22 settembre 2017

Santa Ninfa, violato il cimitero

Santa Ninfa, violato il cimiteroLa scoperta è stata fatta ieri mattina (venerdì ndr) all’apertura del cimitero. Nel box del marmista ignoti avevano spaccato una finestra e, una volta all’interno, hanno portato via un computer e un mazzo di chiavi. Nel prefabbricato accanto, occupato da un negozio di fiori, i ladri si sono limitati a portare via il fondo cassa di 45 euro. Infine, gli sconosciuti dopo aver sfondato la porta a calci, si sono introdotti nella guardiola comunale dove l’unica cosa mancante è il sistema di videosorveglianza composto da un hard disc e da un videoregistratore. Sul posto ad effettuare i rilievi è stata una volante del Commissariato di polizia. Gli agenti si sono limitati a fare un inventario degli spazi violati e degli oggetti mancanti. Le indagini, coordinate dal primo dirigente Patrizia Sposato, si svolgono in ogni direzione ma la vicenda sembra tener conto anche di un particolare. Poco più di una settimana fa l’impresa di lavorazione di lapidi derubata ieri è stata fatta oggetto di un atto che sembrerebbe di puro teppismo ma non lo è. Ignoti hanno lanciato una secchiata di olio contro i marmi della facciata di una cappella in costruzione. Quella sostanza ha vanificato il lavoro e causato un grosso danno economico. Non si esclude, insomma, che il furto dell’altra notte prima ancora che una scorreria di ladri sia stato un blitz di avvertimento. Insospettisce, a sostegno di questa ipotesi, anche l’avvenuta sottrazione dell’impianto di videosorveglianza che avrebbe registrato le immagini dei malviventi nel piazzale d’ingresso del cimitero. L’ambiente cimiteriale di Fiumicino, in particolare chi aveva a che fare con il camposanto di via Portuense, erano finiti già nell’occhio del ciclone due anni fa quando la Procura della Repubblica di Civitavecchia ha iscritto nel registro degli indagati due funzionari dell’Ama e altre quattro persone. Lo scandalo era scoppiato nel 2007, l’Ama aveva chiesto spiegazioni ai familiari di alcuni defunti: le casse dei loro congiunti erano in deposito. Gli operai si erano accorti di quelle bare messe a turno che non finivano mai nell’altoforno. Ma tutte le persone contattate avevano già ricevuto le urne con le presunte ceneri dei parenti e le avevano seppellite. (di Giulio Mancini – Il Messaggero)

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