25 settembre 2017

Spese Pd Regione Lazio, verso il rinvio a giudizio?

Spese Pd Regione Lazio, verso il rinvio a giudizio?

Alla vigilia di Natale sui principali quotidiani e network nazionali è rimbalzata la notizia della chiusura delle indagini da parte della Procura di Rieti sulla presunta vicenda “Spese pazze Pd Lazio”. 
Secondo le indiscrezioni, in particolare un’anticipazione de La7, il procuratore reatino Giuseppe Saieva avrebbe concluso l’indagine sulle spese effettuate dal gruppo Pd alla Pisana del triennio 2010-2012. 
A rischiare un rinvio a giudizio (dato per certo da La Repubblica di sabato) sarebbero 41 esponenti politici, tra cui 13 ex consiglieri regionali di allora, compreso l’attuale sindaco del comune di Fiumicino Esterino Montino, che in quegli anni era capogruppo del Pd alla Regione Lazio.
Secondo Il Messaggero nelle prossime settimane il procuratore interrogherà i politici per decidere poi per chi ci sarà rinvio a giudizio e per chi l’archiviazione.

Pubblichiamo alcuni articoli usciti in questi giorni con il commento di alcuni dei protagonisti: 

“Spese pazze Pd Lazio, chiusa l’indagine: ex consiglieri regionali rischiano processo”
di Rita Di Giovacchino / 24 dicembre 2014 / Il Fatto Quotidiano 

Riesplode a Rieti lo scandalo sulle “spese pazze” alla Regione Lazio che due anni fa ha travolto la giunta di Renata Polverini. Ormai lontano il ricordo di Franco Fiorito, er Batman di Anagni, o di Carlo De Romanis, celebre per le feste con maschere di maiale, l’attenzione del procuratore reatino Giuseppe Saieva si è incentrata stavolta sul gruppo Pd alla Pisana che nel triennio 2010 – 2012 avrebbe dilapidato 2 milioni e 600 mila euro in spese elettorali e sponsorizzazioni varie come pranzi cene e perfino partite a caccia e sagre del tartufo. Secondo un’anticipazione de “La7”, l’inchiesta dopo un anno e mezzo di indagini, 200 controlli incrociati e 300 testimoni ascoltati, sta per concludersi con la richiesta di rinvio a giudizio per 13 ex consiglieri regionali accusati di reati che vanno dalla truffa aggravata al peculato, dalle fatture false all’illecito finanziamento ai partiti. Nomi di primo piano come quelli dei cinque senatori, come Bruno Astorre, Carlo Lucherini,Claudio Moscardelli, Francesco Scalia, Daniela Valentini.
Ma c’è anche il deputato Marco Di Stefano, renziano dell’ultima ora e subito promosso coordinatore alla Leopolda, già nei guai alla procura di Roma che lo sospetta di aver aperto un conto in Svizzera, come collettore di tangenti, e lo indaga per una mazzetta da 1 milione e 800 mila euro che avrebbe ricevuto dal costruttore Pulcini in cambio di una sede per Lazio service. A Rieti è accusato di aver incassato 36 mila euro per pubblicare 25 mila copie della sua autobiografia. A mangiare a quattro ganasce non era soltanto il centro destra, una nuova amarezza per il sindaco Marino, ancora scosso dalla scandalo delle coop rosse, che qui ritrova l’ex capo della sua segreteria Enzo Foschi, ma anche Esterino Montino, nome di punta del Pd romano e attuale sindaco di Fiumicino.
L’indagine ha preso le mosse dal reatino Mario Perilli, con i soldi destinati al funzionamento del gruppo la “quindicina ” (due nel frattempo sono deceduti) avrebbero offerto ad amici e simpatizzanti pranzi e feste dagli otto ai 20 mila euro. Esilarante, si fa per dire, la storia dei 25 fagiani frutto di una battuta di caccia a Fiumicino, messi a tavola ma anche sul conto. Il direttore del circolo ha raccontato alla Finanza che qualcuno ha inneggiato al Pd con il calice alzato. Prosit. I consiglieri si pagavano con i soldi pubblici le multe, i biglietti aerei e pure gli addobbi per l’albero di Natale, c’è chi ha messo in conto una bottiglietta d’acqua da 45 centesimi. Per non parlare delle assunzioni di familiari, a Perilli viene contestata una sagra del tartufo, finanziata con 5.000 euro e spacciata come convegno. C’è poi il tentativo di rinascita di Paese sera, nel 2011, finanziato con 26 mila euro senza contratto. Ci sono anche fatture per spese inesistenti “steccate” con il consigliere interessato. Fra pochi giorni sapremo se nell’inchiesta sono indagate altre 44 persone tra esponenti pd del Lazio, imprenditori, fornitori, collaboratori.

