26 settembre 2017

Il silenzio delle cicale

La mia riflessione l’ho fatta spesso, percorrendo Via di Coccia di Morto all’altezza della Riserva Naturale di Coccia di Morto, dove c’è il bellissimo lago salmastro e la pineta molto fitta che si può osservare oltre la recinzione metallica. Lo scorso anno passare qui era veramente uno spettacolo “sonoro”, tanto era forte il suono delle cicale presenti su quegli alberi… Non ho mai “sentito” nessun altro luogo nel nostro territorio che avesse una popolazione così numerosa di cicale; perché questi animali più che vederli si sentono, e con il lavoro che faccio, ne ho visitati di luoghi nel nostro territorio, ma mai così ricchi di cicale. Quest’anno invece il canto delle cicale si è ridotto moltissimo e sembra provenire da un punto molto interno di questa Riserva; insomma, cantano in poche e nascoste in punti più protetti. Ma come mai le cicale quest’anno non cantano più come un tempo e dappertutto? Che significa? Da biologa cerco sempre di dare una risposta alle domande che mi si formulano nella mente, o che mi vengono poste, facendo frutto dell’esperienza maturata in tanti anni di lavoro in campo. Ebbene, le cicale non cantano più probabilmente per un semplice motivo: perché non ci sono più, oppure perché si sono così tanto ridotte numericamente che forse solo andando in aperta campagna, su strade pressoché deserte, in aree lontane dai centri abitati e dai campi coltivati, si può sentire il loro meraviglioso canto. La ragione di questa scomparsa, e/o di questa diminuzione nel numero di esemplari adulti, potrebbe essere dovuta ad una concausa di diversi fattori: 1. Utilizzo di pesticidi e insetticidi (non dimentichiamo che pure le cicale sono insetti! Magari ci stiamo accanendo contro le zanzare-tigre, sempre più fastidiose, e nebulizziamo a più non posso…); 2. Cambiamenti climatici, con estati sempre più torride e siccitose; 3. Scomparsa delle aree verdi incolte e della vegetazione arborea e arbustiva, che fanno da “culla” alle uova e agli stadi giovanili (questi ultimi sono costituiti da individui sotterranei e dotati di ottime zampe anteriori scavatrici) e accolgono gli esemplari adulti durante il loro rituale di corteggiamento e accoppiamento e perché la linfa dei rami degli alberi è il loro nutrimento, mentre i “piccoli” succhiano la linfa e succhi vegetali dalle radici.
È importante riflettere sul fatto che gli individui giovanili di questa specie impiegano quattro anni per diventare adulti (passando attraverso diversi stadi preimmaginali) – cioè una eternità, se si paragona il loro ciclo biologico a quello di altri insetti, ad esempio a quello delle zanzare-tigre, lungo circa tre settimane-  che solo i maschi cantano e che il loro apparato “sonoro” è unico nel Regno degli Insetti. Si tratta infatti di organi stridulanti (“timballi”), posti ventralmente all’inizio dell’addome e protetti da opercoli; se si sollevano gli opercoli si vedono due cavità per ciascun lato, in cui sono presenti sacchi aerei e sottili membrane, che vengono contratte da un potentissimo muscolo, dando le vibrazioni sonore che tanto piacciono a parecchi umani e a tutte le femmine di cicala.
Come possiamo far ritornare le cicale a vivere con noi? E soprattutto possiamo rassegnarci ad averle perse? Sinceramente, non si dovrebbe mai accettare di perdere nessuna forma di vita appartenente ad  un ecosistema naturale. Noi non conosciamo ancora molto di quel sottile filo conduttore che lega le specie animali e vegetali tra loro, naturalmente evolutesi insieme, e che si chiama catena trofica; sappiamo solo che ad ogni anello vi è un passaggio di energia, che dal sole va alle piante, da queste agli erbivori e poi sempre più su nella piramide alimentare fino ad arrivare al predatore supremo. Ecco, quindi sappiamo chi è il primo anello (gli organismi fotosintetici) e l’ultimo, ovvero generalmente noi, a meno che non si abiti nei fondali oceanici o  in qualche angolo remoto del Pianeta Terra, in tal caso al top della catena alimentare ci sarà sempre il predatore finale di quel luogo, cioè qualcuno che non viene mangiato da nessuno, ma che comunque ha altri elementi ambientali che lo limitano. Per far ritornare le cicale dobbiamo proteggere e ricreare i luoghi in cui esse vivono, avere rispetto di questa energia che in qualche modo ci lega a loro, passando magari attraverso altre forme di vita a noi più prossime, piantare essenze vegetali, specialmente autoctone, utilizzare pesticidi ed insetticidi naturali e a basso impatto ambientale, incrementare la presenza di rondini e chirotteri, che sono gli “insetticidi più naturali” che ci siano, abituarci a vedere qualche pianta infestante nei nostri giardini e nei campi coltivati, in altre parole, dovremmo smettere di desiderare di sterilizzare il mondo, perché se questo è l’obiettivo, potremmo  dire che ci siamo quasi riusciti! In ultima riflessione, anticipando forse il pensiero di alcuni lettori, e con il senso pratico che deve sempre accompagnare le parole, soprattutto quelle sentite, come sono le mie, vorrei trovare bat-boxes, pesticidi e insetticidi naturali e a basso impatto ambientale e essenze autoctone nelle grandi distribuzioni e nei supermercati del territorio. Perché le battaglie hanno bisogno di armi, e le nostre sono queste. (di Daniela Pascucci, Funzionaria Direttiva Biologa, Area Ambiente e Qualità della Vita, Comune di Fiumicino).

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