21 settembre 2017

Lavoro, Facebook pu

Ma non tutti si rendono conto che sempre più spesso le aziende, nel caso debbano assumere, fanno "un giro" su Internet per avere informazioni sui candidati che in via ufficiale non potrebbero avere, come religione, gusti sessuali, abitudini, modo di rapportarsi agli altri. È uno degli allarmi lanciato dal Garante della Privacy. Il fenomeno dei Social Network è in impressionante espansione, e nonostante si debba ricordare che un singolo utente possa avviare più profili su siti differenti – oltre a Facebook ci sono ad esempio MySpace, Hi5, Flickr e altri ancora – alla fine si stima siano state coinvolte nel 2008 più di 150 milioni a livello mondiale, anni luce rispetto ai 60 milioni del 2007. Una massa di utenti che però devono iniziare a fare i loro conti con tutte le informazioni che rimangono sulla rete, a volte si lascia traccia di storie personali che portano, senza rendersi conto, a rendere accessibili dei fatti privati o degli atteggiamenti personali che potrebbe essere un danno. Lo ha messo in evidenza il Garante Francesco Pizzetti, dicendo che "ci preoccupa il fenomeno dei datori di lavoro che, in particolare in Inghilterra, vanno a monitorare questi siti per profilare chi fa domanda per un posto. Oltre al curriculum, si va a vedere se sulla rete ci sono tracce di comportamenti: a volte questo può diventare un elemento che spinge a rifiutare la domanda di lavoro". Un sondaggio dell’autorità per la privacy inglese ha rivelato che nel Regno Unito sarebbero quattro milioni e mezzo i ragazzi tra i 14 e i 21 anni che rischiano di subire ripercussioni negative sul proprio futuro lavorativo determinate dalle tracce lasciate in Internet. (Metro, di A.D.R.)

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