Inchiesta fondi Regione Lazio, Lucherini (Pd): Piena fiducia in magistratura
Redazione Il Velino / 24 dicembre 

“Ho appreso dai giornali del mio coinvolgimento nell’inchiesta sui fondi al gruppo Pd della Regione Lazio. Per quello che mi riguarda posso affermare di avere utilizzato i fondi esclusivamente per attività politica. Sono fiducioso nell’azione della magistratura e certo che sarà fatta chiarezza”. È la dichiarazione del senatore Pd Carlo Lucherini in merito all’inchiesta della Procura di Rieti che avrebbe iscritto nel registro degli indagati 41 persone, tra parlamentari, ex consiglieri regionali, sindaci ed amministratori pubblici. L’inchiesta è partita dalle presunte “spese pazze” sostenute dal gruppo del Partito democratico in Consiglio regionale durante la scorsa legislatura quando a guidare la giunta c’era Renata Polverini. La procura reatina già un anno fa aveva iscritto nel registro degli indagati l’allora capogruppo democrat ed attuale sindaco di Fiumicino Esterino Montino, l’allora tesoriere Mario Perilli e i consiglieri Giuseppe Parroncini e Enzo Foschi. Quest’ultimo in un post su Facebook scrive: “Finalmente chiusa l’inchiesta di Rieti sulle spese dei gruppi regionali…almeno ora saprò che mi si imputa. Agli amici e a quelli che mi vogliono bene e a tutti coloro che hanno avuto fiducia in me dico che so di non aver fatto nulla di male… agli avvoltoi che certamente svolazzeranno anche qui sopra non dico nulla perché è Natale… perciò auguri a tutti”, conclude Foschi.

Montino: «Garantiva il tesoriere» Perilli: «No, non era compito mio»
Martino Villosio / Il Tempo 27 dicembre 

