25 settembre 2017

L’inchiesta sulla morte di Stefano, indagati 3 medici

Stefano piscina

Da Roma a Pisa per curarsi. Un intervento atteso da anni che avrebbe dovuto risolvere i suoi problemi di salute. Quando è uscito dalla operatoria è morto. È successo a Cisanello dove i familiari di Stefano Fortunati, 47 anni, romano, sono passati dalla speranza di aver imboccato la strada del ritorno alla salute al dolore per la perdita del loro caro. E ora vogliono capire perché è morto e se qualcuno ha commesso errori dall’epilogo fatale. L’episodio è avvenuto nei giorni scorsi e mercoledì 31 maggio è fissata all’istituto di medicina legale l’autopsia sul corpo del paziente deceduto poco dopo essere sottoposto a un intervento chirurgico per l’applicazione di un bypass gastrico. Sono tre i medici indagati per omicidio colposo che si sono occupati del 47enne nell’ambito del ricovero e dell’operazione di chirurgia bariatrica. Il sostituto procuratore Giovanni Porpora li ha iscritti sul registro degli indagati per consentire la nomina di un legale, l’avvocato Patrizio Pugliese, e di un professionista come consulente di parte, il professor Marco Di Paolo. La Procura ha affidato al medico legale Ilaria Marradi l’incarico per eseguire l’autopsia e avere così, nel giro di 60-90 giorni, una relazione su quello che ha provocato la morte dell’uomo. Fortunati da anni combatteva contro un peso che ne aveva compromesso seriamente lo stato di salute. Era arrivato a portare la lancetta della bilancia sui 160 kg. Una condizione da Sos sanitario che nel tempo si era aggravata fino alla decisione di procedere al bypass gastrico. Ricoverato a Cisanello la scorsa settimana, il paziente era stato preparato all’intervento che in letteratura medica ha un’incidenza di mortalità dello 0,5 per cento. Operazione seria, ma le rassicurazioni sul buon esito lo avevano convinto ad andare avanti con quello che sarebbe stato il punto di svolta per la qualità della sua vita. Sabato mattina è entrato in sala operatoria per il bypass nello stomaco. L’inizio di un percorso che lo avrebbe riportato a non avere più il cibo come perenne nemico della sua salute. Nessun intoppo apparente. I problemi, repentini e incontrollabili, sono arrivati una volta concluso l’intervento. Con il cuore del paziente che si è arreso pochi minuti dopo che quel bypass potesse iniziare a funzionare.

di Pietro Barghigiani – IlTirreno.it

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