22 ottobre 2017

Prigioniero al Villaggio Mammolo

È dotato di una carrozzina moderna, elettrica, che però non gli permette di varcare la piazzola in cemento che si trova davanti alla sua abitazione, sul lungomare di Levante, al “Villaggio Mammolo”. “Ho provato ad uscire di casa una volta – racconta Mauro – ma la carrozzina è rimasta bloccata nella ghiaia”.  Basterebbe una lingua d’asfalto, anche quello a freddo di ultima generazione, per ridargli la gioia di vivere. “Come Unitalsi circa un anno fa siamo venuti a conoscenza di questo signore che non riusciva a uscire di casa da quattro anni – dice Vincenzo Bauco – Per questo ci siamo attivati e siamo riusciti a portare sul posto l’assessore ai Lavori Pubblici Antonio Prete e i responsabili dell’ufficio tecnico. Si mostrarono scandalizzati della cosa spiegando che avrebbero trovato una soluzione, anche nel caso in cui l’area non fosse stata di pertinenza comunale. È appunto passato un anno e ora per Mauro sono cinque gli anni che ha passato in casa senza uscire, nessuno si è più visto né sentito”. “Ne abbiamo parlato con i Federici – replica l’assessore Prete – è un intervento che doveva già essere fatto, la strada appartiene a loro e sono pronti ad asfaltarla, il ritardo è dovuto al mancato accordo sulle strade ma ora che è stato trovato, a fine estate sicuramente si farà”. Per fortuna che Mauro può contare su una compagna eccezionale che è sempre presente e che non gli fa mancare niente. Ha 56 anni ed è arrivato a Fregene nel 2007. “Ho avuto due ictus, uno nel 2003 e l’altro nel 2004 – racconta Mauro – L’ultimo è stato quello che mi ha ridotto così. Ma non mollo, sto facendo delle terapie specifiche perché spero di tornare a camminare sulle mie gambe un giorno”. Lui che ha passato una vita nel commercio in Liguria e a Roma, a contatto con la gente. E adesso si trova prigioniero, non solo della sua malattia ma anche nella sua abitazione. “Mi piacerebbe aprire un’attività commerciale a Fregene – confida – ma al momento è impossibile visto che non posso neanche affacciarmi fuori dalla piazzola di casa”. In assenza della compagna a regalargli un po’ di allegria ci pensa la sua inseparabile cagnolina che lo segue passo dopo passo. “Amo gli animali, per questo mi piacerebbe aprire un negozio tutto per loro”, dice Mauro mentre coccola la cagnolina. Spiega che vorrebbe uscire, andare a comprarsi un giornale, al bar per un caffè o un gelato. Ha semplicemente voglia e diritto di vivere. Che l’area ricada nelle competenze del comune di Fiumicino, dei Federici o del demanio poco importa, l’unica cosa che conta è ridare la dignità che merita a Mauro. Per farlo non servono ponti o faraonici progetti di lungomare. Basta una lingua d’asfalto e gli occhi di Mauro torneranno finalmente a brillare.

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