16 dicembre 2017

“Le baggianate e il pericolo cinghiali”

“Se chi scrive sui media non ci mettesse del suo scrivendo baggianate, partorite da menti malsane, fuorviando così’ l’opinione pubblica con notizie false e tendenziose,  internet sarebbe una ottima fonte di informazioni di ogni natura. Purtroppo invece, chi legge ma non sa come stanno veramente le cose si deve fidare ed affidare a chi le scrive dicendo falsità. Leggo che c’è il grido d’allarme alla presenza dei cinghiali in città e che, purtroppo, c’è stato anche un altro incidente mortale, che ha colpito un padre di famiglia di soli 49 anni che, proprio scontrandosi con un cinghiale, è caduto dalla moto ed è morto. Leggo che sono stati stimati almeno 100 milioni di euro di danni (che pagheremo tutti noi) alle agricolture e causati proprio dai cinghiali. Ed infine, nell’articolo su internet, arriva la baggianata che tende ad “informare” i cittadini e a criminalizzare, ancora, la caccia asserendo che c’è stata addirittura l’importazione dei cinghiali per scopi venatori: niente di più falso! Avendo seguito il corso obbligatorio della Regione e Provincia per poter abbattere i cinghiali in forma collettiva (braccata), esimi docenti del corso, (professori ornitologi ed esperti d’altra natura dell’I.S.P.R.A. unico ente riconosciuto) hanno già all’epoca smentito tali tendenziose informazioni: non c’è mai stata immissione di cinghiali per nessuno scopo; men che meno quello venatorio. Punto! Resta il fatto però che i cinghiali proliferano e anche molto (una volta si diceva…come un riccio) ma, nonostante le decine e decine di incidenti causati proprio dal randagismo di questi animali e anche qualche morto ed i continui aumenti di danni alle colture, si continua a dare retta a finti perbenisti, buonisti, animalisti, demagoghi, falsi che con le loro pressioni verso la politica (qualche votarello in più qua e la fa comodo a tutti, ma non risolve i problemi della collettività..) continuano a limitare il periodo di caccia a questi ungulati invece di permettere che squadre di cacciatori (che Non chiedono nemmeno un centesimo allo Stato ed invece pagano fior fior di tasse allo stesso e/o alle Regioni) possano cacciarli prolungando semplicemente la stagione venatoria. Altra grandissima baggianata, questa volta partorita da altre menti che usano la demagogia (false attestazioni) per prendere in giro gli ignoranti in materia, è quella della caccia di selezione. Tali soggetti, infatti, tendono a far credere che tale forma (caccia di selezione) sia più proficua di quella in braccata: Falso, e ne spiego molto sinteticamente i perché. La caccia di selezione (tutto l’anno) si attua senza che gli animali vengano disturbati e spinti verso le poste (un solo tiratore- cacciatore è ben altra cosa!); in tale forma di caccia praticamente si sta immobili ad aspettare che, forse… un esemplare esca allo scoperto per poterlo abbattere. È ovvio però che, ammesso che ciò accada, gli altri esemplari al seguito, al primo sparo rientrino nel fitto; al riparo. Quindi, dopo ore e ore d’attesa, al massimo un esemplare abbattuto. Bella selezione davvero, bella limitazione di numeri davvero, bel decremento di capi davvero.  Complimenti… Mahhh…si sa, la caccia di selezione la fanno coloro che non hanno altro da fare durante il giorno e, la fanno pur non cibandosi dei capi abbattuti, la fanno perché pur stando fermi su una altana e ben riparati dagli eventuali e pericolosissimi attacchi di questi animali, si sentono bravi (Sniper) a premere un grilletto di una carabina munita di cannocchiale con reticolo che a 300 metri di distanza fa apparire la sagoma come fosse a meno di 10 metri.  A questi, che gliene frega degli altri problemi.. O no? La caccia in braccata, invece, (sabato e domenica e solo per il periodo venatorio) si compone di una moltitudine di persone che con l’ausilio dei cani, anch’essi numerosi, vanno a scovare tramite il lavoro dei battitori, nel fitto, in mezzo ai rovi, alle fratte, nell’habitat proprio dei cinghiali, questi ungulati i quali, disturbati, si muovono in massa e vengono indirizzati verso le poste dove ci sono coloro che sono addetti agli abbattimenti. Solo la mia squadra, quest’anno, ci siamo fermati a soli…320 capi. Quante giornate di caccia sarebbero servite per abbatterli con la selezione? Quanti cacciatori non hanno nulla da fare per poter stare ore e ore ad aspettare di abbattere tali numeri? Quanta demagogia falsità ed altro c’è in informazioni così fuorvianti? Quanto altro deve succedere per prendere in mano la situazione e risolvere il problema allungando semplicemente il periodo di caccia riservato a questi animali? Quanto costerà a tutti noi in termini di tasse non contrastare chi penserà (come si legge nell’articolo) di limitare il proliferarsi facendo uso di mangimi anticoncezionali (fallito già con i piccioni e costato milioni) o con altre forme di disturbo come ad esempio quello sonoro, fallito e costato, a suo tempo, 800 milioni di lire per scacciare gli storni? Finisco: ma chi non sa niente della ruralità della natura, degli animali, della caccia, e di tutto quello che ancestralmente è frutto di secoli di esperienze anche in tale ambito…ma perché parla, perché scrive, perché offende l’intelligenza altrui, perché approfitta dell’altrui buona fede!!!”

Enrico Grisoli

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