possibile. Chi nella gara si comporta in maniera sleale viene squalificato. E non dovrà essere condannato chi non osserva le giuste regole nella gara per la vita eterna? Anzi è proprio di costoro che non hanno fatto onore al carattere dei cristiani che si dice: «Il loro verme non morirà, il loro fuoco non si spegnerà, e saranno un abominio per tutti» (Is 66,24)”. “Lottiamo secondo le regole!”: Ecco l’augurio che voglio lasciare con i miei saluti, lottare secondo le regole, nel rispetto di ogni persona e nel rispetto, devoto e zelante, del ruolo di ognuno, sapendo che solo così si costruisce la vera Comunione e solo cosi si lavora alla costruzione di un mondo più giusto e fraterno, per costruire quella che il grande Papa Paolo VI definiva la “Civiltà dell’Amore”. Pregate per non cadere nelle astuzie del Nemico che tante volte si veste da “Angelo di Luce”, evitate i falsi perbenismi buonistici e politicamente corretti, cercate sempre e solo la nuda e cruda Verità che viene da Gesù!… evitate di conformarvi alla mentalità corrente e siate Umili!!! … e un ultima cosa: Amate il Vostro nuovo Parroco e siategli sempre vicini!”
Don Stefano

Pubblicità

Newsletter

Archivio Articoli