23 settembre 2017

Le analisi del mare, l’Arrone e il mistero del depuratore

Depuratore k

Dai giornali di fine aprile apprendiamo i risultati delle prime analisi stagionali sullo stato di salute del nostro mare. In premessa, voglio esprimere lo stupore per la pervicace abitudine degli addetti a queste importanti analisi di usare un linguaggio non immediatamente comprensibile: per individuare i tratti di costa cui le analisi si riferiscono usano indicazioni ‘colloquiali’ quali ‘a destra’ o ‘a sinistra’ rispetto ad un punto di riferimento della costa stessa, quale ad es. la foce di un corso d’acqua; per interpretare correttamente il significato della informazione ci si deve ricordare che ‘destra’ o ‘sinistra’ valgono per chi – come gli analizzatori – guardi alla costa stando su un natante. Noi che leggiamo i risultati, sul natante non ci siamo. Domando e dico: ma sul natante una bussola non c’è? Non sarebbe galileiano – quindi obbiettivamente corretto e dovuto – dire ‘verso Nord’ o ‘verso Sud’? Speriamo nel futuro. Vengo alle analisi pubblicate. Per la Foce di Focene non c’è indicazione specifica; d’altra parte, ad evitare i guasti che questa Foce porta alla bellezza ed alla balneabilità del mare di Fregene, sono avviate a realizzazione opere risolutive da parte del Comune e del Consorzio di Bonifica. Per la Foce dell’Arrone le analisi sono buone per la costa ‘verso Sud’ mentre per la parte ‘verso Nord’ si hanno risultati negativi. Il diverso risultato è coerente con la presenza lungo tutta la nostra costa della corrente che muove ‘verso Nord’ le acque marine e con esse le immissioni di ogni genere provenienti da fiumi e canali e quindi dalla Foce dell’Arrone. La Foce dell’Arrone merita attenzione. Infatti, questo corso d’acqua, che origina dal Lago di Bracciano, in assenza di piogge ha portata modesta, ultimamente ridotta a causa del fatto che il livello del lago si è abbassato in modo duraturo. In tempo estivo la portata è ridotta anche da derivazioni irrigue e simili. Verso la Foce, a breve distanza dal mare, vi sono due importanti immissioni: lo scarico ‘le Pagliete’ del Consorzio di Bonifica e l’emissario terminale dell’Impianto ACEA che tratta i liquami fognari di un’ampia parte del territorio comunale. Lo scarico ‘Pagliete’ è discontinuo e quindi meno influente, specie durante i mesi estivi; l’impianto ACEA scarica tutto l’anno, con grande incremento in estate. Il breve tratto del fiume sito a valle di dette immissioni è in comunicazione con un laghetto costiero recentemente formato all’interno di una piccola riserva di macchia mediterranea istituita con intervento del WWF. L’intento ecologico, senz’altro lodevole, di questo intervento e la cura che il WWF dedica a esso garantiscono che nell’insieme le acque ivi circolanti mantengano il grado di salubrità favorevole alla vita di insetti, anfibi, pesci ed uccelli che nella istituita zona umida trovano condizioni a loro favorevoli. Ma il suddetto grado di salubrità delle acque non è certo sufficiente per garantire grado di ossidazione e purezza batterica necessari per la balneazione, che anche la Legge impone; la sistemazione ecologica data al tratto terminale del Fiume, non può essere intesa garantire la qualità richiesta per la balneazione: i tempi reali di detenzione delle acque sono lontanissimi da quanto occorrerebbe per la ossidazione di effluente chiarificato di un Impianto fognario; i risultati delle analisi a mare stanno a dimostrarlo e si tenga presente che le temperature più alte proprie dei mesi estivi agiscono in modo molto sfavorevole verso i processi di auto – depurazione e che la immediata prossimità del mare impedisce il ricorso ad una clorazione efficace in mancanza di una adeguata ossidazione. Ne’ vale l’idea di ricorrere a monitoraggi continui, utili forse per segnalare tempestivamente eventi eccezionali, ma non quando mancano i presupposti per un normale funzionamento soddisfacente, (comunque, i sensori del monitoraggio continuo che erano stati disposti secondo tale idea sono prestamente scomparsi). Il punto critico di tutta questa situazione che richiede attenzione è lo scarico dell’impianto ACEA. Ben poco si sa di questo impianto, in contrasto con una doverosa diffusione di notizie che direttamente interessano i cittadini; si è sempre saputo che il dimensionamento era fin dall’inizio per 30’000 abitanti equivalenti; si è saputo anche che, in previsione futura, detta dimensione sarebbe stata portata a 60’000 abitanti; si sa anche che recentemente sono stati fatti lavori la cui natura ed entità non sono peraltro note. Per quanto è desumibile da vicende passate, in piena estate l’impianto ha dato luogo a diffusione di mal’odori avvertibili fin nelle zone abitate di Fregene, ciò che porta a ritenere che la zona ‘fango fresco’ dell’impianto non sia munita di coperture, fattibili per impianti di media dimensione com’è questo e che la prossimità dell’abitato consiglierebbe. Quanto alla destinazione dell’effluente, il fatto che l’impianto sia stato costruito in tempi di norme ambientali meno stringenti e di carico affluente molto minore dell’attuale, può spiegare la scelta di disporre lo scarico in un piccolo corso d’acqua prossimo al mare e di non includere una fase di trattamento cosiddetta ‘terziaria’, cioè atta a ossidare e purificare l’effluente. Di questa fase terziaria l’impianto dovrebbe essere obbligatoriamente dotato, stante la ubicazione immediatamente prossima a zona balneabile e l’inesistente capacità depurativa dell’alveo recipiente.

Ingegner Leonardo Rotundi

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