21 settembre 2017

La cintura gialla e il diploma in vera pergamena…

CINTURA_gialla2

All’epoca dei fatti che narrerò questa volta ero presso la palestra del circolo La Ginestra. Non essendo del posto mi relazionavo con Guido e Paolo Bottan e, talvolta con il loro anziano genitore; persona squisita e molto attenta alla conduzione del circolo. Le lezioni si svolgevano con regolarità nel senso che io e Federica non mancavamo mai, ciò che però non funzionava a dovere era invece il pagamento delle rette mensili di alcuni che, forse, pensavano di “parcheggiare” 2 volte la settimana i loro figli senza dover nulla.
Il “vecchio” sig. Bottan, che come dicevo, era molto preciso nella contabilità e teneva bene in ordine i suoi registri, talvolta mi chiamava per farmi notare che nella quota a me spettante mancavano coloro che “ancora” non avevano pagato. Cioè c’erano “genitori” che portavano i figli fino al cancello, li venivano a riprendere, sempre al cancello senza entrare nel circolo, ma… dimenticavano di versare le quote.
Strano no?!
Avendo una spiccata dignità ma trovandosi Lui in difficoltà nel “dover chiedere” quanto spettante a chi era moroso, il sig. Bottan qualche volta chiese a me di intervenire direttamente verso coloro che… dimenticavano di pagare. Che stranezza!!! E così, quando avevo la possibilità di individuare chi erano questi “signori” o “signore” e li invitavo a pagare quanto pregresso (anche 3 mesi), mi rispondevano che… erano usciti di casa senza soldi.
Sempre la stessa risposta. Dalla lezione successiva… sparivano! Ma queste sono altre storie, arriviamo all’esame, alla cintura e al diploma… Arrivò il giorno degli esami invernali che normalmente si tengono verso la fine di gennaio.
Mi ero messo in testa di fare qualcosa di “bello” e di lasciare un bel ricordo per cui, pur non essendo praticissimo di settaggio della stampante iniziai a provare a stampare i diplomi in “vera pergamena” cercando caratteri particolari e colori vari perché tutto risaltasse e avesse un bell’impatto.
Non l’avessi mai fatto… Nel fare e rifare le prove la “vera pergamena” mi consumò tutte le cartucce d’inchiostro e buttai ben 11 pergamene perché non venivano bene. Alla fine ci riuscii: 1.800 lire l’una era il costo della pergamena, 4.300 lire era il costo della cintura, più l’inchiostro (lasciamo perdere il mio tempo e quelle che avevo buttato e l’inchiostro per le prove).
Pere essere rispettoso della libertà di ognuno però, non diedi per scontato che tutti erano disposti a versare ben… 10.000 lire (diecimilalire) per cui misi un cartello perché ognuno potesse mettere la propria adesione e io potessi preparare le pergamene pronte per la consegna a fine esame.
Ovviamente, dentro di me, invece, davo per scontato che 10.000 lire le potevano versare tutti anche perché, viste le auto con cui portavano i figli in palestra, e quindi rendendomi conto delle ottime condizioni economiche di questi… ”signori”, mi sarei meravigliato se qualcuno non avesse voluto fare questo regalo al proprio figlio.
Invece successe che… 2 giorni prima dell’esame ritirai il foglio esposto in bacheca e notai che mancava solo 1 persona che non aveva versato la quota (diecimilalire) per cintura e pergamena.
Mi recai dal sig. Bottan per domandargli se mi indicava chi era il papà o la mamma che non avevano versato la quota per poterci parlare. Pensai anche che, forse, non avevano visto il foglio in bacheca quindi non lo sapevano… Chissà! Mentre stavamo parlando arrivò una fiammante Z 3, ne scese una signora bionda molto elegante.
Mi venne indicata come la persona che mancava all’adesione della quota degli esami. Mi avviai verso il cancello e, visto che quella signora non l’avevo mai vista prima, mi qualificai e mi presentai, (era una di quelle che scaricava il figlio al cancello e andava via). Portai con me il foglio e presentandoglielo le dissi: “Signora forse non lo ha visto, si tratta di coronare l’esame con un bel ricordo come la pergamena e la nuova cintura” (gialla in quel caso)… Mi rispose: “… sì sì lo so di cosa si tratta, me lo hanno detto, ma sà mio figlio avrà tempo per molti altri diplomi e poi la cintura semmai gliela tingo…”
Credo che sentendo quelle parole io abbia assunto l’espressione di Benigni quando, nei vari film, resta colpito dalla meraviglia di una bella donna o di sue parti… intime, come nel film il piccolo diavolo. Quella che potrebbe riassumersi in espressione da ebete (nel mio caso, NON per lo spettacolare Benigni).
Solo che, se avevo quella espressione, non era certamente di meraviglia positiva, quanto di stupore, di schifo, di ribrezzo, di… non so che altro. Forse persino di pena. Nelle due notti che passarono feci fatica a addormentarmi. Non potevo credere che quella “signora” molto nota per la sua ben pagata professione e conosciutissima a Fregene potesse essere così pidocchiosa e così dura col figlio. Insomma così poco “Mamma”. Nel raccontare quello che mi era capitato, molte donne mi dissero che la boccetta del colore costava persino di più della cinta… Facendo a lotta con me stesso decisi tuttavia di prendere la cinta anche per quel ragazzino e gli preparai anche la pergamena. Avevo deciso di dare uno schiaffo morale alla sua “mamma”.
Finirono gli esami e visto che si erano protratti oltre l’orario consueto (l’avevo fatto apposta proprio per dare un messaggio a quella “mamma” che era sulle scalette insieme a altri genitori) iniziai a consegnare cinture e pergamene. Uno alla volta, chiamati nominativamente con la consueta stretta di mano e la foto di rito. Man mano che si andava avanti e cercavo nella busta le cinture e le pergamene arrotolate e che avevo contrassegnato sul retro a matita, gli occhi mi andavano spesso su “quella” pergamena relativa e cintura.
Quando fu il turno di quel ragazzino lo chiamai, gli dissi “fai un passo avanti”, lo fece, continuai “… sei stato promosso cintura gialla, puoi tornare in fila”. Mi guardò perplesso e con un filo di voce e rosso in viso mi disse…” a me non dà la cintura e la pergamena?” NO, gli dissi e indicando la mamma continuai dicendogli “chiedi a mamma perché non ha voluto pagarti pergamena e cintura”. Avevo deciso che quel “figlio” DOVEVA sapere “CHI” era sua “mamma”. Ovviamente non venne più in palestra. Lo sapevo benissimo ma è un mio ferreo principio non essere complice di soggetti così e sanare le loro lacune illudendosi che “qualcuno” poi lo farà al posto loro.
Non m’illudo affatto che quella “signora” abbia recepito il messaggio, perché certi individui ormai non sono nemmeno più capaci di provare vergogna delle loro azioni.
e… non finisce qui…  nella prossima vi racconterò cosa fecero 2 mamme e 4 papà al funerale di un giovane di 13 anni…

Enrico Grisoli

Pubblicità

Newsletter

Archivio Articoli