21 ottobre 2017

Muffa in casa: quanti tipi ci sono?

muffa muri

Parlare di muffa in casa non vuol dire fare riferimento sempre agli stessi fenomeni: in base alle condizioni ambientali, infatti, si possono manifestare tipi di muffa differenti, che si distinguono in virtù dei vari livelli di umidità dei contesti. Il cladosporium, le aspergessi, il penicillio e la phoma possono essere annoverati tra le muffe più diffuse in casa: il sito muffaway.it ne propone una descrizione accurata, che consente di riconoscerle per il loro aspetto. Attenzione, però: qualunque sia il tipo di muffa con cui si ha a che fare, è indispensabile provvedere alla loro rimozione non appena ci si rende conto della loro presenza.

Penicillium e Aspergillus

Un esempio di muffa piuttosto frequente nelle nostre abitazioni è quello rappresentato dal Penicillium, che si può riconoscere abbastanza facilmente in virtù della sua colorazione, che oscilla tra il verde e il grigio. Esso si presenta in modo particolare negli ambienti che sono caratterizzati da un tasso di umidità piuttosto elevato – è il caso del Penicillium chrysogenum – ma si può manifestare anche sugli alimenti in stato di decomposizione o comunque avariati. Vista al microscopio, questa muffa presenta una forma elaborata, che può richiamare quella di un pennello. Una curiosità: a volte si ricorre al Penicillium, nell’industria alimentare, per insaporire dei formaggi di pregio.

Hanno tonalità cromatiche che oscillano tra il nero e il verde scuro, invece, le Aspergillus, che a loro volta possono essere inserite nella lista delle muffe più frequenti. A favorire la loro diffusione è anche il fatto che non hanno bisogno, per svilupparsi, di tassi di umidità molto alti. Il loro nome si deve a Pier Antonio Micheli, un biologo e sacerdote italiano, il quale fu il primo a catalogarle e ebbe modo di notare come la loro forma ricordasse quella di uno spruzzatore di acqua lustrale: vale a dire lo strumento che è solitamente noto come aspersorio.

Cladosporium, Scopulariopsis e le altre muffe

Proseguendo nella rassegna delle muffe più frequenti in casa non si può fare a meno di menzionare il Cladosporium, che è noto anche come la muffa nera: la sua consistenza è friabile e la sua composizione è vellutata, mentre la colorazione – come si può facilmente intuire – è scura, tra il marrone e il nero. Questa muffa si ritrova in modo particolare sul legno, sul cotone, sul cartone e sulla carta: insomma, sui prodotti della cellulosa, di cui finisce per provocare il deperimento. Per quel che riguarda la muffa Scopulariopsis, si tratta di una specie che in passato era diffusa specialmente sulla carta da parati al cui interno erano presenti pigmenti da arsenico; i rischi erano connessi alla produzione di gas velenosi. Chi ha la carta da parati in casa oggi, in ogni caso, non deve preoccuparsi più di tanto, dal momento che le più recenti tecniche di produzione di questo prodotto non prevedono l’impiego di tali pigmenti. 

Non va dimenticata, poi, la muffa Phoma, a sua volta caratterizzata da un colore nero molto intenso; così come l’Exophiala, si palesa in corrispondenza delle pareti di casa e tende a comparire nelle docce, che sono le zone dei bagni con maggiore umidità. Infine, ecco la Stachybotrys, una muffa molto tossica nera o marrone che si forma sui materiali a base di cellulosa: attenzione, quindi, ai complementi di arredo in legno e ai libri. 

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