«Eravamo in 15 e il tesoriere era un semplice equilibratore, doveva assicurare che non ci fosse chi prendeva 100 e chi 1.000». Risponde così Mario Perilli, ex tesoriere del gruppo del Partito Democratico alla Pisana nella precedente consiliatura che le indiscrezioni disegnano come il fulcro dell’inchiesta da poco chiusa dalla procura di Rieti sulla presunta gestione «allegra» dei rimborsi nel triennio 2010 – 2012. «Ho saputo di questa chiusura indagini leggendo i giornali la vigilia di Natale, ho trascorso delle feste all’insegna della più totale amarezza dopo 40 anni di politica. L’unica consolazione è che dalle indagini emerge come non mi sia appropriato di un euro». Gli ricordiamo la sagra del tartufo finanziata con 5000 euro scrivendo sulla fattura «convegno». «Si è trattato di un evento all’interno del quale era stato organizzato anche un convegno sul tartufo, rientrava nelle cose che si potevano fare con le risorse che venivano date i gruppi», rivendica lui. Anche se Perilli, come ex tesoriere, oltre che delle proprie spese porterebbe anche la responsabilità degli eventuali mancati controlli su quelle altrui. «Qui bisogna mettersi d’accordo e sono contento di poterlo chiarire: il tesoriere non aveva nessun ruolo, non interveniva sul tipo di spesa, ognuno portava le fatture e si prendeva le sue responsabilità rispetto a quanto scritto».
L’allora capogruppo Pd e oggi sindaco di Fiumicino Esterino Montino, però, si difende proprio ricordando la funzione di garanzia svolta dal tesoriere del gruppo. «Tolte le questioni emerse sulla stampa non ho cognizione di nessuna precisa accusa, non sono mai stato sentito dagli inquirenti, aspettiamo di conoscere nel merito le questioni ma dubito fortemente riguardo alle contestazioni che emergerebbero – risponde – tutte le spese venivano fatte sulla base di una verifica e di un controllo con il tesoriere».
«Siamo stati proprio noi del gruppo Pd – rivendica poi Montino – a pubblicare on line le spese nel 2011, si conoscono proprio perché le abbiamo rese pubbliche noi per primi». Le spese indebite che gli sono contestate, in base alla chiusura indagini, raggiungerebbero le centinaia di migliaia di euro. «Aspetto i rilievi, ma escludo di avere speso in modo improprio somme anche per fasce molto più piccole», è la replica. Nell’inchiesta si parla anche di una battuta di caccia al fagiano a Fiumicino, con i volatili fatti cucinare e servire in tavola per cinquanta coperti con relativa spesa messa in conto al gruppo. «Non ne so assolutamente nulla – replica l’attuale sindaco della città sul litorale – e peraltro a Fiumicino ci sono 200 ristoranti».
Un altro nome di peso che compare nelle carte di Rieti è quello di Marco Di Stefano, ieri consigliere ed assessore, oggi deputato Pd, indagato (per corruzione) anche nell’inchiesta romana su un presunto giro di mazzette che sarebbero state pagate dai costruttori Antonio e Daniele Pulcini per affittare due immobili a «Lazio service», società controllata della Regione Lazio.
«Non sapevo neanche di essere indagato a Rieti» è la sua reazione. Avrebbe speso 36 mila euro per pubblicare 25 mila copie di un libro. «Non si tratta, come è stato scritto, della mia autobiografia – replica lui – ma di una pubblicazione in cui si parla esclusivamente della mia esperienza e della mia attività in Regione Lazio, un libro di 100 pagine circa con all’interno anche rassegne stampa, rivolto agli elettori. D’altra parte in questi ultimi tempi ho visto scrivere su di me cose assurde, tipo che mi sarei comprato una laurea quando io non sono nemmeno laureato o che sono stato in posti dove non ho mai messo piede in vita mia». Una spesa autorizzata e dunque vagliata. Di Stefano ricorda anche di aver utilizzato parte dei fondi per «assumere di collaboratori impiegati part-time, ero anche presidente della commissione sul federalismo».
Anche dalla difesa puntuale di Di Stefano emerge come il ruolo dell’ex tesoriere del gruppo non fosse solo quello di un mero equilibratore o «equo ripartitore» dei fondi tra i consiglieri. «Il libro è una cosa perfettamente legittima, in altre occasioni ho inviato al gruppo delle fatture che non mi sono state autorizzate. Per esempio volevo fare un mio sito internet ma mi è stato spiegato che non era rimborsabile».

Tornei di calcio, multe: tutto finiva in nota spese in conto alla Regione Lazio
di Federica Angeli / La Repubblica 27 dicembre 

