24 settembre 2017

Olimpiadi, beach volley in semifinale Lupo e Nicolai

Lupo Nicolai

Tipi da spiaggia lo siamo sempre stati. Tipi da beach, a quanto pare, lo stiamo diventando. Paolo Nicolai e Daniele Lupo portano l’Italia del beach volley in semifinale alle Olimpiadi di Rio de Janeiro battendo i russi Nikita Liamin e Dmitri Barsuk. Lo fanno in una notte umidissima, dopo che un acquazzone ha abbattuto la temperatura di 15 gradi, bagnato la sabbia ma non svuotato gli spalti dell’Arena di Copacabana, che verrebbe da paragonare al Centrale di Wimbledon relativamente a questo sport.

Meglio Nicolai
Ma non esageriamo. Siamo pur sempre in un posto in cui a ogni punto parte la musica techno, quasi sempre accompagnata da ballerini esuberanti mentre un deejay aizza il pubblico (che non vede l’ora). Quindi, stiamo alla partita. Che vede la coppia azzurra partire bene: il 6-2 iniziale si trasforma in 11-7 al primo break. Quando si riprende, i russi si avvicinano e tengono la gara in equilibrio fino al 17 pari. Poi Nicolai (stasera meglio di Lupo, a differenza che nella sfida degli ottavi contro gli altri azzurri Carambula e Ranghieri) sale a 19-17 con un grande servizio. Basterà per chiudere sul 21-18.

Ribaltamento
Il secondo set è opposto in modo quasi speculare. I russi partono meglio e l’andamento sembra ripetersi. Nicolai prova a cambiare il destino con un ace che vale il 18 pari e che diventa un 20-20. Ma al primo vantaggio Liamin e Barsuk chiudono. Si va al set decisivo.

L’ace della svolta
I russi sembrano essersi definitivamente risistemati: ora sono più precisi, più cattivi di prima. Ma quando l’Italia riesce a portarsi avanti, con i tocchi di Lupo e la potenza di Nicolai, la gara si incanala definitivamente. Un ace strepitoso di Paolo porta l’Italia sul 10-6, e ai russi non resta che l’arma del time out per provare a spezzare il ritmo. In parte funziona, perché si portano sul 10-9, ma i due azzurri riescono ad arrivare al cambio in vantaggio. Il punto successivo, quello del 12-9, cade al termine di un palleggio quasi infinito e bellissimo. La partita finisce lì. Nell’arena di Copacabana si alternano le note di «Bello e impossibile», «Volare» (versione Gipsy Kings) e «That’s Amore». Va be’, non stiamo a guardare i dettagli. Seppure alti di decibel.

di Tommaso Pellizzari / Corriere.it

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