21 ottobre 2017

Piano Casa, il governo impugna la legge

Non nella sua interezza, ma nella parte che riguarda le deroghe al Piano paesaggistico, alle zone archeologiche e ai condoni sulle aree vincolate. Il resto del Piano – la parte ‘abitativa’ – rimane ed è anzi operativo da oggi. È la conclusione di un braccio di ferro tutto interno al centrodestra, iniziato quest’estate, tra il ministro del Pdl e la governatrice.
Il primo, a ridosso dell’approvazione del provvedimento, lo scorso agosto, sollevò obiezioni di costituzionalità. La seconda negli ultimi mesi ha sempre difeso la ‘sua’ legge e fino a ieri mattina ricordava che “in sede tecnica abbiamo chiarito che il Piano rispetta la Costituzione: la palla è in mano a Berlusconi, e il governo si assumerà la responsabilità della sua decisione”.
Ultime dichiarazioni dopo mesi di testa a testa con il ministro, e non solo per questioni urbanistiche: il temuto taglio dei fondi al Festival del Cinema di Roma, ma soprattutto le obiezioni sui rifiuti, gli appunti di Galan sui vincoli del sito definitivo di Fiumicino dove sorgerà la discarica che sostituirà Malagrotta, e le osservazioni (mosse dal sottosegretario Francesco Giro) sull’area di Corcolle, lì dove sorgerà una delle due discariche provvisorie.
Tre mesi di testa a testa e di botta e risposta. Dalla Polverini non è arrivata alcuna dichiarazione a caldo alla notizia del parziale stop. L’impugnativa, chiesta e ottenuta dal ministro Pdl (che secondo il Corriere della Sera avrebbe messo sul piatto la sua poltrona, se la sua linea non fosse passata), non bloccherebbe a quanto pare il Piano in sè, ma riguarderebbe solo la parte che riguarda le norme che derogano alle previsioni di divieto del piano paesaggistico, quelle che derogano alla legge sulle zone archeologiche, nonchè quelle che regolano il silenzio-assenso nei condoni sugli abusi nelle aree a vincolo. Stop dunque, almeno fino al pronunciamento della Consulta, a una serie di ampliamenti e completamenti di edifici pubblici e privati di tipo commerciale e agli interventi in montagna.
Quelli per i quali il presidente della Provincia di Rieti Fabio Melilli (Pd) aveva auspicato un ‘no’ all’impugnativa. Ma per i Democratici, sebbene qualcuno avesse avanzato l’ipotesi di ‘correggere’ il Piano in Consiglio regionale (suscitando le ire degli intransigenti Verdi), quella di oggi viene letta come una vittoria: “Galan – afferma il capogruppo Pd in Regione Esterino Montino – conferma la bontà della battaglia del Pd e dell’opposizione. Il ministro ha ghigliottinato il Piano casa, che ora vale la metà, come la credibilità di questa maggioranza”. Maggioranza che, per bocca dei suoi leader laziali, come il coordinatore Pdl Vincenzo Piso, aveva condannato duramente l’ingerenza del ministro facendo quadrato attorno a Polverini: “Quanto sta accadendo – aveva detto riferendosi alle obiezioni di Galan – è sconcertante, un approccio da talk show alla politica”.
La decisione è arrivata in serata dopo una giornata di polemiche. “Crediamo non sia saggio e tantomeno utile avviare un braccio di ferro con il Ministero in merito alle contestate norme urbanistiche contenute nel Piano casa”  avevano affermato i consiglieri regionali del Pd Lazio Bruno Astorre e Carlo Ponzo “Invitiamo pertanto la presidenza della giunta a riportare in Consiglio la legge per la revoca di tutte le norme urbanistiche contestate, comprese quelle contenute nell’assestamento di bilancio”. “In questo modo – dicono – pensiamo si possa salvare la parte del piano che interessa i cittadini e ovviare al proposito del Ministero di impugnare la legge presso la Corte costituzionale. Tutto questo può essere fatto in una sola seduta. Da parte nostra c’è la disponibilità a mettere in campo un atteggiamento costruttivo e propositivo che corregga il testo varato ed eviti uno stop che vedrebbe come vittime principali Comuni e cittadini. Questo percorso – concludono Astorre e Ponzo – è preferibile alle prove di forza, peraltro del tutto inutili visto che a questo punto il ricorso alla Corte Costituzionale rischierebbe solo di essere rimandato”.
Subito la replica del segretario dei Verdi del Lazio Nando Bonessio: “Il Piano Casa non è riformabile ed è incredibile il fatto che alcuni membri dell’opposizione, e nello specifico del Pd, aprano uno spiraglio politico di trattativa con il centrodestra che è in evidente affanno, viste la posizioni di Galan”.  “Il Piano Casa – aggiunge – così come è uscito dal Consiglio, va infatti ben oltre le sole osservazioni paesistico-ambientali di Galan. È in realtà un coacervo di deregolamentazioni e violazioni alle più semplici regole di buon senso urbanistico che porterebbe a un far west senza regole in materia di edificazioni aumentando il caos territoriale e i rischi, come quello idrogeologico, per i cittadini. Gli effetti dell’eccesso di cemento e di deregolamentazione edilizia sono in questi giorni sotto gli occhi di tutti i cittadini di Roma dopo che la pioggia si è trasformata in alluvione a causa di un’edificazione senza regole. Stupisce il fatto che autorevoli voci dell’opposizione si siano pronunciate per una ‘semplice revisione’ e a loro vorremmo rispondere con una frase del segretario Bersani: ‘Cosi’, amici, si fa male alla dittà, ossia in questo caso all’opposizione”.
Interviene Lorenzo Parlati, di Legambiente Lazio: “Non si può sempre buttare tutto ‘in politica’, il cosiddetto piano casa della Regione Lazio è palesemente in contrasto con le norme del Codice dei Beni Culturali e quindi è un dovere del Ministro Galan impugnarlo, non un vezzo, sarebbe strano se non lo facesse. In deroga alle classificazioni dei piani paesistici potranno essere realizzati ‘bacini sciistici”, “opere pubbliche o private di pubblico interesse quali ospedali, cimiteri, interventi portuali, strutture ricettive di carattere alberghiero ed extra alberghiero, scuole, università, impianti e attrezzature sportive”. Cosa c’entra tutto ciò con il diritto alla casa? E perché prevedere procedure diverse e accelerate rispetto a quelle previste dalla legge? Questi dispositivi permetterebbero scempi irreparabili al nostro paesaggio, sono indifendibili, il vero scandalo è averli approvati in Consiglio regionale.” (La Repubblica.it).

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