17 ottobre 2017

Mare inquinato, chiudere la foce di Focene

Anche una successiva riflessione non aiuta a riacquistare fiducia e ragionato ottimismo. Infatti, la situazione del mare di Fregene è oggettivamente ‘incartata’ da una serie di comportamenti divenuti abituali, comodamente abituali, e tanto insulsi da non potersi spiegare ipotizzando solo scelte dettate da interessi particolari, contrari a quello generale. Ben evidente è la totale inerzia degli organismi pubblici che hanno potere, dovere e strumenti per controllare e correggere situazioni distorte e azioni indebite. Sono utili per confronto e conferma, le notizie che in questi giorni di mezzo luglio vengono da un episodio di inquinamento marino sul litorale di Sabaudia dovuto – a quanto si legge – ad immissione impropria a mare di acque inquinate dei canali agricoli: interventi d’urgenza di Comune, Regione, ARPA, Capitaneria di Porto, Protezione civile, elicotteri, barche spazzine e quant’altro. Il tutto per analizzare e rettificare una situazione che a Fregene è sistematicamente frequente da anni senza alcuna reazione e interventi.

In sintesi, Fregene è chiusa tra due fonti di inquinamento: la Foce Focene verso Sud e la foce dell’Arrone verso Nord. Più in dettaglio, Fregene è situata a 9 km a NNO  della Bocca del Tevere  a Fiumicino. Un approfondito e prolungato studio sperimentale del Consiglio Nazionale delle Ricerche (quaderno n°66 dell’Istituto di Ricerca sulle acque, 1983) ha documentato che le acque del Tevere, spinte al largo dalla velocità di sbocco a mare, non interesano in alcun modo il litorale di Fregene, che è invece soggetto ad inquinamenti provenienti dalla Foce del laghetto di Focene e dalla Foce del piccolo fiume Arrone, site rispettivamente 2 km verso Sud e meno di 2 km verso N dal centro di Fregene e sono quindi contigue al litorale frequentato per la balneazione. Ciò è ben noto a chi frequenta e conosce il mare, come pescatori e velisti. Andando verso il largo, le acque ‘bionde’ del Tevere, si incontrano solo dopo aver superato la fascia di inquinamento locale ed una ampia fascia di mare pulito.

Il piccolo Fiume Arrone, emissario del Lago di Bracciano, nei mesi estivi ha portata propria molto piccola, la maggior parte delle fluenze a mare essendo costituite dagli scarichi delle fattorie presenti lungo l’alveo e del depuratore ACEA a servizio di Fregene, Maccarese, Passoscuro, con capacità nominale massima di 60’000 abitanti.

Questo depuratore – in coerenza con una civile impostazione – essendo prossimo ad abitati ed a zone molto frequentate, dovrebbe essere dotato di contenimento, raccolta e condizionamento dei miasmi generati dalle prime fasi del trattamento del liquame fognario: gli abitati della via Tirrenia, talvolta fino a Maccarese sono deliziati dal fetore nauseabondo che l’impianto, aiutato dai venti di brezza distribuisce efficacemente nel retroterra, specie in occasione di emergenze (malfunzionamenti, rotture)…

Inoltre, questo impianto, alla prova dei fatti, si è rivelato privo di ogni efficace strumento di intervento per evitare scarichi impropri a mare in casi di emergenza. In tali casi parte del liquame grezzo può finire a mare. Altro scarico di liquame grezzo avviene sporadicamente quando l’afflusso fognario dagli abitati a N dell’Arrone (principalmente Passoscuro) eccede la capacità di trasporto del ponte\tubo che, scavalcando il Fiume, porta detto afflusso all’impianto ACEA: il sovrappiù finisce nel canale di bonifica e da questo nell’Arrone ed a mare.

La Foce di Focene è lo sbocco a mare di un piccolo lago di controduna (il Laghetto di Focene) che a suo tempo le opere di bonifica dotarono di Foce a mare destinandolo a ricettore delle ‘idrovore’ (i.e. pompe di grande portata) destinate a sollevare e scaricare a mare la acque drenate dai canali di bonifica. La qualità e la quantità di tali acque hanno subito sostanziali modifiche nei lunghi anni trascorsi: l’agricoltura è divenuta intensiva ed è aumentato l’uso di concimi chimici, è aumentato altresì l’uso di acqua per irrigazione, derivata sia dai canali consortili sia direttamente dalla falda mediante vasche appositamente scavate dagli agricoltori.

Attualmente l’entità dei drenaggi di bonifica da scaricare nei mesi estivi si è ridotta in media a circa venti litri al secondo – quindi a meno di 2000 metri cubi al giorno – di acque cariche di nutrienti, la cui immissione nel Laghetto avviene con grosse cacciate concentrate in poche ore della settimana. Questa immissione è in complesso inferiore a quelle che i movimenti di marea provocano giornalmente in entrata ed in uscita da e verso il mare, che sono dell’ordine dei 10000 metri cubi – 5000 in entrata con l’alta marea pomeridiana e 5000 in uscita con la bassa marea notturna.

L’effetto combinato di tutto quanto sopra è il grave peggioramento della qualità delle acque del Laghetto, ridotto a incubatore di inquinamento, grave soprattutto quando le temperature e l’insolazione accentua i processi putrefattivi, con sviluppo di schiume, bolle e pellicole grasse galleggianti.

