25 settembre 2017

Sentenza Reggiani, le

«La Corte pur valutando la scelleratezza e l’odiosità del fatto commesso in danno di una donna inerme e da un certo momento in poi esanime, con violenza inaudita, non può non rilevare che sia l’omicidio che la violenza sessuale, limitata alla parziale spoliazione della vittima e ai connessi toccamenti, sono scaturiti del tutto occasionalmente dalla combinazione di due fattori contingenti: lo stato di completa ubriachezza e di ira per un violento litigio sostenuto dall’imputato e la fiera resistenza della vittima. In assenza degli stessi, l’episodio criminoso, con tutta probabilità, avrebbe avuto conseguenze assai meno gravi». L’assassino, a causa della reazione della vittima, «non riesce ad averne ragione a mani nude»; la sua responsabilità, unico aggressore, «è pienamente provata. La selvaggia violenza dei colpi sarebbe stata inutile se l’azione fosse stata condotta da più persone»; ciononostante «all’epoca era ventiquattrenne, incensurato, e l’ambiente in cui viveva era degradato. Queste circostanze, assieme al dettato costituzionale secondo cui la pena deve tendere alla rieducazione, inducono la Corte a risparmiargli l’ergastolo, concedendogli le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti contestate, pur irrogando la pena massima per l’omicidio». In pratica la Reggiani da vittima è diventata colpevole per essersi difesa, avete capito bene, si è difesa quindi ha contribuito alla sua morte.
Fin troppo spesso le vittime diventano "colpevoli" (agli occhi di chi guarda con compiacenza i veri colpevoli). Ha resistito. Già, secondo lo zelante magistrato doveva forse "gradire" la violenza, e dimostrare tutta la sua "felicità" ?
Forse così si sarebbe salvata, forse, ma per certi comportamenti così furbi bisogna esserci "tagliati", ed è assurdo che si paghi, anche da morte, per aver tenuto un comportamento assolutamente umano e prevedibile. Ora, a parte l’obbrobrio giuridico, che andrebbe comunque combattuto nelle sedi preposte, essendo il marito, l’Ammiraglio Gumiero, membro della nostra comunità mi chiedo se non sia il caso che noi tutti, compreso  il primo cittadino di questo comune e tutto il consiglio comunale, ci mobilitiamo per combattere questa sentenza vergognosa per dare un po’ di dignità al dolore della famiglia. Con questo non propongo vendetta, perchè per me l’entità della pena non è importante, ma vorrei giustizia, ma di quella giusta, che dia un senso agli ultimi istanti di vita di una donna vittima di un episodio mostruoso". Daniele. (danieleb54@hotmail.com).

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