21 ottobre 2017

La questione

La recessione economica spaventa chiunque di noi ha qualcosa da perdere nel proprio modo di vivere, ma la recessione è termine associato anche all’ecologia ed assume nella dizione di recessione ecologica il carattere ben più allarmante di un pianeta che non è più in grado di sostenere lo sviluppo della vita, così come ha fatto finora.Viviamo in quella che gli scienziati chiamano l’era dell’Antropocene, era iniziata con la rivoluzione industriale e di cui nessuno conosce il termine, caratterizzata dalla centralità dell’essere umano nella gestione del pianeta terra. Con questa visione sostanzialmente antropocentrica del contesto naturale, e non eco centrica come spesso ritiene il punto di vista naturalistico, si pensa oggi allo stato del nostro pianeta e si cerca di darne una rappresentazione con quegli indicatori aggregati che sono ritenuti più rispondenti al tentativo di misurare la salute de mondo.Il WWF pubblica dal 1998 un rapporto chiamato Living Planet Report che fornisce periodicamente informazioni sullo stato di salute dei sistemi naturali del pianeta, analizza gli effetti causati dall’intervento antropico su di essi e propone soluzioni rispetto alla situazione analizzata.Il rapporto 2008, pubblicato in questi giorni, si basa su tre indici fondamentali: l’indice del pianeta vivente che misura la ricchezza della vita, l’indice dell’impronta ecologica, che misura la domanda dell’umanità sulla biosfera in termini di superficie di terra e di mare produttiva necessaria alla produzione delle risorse necessarie all’uomo, e l’indice dell’impronta idrica che per ogni paese è costituito dal volume totale di risorse idriche utilizzate per produrre i beni e i servizi consumati dagli abitanti di tale paese.Tali indici ci dicono che nell’86 abbiamo superato la capacità rigenerativa degli ecosistemi, che dagli anni 70 la ricchezza della vita è in declino fino al dato attuale del 30% e che diversi paesi al modo si avviano verso una rilevante crisi idrica che segnerà marcatamente il destino delle popolazioni.Lo scopo di tali rappresentazioni è appunto l’individuare quelle soluzioni che possano permettere all’uomo la più lunga e fertile permanenza sul pianeta, ed oggi abbiamo la certezza che tale permanenza non avrà la prospettiva temporale e qualitativa sperata se non interverranno importanti modifiche negli stili di vita, nelle scelte energetiche, nelle politiche di utilizzo dei beni naturali.Il compito di ognuno di noi è quindi oggi nell’assumere quelle conoscenze di base che gli permettono di affrontare razionalmente tali processi, a dir mio, evolutivi, ed oltre a modificare in conseguenza il proprio stile di vita, nel promuovere il proprio impegno sociale nel diffondere tale consapevolezza e nell’assumere la voce corale necessaria affinché chi ha potere decisionale sul nostro futuro, trovi necessario ascoltare le nuove ragioni dell’uomo. (di Paolo Andrizzi responsabile WWF Oasi di Macchiagrande)

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