21 ottobre 2017

La madre: “ucciso dal migliore amico”

Oltre che sospettato di omicidio premeditato. Fabio e Sandro si conoscevano e frequentavano da piccoli nelle campagne di Maccarese e nel casale ‘Lupo”, soprannome assegnato al più giovane dei due. “L’ho visto crescere in casa – sospira Maria, la mamma di Fabio – e questo arresto mi sconvolge due volte: per la perdita di mio figlio e per l’accusa che riguarda il suo migliore amico come colui che gli ha tolto la vita”. Entrambi quei ragazzoni la vita se la sono dovuta guadagnare attimo per attimo. Sandro si era sposato ed era rimasto a Maccarese a coltivare i campi, sia in proprio che come mezzadro di terreni privati. Fabio, invece, dopo aver sudato per la “Maccarese Spa” aveva deciso di cambiare aria, di fare il commesso di pescheria in un supermercato di Santa Marinella. Ed era andato a vivere a Ladispoli, vicino al suo unico amore, la bella Simona. La dura vita del contadino, lega­ta alle stagioni ed al mercato, dava un senso di precarietà al conto in banca di Sandro. Al contrario, un colpo di fortuna – la vendita di un terreno da parte della madre che alla fine del 2008 gli ha regalato circa 200 mila euro – aveva portato un’im­provvisa ricchezza nell’esistenza di “Lupo”. Ed è stata quella, parados­salmente, la sua condanna: un presti­to di 47 mila euro all’amico del cuore lo ha reso vittima di ferocia e di cinismo. Fino alla morte. Quei soldi Fabio li aveva presta­ti a Sandro senza neanche preoccu­parsi di farsi firmare cambiali o un semplice “pezzo di carta”. Anzi, “Lupo” si era persino offerto di “fingere” di dovergli 47 mila euro: quei soldi, infatti, erano andati via insieme ad altri 15 mila euro in un  affare la cui scomparsa Sandro non sapeva come giustificare alla mo­glie. La scrittura privata, che aveva salvato il presunto omicida dalle ire della propria donna, ha rischiato di diventare un “alibi” ma, soprattut­to, la rivendicazione di un credito mai esistito. “Quella persona — rivela l’avvocato Serena Antonella Gasperini che difende con Guido Perrotta la famiglia Lorenzon — ha preteso ripetutamele dopo l’omici­dio che mamma Maria pagasse per Fabio. Arrivando addirittura a mi­nacciare di procedere per via lega­le”. Sandro, cinico e crudele, non si è accorto che questa sua avidità stava facendo concentrare la rete delle indagini su di sé. Più che per l’ostinazione del capitano dei carabinieri Giuseppe Pascariello, il suo alibi di creditore è crollato per due donne: per l’istinto di mamma Maria e per l’onestà di sua moglie”. (Giulio Mancini – Il Messaggero 12 ottobre).

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