20 settembre 2017

Psicoterapia, l’epoca delle passioni tristi

lena Albieri psicoterapia

A un anno dall’apertura del primo studio di Psicoterapia e Consulenza Psicologica qui a Fregene, cosa ci racconta?
Molte persone si sono rivolte a me per un consulto e con altre ho avviato una psicoterapia. La Psicologia suscita da sempre molto interesse. Intraprendere un lavoro interiore é una scelta coraggiosa, specie in un momento di crisi come quello che stiamo attraversando, politico, sociale, economico, in cui occuparsi del benessere psicologico sembra quasi un lusso. Benasayag l’ha definita “L’epoca delle passioni tristi” e, in effetti, le attuali avversità ci attraversano, depositando in noi uno stato di malinconia. Vivere con un senso permanente di insicurezza, di precarietà, di vulnerabilità, produce conflitti e sofferenze psicologiche in ognuno di noi, ma con effetti diversi. La psiche è qualcosa di straordinariamente unica e, anche nella sua disfunzione, genera risposte/sintomi differenti, e un’irrequietezza diffusa. La sensazione di “un mondo che sparisce sotto i nostri piedi”, sentire di aver perso i punti di riferimento, percepire sentimenti di vuoto, sono tutte esperienze dilaganti. In questo stato, gesti altre volte ignorati, come ad esempio non ricevere l’attenzione dal marito, non ottenere quello sguardo di approvazione da un genitore, sentire il carico della famiglia sulle spalle, generano ansie mai sperimentate prima. La trascuratezza é un male invisibile. Fermarsi a riflettere senza farsi ingurgitare dal tempo frenetico sembra impossibile, ma continuare a farlo, porta a perdere attimi di vita irrecuperabili.
Allora tutti dovrebbero andare da uno psicologo!
No, al contrario! Tutti dovrebbero amarsi di più e godersi le cose importanti della vita, come la famiglia e gli amici, la cura sta nella relazione. I bambini dovrebbero tornare ad annoiarsi e a fantasticare, gli adulti dovrebbero parlarsi di più e gli anziani andrebbero ascoltati. Dallo psicologo ci si va quando si perde un po’ il senso delle cose, quando si avverte il bisogno di ricompattarsi. Poi, innegabilmente, ci sono eventi che ci precipitano in un baratro di disperazione e questa è una condizione che non deve mai essere sottovalutata perché le conseguenze sono di sicuro, peggiori.
Crede ci siano ancora dei pregiudizi su chi va dallo psicologo?
Sempre meno. Più che altro sono resistenze, paura di cambiare veramente, timori di non riuscire a farsi capire, vergogna per alcuni pensieri considerati “indicibili”. Spesso ricevo telefonate da persone che mi chiedono un consulto, e poi un altro ancora, tentennando un po’ prima di venire a studio. Diventare un punto di riferimento per gli abitanti della zona è un progetto ambizioso; l’idea che lo psicologo possa essere considerato alla stregua di un medico di base o di un pediatra, lo considero un vero esempio di progresso, oltre che una buona prassi. Chiedere una consulenza ad un esperto vuole dire essere responsabili per se e per chi ci sta attorno.
Da lei possono venire adulti, bambini, coppie…
Quando qualcosa ci fa star male, conviverci, non fa che aumentare l’angoscia e i dubbi, dando il via a ossessioni che diventano poi le nostre prigioni, e questo vale per tutte le età. Lavoro in un servizio pubblico e mi occupo di minori e adolescenti e, proprio in un’ottica di prevenzione, posso assicurare in età evolutiva il disagio non va sottovalutato. Dopo, potrebbe essere più arduo intervenire. Allo stesso modo svolgo consulenze di sostegno alla genitorialità, perché le coppie sentono che gli strumenti educativi in loro possesso non sono più sufficienti. L’epoca attuale mette tutti a dura prova, le relazioni in primis, e non è facile persuadersi di aver bisogno di aiuto e reclamarlo, ma vivere nel disagio, illudendosi che la situazione migliorerà, non è un’alternativa accettabile.
I giovani vengono a chiedere consultazioni o psicoterapie?
Certo che sì. È una generazione intelligente questa, capace di attivarsi e trovare strategie di problem solving. Ci sono però situazioni critiche, in cui i ragazzi non riescono nemmeno a formularla una domanda di aiuto. L’esperienza all’Ambulatorio delle Dipendenze da Internet del Gemelli di Roma, è stata la riprova che quando non è possibile incontrare direttamente il giovane, il lavoro con i genitori può dare comunque buoni risultati e, laddove possibile, in casi di “grave ritiro sociale”, è anche possibile fare sedute online. Nella mia vita professionale ho incontrato persone coraggiose in grado di mettersi in gioco a qualsiasi età, a volte spinte dai propri cari, altre volte dal desiderio di avere il meglio dalla propria vita, l’unica che abbiamo e di cui doppiamo prenderci dura, dall’esterno e dall’interno.

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