24 settembre 2017

Rifiuti, Piras “sbagliare è umano, insistere no”

riproponendo l’idea oramai non più originale di impianti “miracolosi” per trattare i rifiuti urbani già lanciata dal consigliere Luigi Satta in campagna elettorale. Nonostante il grave errore commesso dalla giunta Canapini nell’adottare una deliberazione in merito alla offerta di ospitare un inceneritore a Fiumicino (come se non bastasse quello di Malagrotta posto a confine), la stessa giunta attuale ha preso atto che l’unica strada legale e sperimentata di competenza comunale per i rifiuti urbani è quella della raccolta differenziata porta a porta. Parlo di “competenza comunale” in quanto il geniale consigliere PD Silvano Zorzi non ha ben chiaro nemmeno questo: il ciclo dei rifiuti è regolato da un Piano rifiuti elaborato ed emanato dalla Regione (in cui sono previsti il tipo e la quantità di impianti per il trattamento dei rifiuti), che a sua volta ha delegato le Province nell’individuazione delle aree di localizzazione e nell’autorizzazione di alcuni di questi impianti e soprattutto nell’azione di coordinamento dei Comuni che si occupano esclusivamente della fase della raccolta e del trasporto agli impianti stessi. Questo per precisare che il citato impianto chiamato “Arrow-bio” di origine israeliana che sarebbe in procinto di essere in funzione a Civitavecchia molto probabilmente non vedrà mai la luce, nonostante il Consiglio comunale di Civitavecchia non abbia tuttora deliberato nulla in merito essendo una materia in cui è incompetente. L’atto citato da Zorzi infatti è una semplice delibera di giunta “di indirizzo” che risale al giugno 2009 sulla falsariga di quella approvata dalla giunta di Fiumicino sull’inceneritore. In particolare rammentiamo che tale impianto, citato in quanto eviterebbe la raccolta differenziata porta a porta, non è previsto in nessun Piano rifiuti regionale passato o presente a Civitavecchia e, non essendo stato mai testato da nessun organismo scientifico italiano, non è semplicemente autorizzabile da nessuno se non in forma sperimentale.
Ma stupisce oltre la evidente disinformazione soprattutto la leggerezza con cui si lanciano certe proposte provocatorie proprio ora, in fase di avvio della raccolta porta a porta dopo anni di insistenze e di raccolte firme, ignorando molto probabilmente i dati tecnici e le prestazioni di questo impianto: Funziona per separazione successiva ad immersione in enormi vasche d’acqua, di fatto realizzando un orrendo “minestrone” in cui carta – vetro – plastica – pannolini sporchi – rifiuti tossici e materiale organico vario si contaminano a vicenda, e separandoli poi per galleggiamento e con sistemi meccanici;
L’enorme quantità di acqua inquinata di scarto comporta un enorme impianto di depurazione della stessa, costo non conteggiato nel preventivo;
Ha una produzione di scarto di uno schifoso “pappone” di fanghi organici contaminati pari a circa un terzo, che dopo l’eventuale produzione di biogas possono andare solo in discarica;
Carta, vetro, plastica e metalli così separati non sono riciclabili presso la filiera CONAI (che invece li acquista e rifinanzia i costi di raccolta e trasporto del Comune se provengono dalla raccolta differenziata) in quanto contaminati;
La materia organica recuperata da filtrazione meccanica ed asciugatura non è in Italia utilizzabile come compost agronomico in quanto proviene da rifiuti non differenziato, e quindi di fatto ritorna in discarica;

Risultato finale: evita la raccolta differenziata ma di fatto non recupera nulla di riutilizzabile secondo le normative vigenti, ha dei costi di gestione elevati sia per il consumo di acqua che per la sua depurazione, non produce occupazione locale ulteriore visto che usa il sistema dei cassonetti stradali, non incentiva la riduzione dei rifiuti anzi probabilmente ottiene il risultato opposto.
In ultimo riteniamo che queste riflessioni, oggetto di uno studio tecnico comparativo tra le diverse tecnologie impiantistiche svolto negli anni scorsi dalla Rete nazionale rifiuti zero a cui aderiamo, siano tuttora condivise dal PD di Fiumicino dal momento che fanno parte del Piano rifiuti alternativo e della proposta di legge di iniziativa popolare su cui sono state raccolte le firme appena alcuni mesi fa. Saremmo sorpresi di una eventuale inversione di tendenza, non giustificata da alcuna motivazione tecnica o legislativa, da parte del PD di Fiumicino proprio ora che anche la maggioranza di centrodestra si è determinata ad avviare l’unico percorso civile verso la riduzione, il riciclo ed il recupero di materiali preziosi per la nostra economia.
(Massimo Piras, portavoce Ass.ne Non Bruciamoci il Futuro).

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