18 ottobre 2017

Orson Welles, un marziano a Fregene

Orson Welles1 (900 x 606)

È considerato uno dei personaggi più geniali e rivoluzionari del cinema, almeno quanto lo è stato per teatro, tv, radio e letteratura romanzata. Versatile e innovativo, Orson Welles è nato nel 1915 negli Stati Uniti ma visse per lungo tempo in Europa; tuttavia solo chi ha molti capelli bianchi ricorderà che a metà degli anni 50 il celebre regista e attore era un assiduo villeggiante di Fregene.
Abbiamo individuato a via Bordighera “Villa Mori”, la residenza di proprietà di Paola Mori, bellissima attrice e sua terza moglie, dove Welles soggiornò regolarmente per diverse stagioni fra gli anni Cinquanta e Sessanta.
Ad aprirci la porta di questa incantevole villa immersa nel verde è Ingrid, perfetta padrona di casa e moglie del prof. Giovanni Battista Grassi, noto chirurgo romano, che con cortesia e un pizzico di sano orgoglio ci mostra questa dimora da sogno.
“Quando due anni fa abbiamo acquistato la villa – racconta la signora, anch’essa medico – si è realizzato un sogno. Abbiamo iniziato a frequentare Fregene circa trenta anni fa e passando qui davanti guardavamo ammirati dalla strada l’originale tetto di questa villa, sperando prima o poi di vederla in vendita. La ristrutturazione ha riguardato solo marginalmente la struttura, perché abbiamo fortemente voluto mantenere intatto il suo aspetto originale e tutti gli elementi che ne definiscono stile e fascino”.
Villa Mori fu costruita alla fine degli anni Venti, quando in seguito a una modifica del piano di urbanizzazione, spuntarono tante ville a opera di architetti affermati e destinate all’aristocrazia romana, a cui apparteneva la moglie Paola, nata contessa di Girifalchi, sposata nel 1955.
Orson Welles difendeva strenuamente la tranquillità della villa di Fregene dove viveva con la moglie e la piccola Beatrice: sembra che avesse addirittura un maggiordomo giamaicano che veniva da Hong Kong, al quale venne affidato il compito di non far avvicinare nessuno. Non solo: intorno alla villa Welles fece erigere una siepe di giunchi per bloccare gli sguardi indiscreti.
Nella dependance aveva installato la sua sala montaggio, la temuta “moviola”, dove solo alcuni stretti collaboratori potevano entrare e dove lavorava nel pomeriggio.
Camicione bianco e pantaloncini, questo corpulento omone di quasi due metri di altezza, ogni mattina si recava allo stabilimento l’Oasi, con i fogli di carta da scrivere sotto il braccio e il leggendario sigaro cubano in bocca, acquistato all’emporio di Vittorio Bitelli.
La moglie Paola era molto riservata: non si vedeva mai né in spiaggia né a passeggio e neanche nei locali alla moda; invece era facile incontrare il regista di buon mattino quando ne approfittava per fare la spesa in viale Castellammare.
Sembra che Welles che sia stato visto anche più volte nella Pineta in compagnia di Federico Fellini. Chissà che cosa si dicevano quei due così diversi durante le loro passeggiate…

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