21 settembre 2017

Pineta e indignazione

Qui legge ha valore di norma comune perché esistono delle legislazioni, comandi o divieti che violarli è atto di superiorità di coscienza. Sono tante le forme della cattiveria umana che meraviglia come l’uomo non sia stato preso a simbolo del diavolo. I diavoli cui mi riferisco nello specifico sono purtroppo i balordi che vagano nella nostra Fregene a caccia di emozioni per scaricare la loro adrenalina. Non si recano a vedere il tramonto sulla spiaggia “ nell’ora che volge al desio e ai naviganti intenerisce il core”, non a “fotografare” il silenzio della pineta notturna “su le soglie del bosco non odo parole che dici umane; ma odo parole più nuove che parlano gocciole e foglie lontane….”Due parole io gliele direi a questi appartenenti al genio guastatori che misurano la loro forza ( non il proprio cervello, assente nella scatola cranica) strappando i lampioni che illuminano la pineta come fossero erbacce da estirpare. Vederli accesi la sera ricordano i parchi parigini pieni di fascino. La meta dei bambini, degli sportivi, delle passeggiate romantiche deturpata, sfigurata da chi si congratula con se stesso per un’azione incivile e barbara. Lo smantellamento della pineta è iniziato con gli arredi sportivi, azione incivile ma che giustificherebbe l’atto solo se finalizzato al bisogno di scaldarsi. Invece i pezzi “squartati” rimangono lì in bella mostra, biglietto da visita delle imprendibili “primule rosse” che l’ultima volta però hanno lasciato una traccia. Ai piedi del povero lampione dissotterrato una manciata di coriandoli. Il delitto si era consumato il giorno di carnevale quando Fregene era in festa e allegra ed offriva uno spettacolo di divertimento sano. Specchio della solitudine, della rabbia, dell’ indifferenza …inutile avventurarsi nell’indagine psicologica del gesto deprecabile; questo è il paradigma dei tempi nostri. Balzac diceva che noi uomini siamo ad ogni momento degli esseri nuovi , unici senza nessuna somiglianza con noi dell’avvenire e con noi del passato…non ci rimane che sperare che il cambiamento di queste persone sia a favore della buona creanza come si diceva una volta”. (Delfina Ducci).

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