Il risultato gravemente dannoso per la qualità del mare a Fregene è che una grande quantità di acque sporche – i 5000 mc. indotti dalla marea accresciuti talvolta dagli scarichi violenti delle idrovore – si precipitano a mare. In regime di brezza, la parte galleggiante dello scarico notturno viene spinta al largo e con la controbrezza torna ben presto torna alla riva insozzandola. La parte non galleggiante, talvolta carica di alghe e vegetazione putrefatta, trasportata verso nord dal correntino della Costa Tirrenica giunge rapidamente sul litorale di Fregene frequentato dai bagnanti, intorbidando, insozzando e rendendo innaturalmente calda l’acqua prossima alla costa. Nei mesi estivi, in periodi di gran caldo, l’immissione di acque inquinanti, cariche di nutrienti può bruscamente sovvertire il delicato equilibrio tra immissioni inquinanti e capacità di autodepurazione del mare. Ne consegue un peggioramento generale del mare, anche lontano dalla battigia, che può poi attenuarsi per intervento di venti freschi di ONO. Ciò è quanto è accaduto intorno al 8 u.s., con danno esteso che si è risolto solo una decina di giorni dopo, peraltro senza che nessun organismo responsabile se ne occupasse.

Le azioni possibili, indispensabili e doverose per chi ha responsabilità nella materia.

Impianto fognario ACEA:

-L’impianto scarica in Arrone a così breve distanza dal mare da non potersi far conto sulla capacità depurativa del piccolo Fiume. Ciò impone che l’impianto sia dotato della fase di trattamento terziario.

-L’impianto è contiguo ad abitati ed a zone intensamente frequentate in estate: secondo le più elementari regole di civiltà, questo impianto dovrebbe essere dotato di copertura di contenimento e di idoneo condizionamento dei miasmi inevitabilmente prodotti dalle prime fasi del trattamento; per un impianto di non grandi dimensioni come questo, ciò è agevolmente fattibile.

-L’impianto dovrebbe essere dotato di duplicazioni ed accorgimenti atti ad intervenire efficacemente nelle possibili situazioni di emergenza, evitando che queste comportino pericolo di fuoriuscita di liquame bruto.

 

La Foce di Focene

La sola azione risolutiva da applicarsi a questa principale fonte di grave ed inammissibile danneggiamento del mare di Fregene è la chiusura di questa Foce, quanto meno nei mesi estivi. Almeno in estate, il Laghetto di Focene deve essere restituito alla sua pristina natura di laghetto di controduna, il cui ecosistema è basato sul naturale afflusso di acqua dolce di falda che si muove in galleggiamento sulla falda salina sottostante e la cui popolazione florofaunistica trova il tipico equilibrio di una zona umida indisturbata. Un bel esempio se ne ha a poche centinaia di metri verso Sud nello stagno di controduna nella cosiddetta pinetina Torlonia.

La pretesa di ritenere necessari alla ‘difesa dello “Ambiente” gli scarichi delle acque di bonifica nel Laghetto può solo rapportarsi da una parte alla comoda acquiescenza ad antiche scelte da parte della Bonifica e, dall’altra, all’altrettanto comodo atteggiamento del ‘nulla fare’ di un ambientalismo volto più ad atteggiamenti di facciata che non al reale studio ed alla efficace protezione dell’ambiente naturale. 

Contro questi atteggiamenti chi ha responsabilità e potere di intervento deve intervenire.

Il drenaggio di bonifica nei mesi estivi è di così scarsa consistenza che appare incomprensibile il perdurare della dipendenza della salubrità e balneabilità del mare di Fregene da un così modesto problema, quale è trovare idoneo esito a questi drenaggi. Per raffronto, si consideri che l’entità  del flusso fognario trattato nell’impianto ACEA sull’Arrone è cinque volte maggiore dei drenaggi di bonifica di cui sopra. E si consideri altresì che le acque drenate, prima della loro immissione nell’incubatore di putrefazione detto Laghetto di Focene, sono poco inquinate e richiedono solo di essere liberate dell’eccesso di nutrienti, proprio dei drenaggi di aree intensamente coltivate. Ciò può  essere fatto trattando i drenaggi in continuo in un modestissimo impianto di trattamento dotato di fase terziaria, che produrrebbe acqua scaricabile direttamente a mare o addirittura nello stesso Laghetto.

Altre soluzioni sono possibili: -il pompaggio in continuo delle acque drenate verso l’impianto di trattamento che serve il contiguo Aeroporto; -lo scarico a mare in continuo mediante una condotta sottomarina che adduca i drenaggi a profondità sufficiente a garantire una naturale autodepurazione.

Anche per la chiusura della Foce e per la separazione del Laghetto dai riflussi di marea, diverse sono le soluzioni possibili, dall’arginatura temporanea nei mesi estivi alla costruzione di un appropriata chiusura da aprirsi solo quando l’innalzamento delle falde drenate richieda l’intervento delle idrovore – ciò che non può certo avvenire nei mesi estivi.

Comunque, i reflussi di marea e lo scarico a mare dei drenaggi di bonifica debbono essere impediti almeno nei mesi estivi.

A giustificazione del mio¡¡¡BASTA!!! chiedo se non debba essere considerato inammissibile e davvero incredibile che beni preziosi come la balneabilità del mare, la pubblica salubrità ed il pubblico interesse debbano essere ostaggio di un modesto, colpevole ed eliminabile scarico a mare di acqua sporca. Chiedo se non debbano essere considerate incredibili la totale acquiescenza a tale emendabile situazione dannosa e la totale mancanza di azioni da parte di chi ne avrebbe responsabilità e dovere. La foce di Focene nei mesi estivi deve essere chiusa”. (Ing. Leonardo Rotundi)

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