20 settembre 2017

“Ma non è un ecomostro”

..del perché ci possano essere delle interpretazioni così drastiche su un progetto molto meditato. Questa lettera vuole in qualche modo tranquillizzare i suoi lettori su ciò che sta nascendo su via della Pineta; via tra l’altro molto importante di Fregene.Il progetto redatto nel 2003 prevedeva un insediamento essenzialmente residenziale con una piccola quantità commerciale. La prima parte del progetto che è ora in corso di costruzione riguarda proprio questa parte con le residenze vicino. Questo è avvenuto perché il centro commerciale alimentare è stato subito acquisito e tale situazione ha permesso di sbloccare, in questo momento così difficile per l’economia, le prime due “isole” dell’intervento urbanistico.
È chiaro che chi passa vicino al cantiere abbia una sensazione di perplessità sia sulle forme che sull’ingombro. Qui è bene chiarire che una serie di elementi in questo arco di tempo , dal 2003 ad oggi, hanno influenzato la definitiva progettazione. Brevemente questi sono: vincoli paesaggistici con la necessità di ritoccare un prospetto (le” piramidi” citate dal suo giornale sono state tolte), quelli relativi all’esondazione dell’Arrone che ci ha costretto a sollevarci leggermente sul piano strada e l’esigenza del recupero energetico tramite pannelli solari.
Ne è scaturito un volume composito in cui si è cercato di amalgamare queste necessità in un progetto in cui le inclinazioni dei pannelli solari sul terrazzo di copertura, adibito a garage, fossero dialoganti con altre inclinazioni nelle facciate sottostanti. Il color terra assieme ad uno splittato bianco ha tentato di porci in modo meno invadente agli occhi dei passanti. La soprintendenza archeologica infine ci ha tagliato una fetta del centro commerciale rendendolo a mio avviso più dinamico. Credo di essere stato fortunato nell’avere avuto questi “paletti” progettuali perché hanno modificato il primo disegno che genericamente prevedeva un volume più compatto della stessa altezza. Sulla facciata dinanzi a via della Pineta infine erano già previste delle aiuole atte a far salire piante rampicanti per attutire un pieno, forse troppo, invadente.
Sarebbe bene dare un giudizio complessivo a fine lavori considerando che non è solo la parte più evidente, ora in costruzione, a determinare l’idea di cosa stia nascendo ma che l’intera conformazione delle case vicine genereranno un brano di Fregene, che a mio avviso ancora oggi non esiste e che sarebbe necessario avere.
Credo che Lei abbia visto lo sfacelo delle architetture dei vari centri commerciali seminati in tutta Italia. Scatoloni prefabbricati compatti con piazzali antistanti pieni di auto. Si voleva questo? Non credo. Alla fine dei lavori ne nascerà un organismo sicuramente distante anni luce dai soliti centri commerciali. Un organismo che può essere interpretato in vari modi: un cinema, un museo, anche centro sociale oltre naturalmente come centro commerciale con un linguaggio architettonico semplice e scarno. Questo per me è già un risultato. Il centro commerciale assieme ai negozi vicini propongono nella parte retrostante una via ed una piazza totalmente pedonali. La prima piazza e la prima strada pedonali di Fregene. Il centro commerciale nel nostro caso fa da volano ai negozi vicini. Interaggiscono tra loro ed è molto importante che “la piazza e la strada” siano vissuti dai residenti. Non credo che lo shopping su strade carrabili, strade larghe con pompe di benzina ed altre incongruenze, spesse volte intasate, sia gradevole . Credo anzi che quando nel 2003 presentai il progetto con sopra la prima piazza di Fregene fosse un modo di proporre spazi umani, gradevoli ed innovativi in questo periodo in cui l’automobile determina assetti urbanistici e brani di città invivibili. Sulla piazza alcuni gradoni dinanzi a spiazzi di servizio ai negozi permetteranno ai giovani di sostare gradevolmente specialmente se alcuni eventi potranno essere rappresentati in quel luogo. Ecco è bene sapere che tutto il lotto, anche quello ancora da costruire, è totalmente pedonale. Le case si affacceranno su viottoli pedonali in mezzo al verde e le auto saranno nascoste o sotto il livello stradale o in parcheggi posti all’estremità. Un ultima notizia per chi volesse sapere di più su questo intervento: la case sono basse, non alte, massimo 2 piani. Saranno semplici, forse banali senza acciaio, cemento armato prefabbricato e con i pannelli solari nascosti il più possibile. La costrizione ad uscire dalla normalità nel centro commerciale del resto ha suscitato, a mio avviso, giudizi ingiusti e forse frettolosi. Grazie per l’attenzione.

Architetto Giovanni Rebecchini

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