Tornei di calcio, sagre paesane, cene a base di ostriche e crudités al Pantheon, pranzi a Fiumicino con fagiani appena cacciati. Cesti di Natale e rinfreschi mirabolanti. Volantini, manifesti e convegni fantasma. Multe, autobiografie, acquisti di olio extravergine. Fatture in cui il tre di 3.000 euro si trasforma magicamente in 8. Ricevute di un hotel a quattro stelle di Rieti datate gennaio 2011 che avevano come giustificativo “Presentazione del libro di Reichlin”, evento avvenuto tre mesi prima (22 ottobre 2010). Scontrini da 1.200 euro per le bevande consumate in due giorni al convegno “La politica agricola del Pd”. E poi ancora contributi a giornali in cui lavoravano figli e parenti degli indagati. Le spese pazze del gruppo consiliare del Pd che ha governato nel triennio 2010-2012 alla Regione Lazio sono un pozzo senza fine. Due milioni e 600mila euro di soldi pubblici sprecati e utilizzati per scopi privati.
Metà dei fondi che la Regione ha versato al gruppo per quei tre anni è stato sperperato per scopi che nulla avevano a che fare con l’attività politica. È quanto ha accertato la procura di Rieti dopo un anno e mezzo di indagine e ricostruito il nucleo tributario della finanza reatino. Si è conclusa così col rinvio a giudizio 41 persone tra cui 13 consiglieri Pd (in realtà erano 15 ma due sono deceduti), 23 loro collaboratori, e il resto imprenditori, ristoratori e fornitori complici che emettevano fatture. Cinque delle persone finite sotto la lente del procuratore capo Giuseppe Saieva e nello scandalo dei rimborsi elettorali fasulli oggi sono senatori. Si tratta di Bruno Astorre, Carlo Lucherini, Claudio Moscardelli, Francesco Scalia, Daniela Valentini. Poi c’è Marco Di Stefano, oggi deputato Pd già finito sulle scrivanie della procura per corruzione nell’inchiesta su Enpam. In questa inchiesta è accusato di aver speso 36mila euro per pubblicare 25mila copie della sua autobiografia. A spese della Regione ovviamente. L’ex tesoriere del gruppo Pd alla Pisana Mario Perilli, l’uomo da cui è partita tutta l’inchiesta, accusato di aver sovvenzionato tra le altre cose la sagra del tartufo con 5000 euro. L’ex capo segreteria del sindaco Marino Enzo Foschi che avrebbe dato 8000 euro per finanziari i graffiti del museo del Quadraro. Esterino Montino, attuale sindaco di Fiumicino. Le accuse nei loro confronti vanno dal peculato alla truffa aggravata, dalle false fatturazioni al finanziamento illecito. 
Ecco come l’intero gruppo Pd alla Pisana durante la consiliatura Polverini, spendeva, secondo gli inquirenti di Rieti, soldi pubblici. Le carte raccontano che, “nel triennio in questione sono state pagate multe private della macchina, biglietti per viaggi vacanze in treno e in aereo, addobbi per l’albero di Natale, bottigliette di acqua, damigiane di olio extravergine”. Ma il vero sperpero c’è stato in quelle che venivano registrate nelle note spese come “cene o pranzi elettorali” che non erano altro che pasti consumati tra amici senza che si parlasse di politica. Ventitremila euro. Che vanno sommate a “convegni, riunioni, conferenze, incontri” che toccano quota 210mila. All’enoteca Tuscia il 2 maggio 2011 è stato staccato un assegno di 4.500 euro per “spese di rappresentanza feste di Natale”. L’allora ufficio stampa del Pd Luca Benigni, così giustificò in un’intervista a un giornale online quella spesa: “Sono stati acquistati vini per vari eventi tra cui pacchi di Natale. Le bottiglie acquistate sono state complessivamente 300 per un valore unitario di poco più di 10 euro. Questo acquisto è quello che per un errore, nella foga dell’intervista il capogruppo Montino dice di essere destinato a regali per bambini”. Su tutte le uscite per pasti spiccano gli 8.470 euro prima e i 9.800 due mesi dopo al ristorante “La Foresta” di Rocca di Papa. Ci sono poi i compensi dei collaboratori (622mila euro) tra cui venivano reclutati anche familiari dei consiglieri, incaricati di gestire i profili Facebook e Twitter; le spese per treni e benzina per 65mila euro e l’acquisto di libri e giornali per quasi 19mila euro

«Feste e sagre del tartufo con i fondi Pd della regione Lazio»
di Sara Menafra / Il Messaggero 27 dicembre 

I 15 ex consiglieri regionali del Partito democratico saranno interrogati dalla Procura di Rieti nelle prossime settimane, prima che il procuratore generale Giuseppe Saieva decida per chi chiedere il rinvio a giudizio e per chi l’archiviazione. E il clamore suscitato dall’inchiesta per peculato che analizza i rimborsi presentati nel triennio che va dal 2010 al 2012 è destinato a farsi sentire ancora di più: nell’elenco degli indagati, compaiono nomi di peso del Pd attuale, come l’ex capo segreteria del sindaco Marino, Enzo Foschi, il sindaco di Fiumicino (allora capogruppo) Esterino Montino, Marco Di Stefano già indagato per corruzione a Roma e altri cinque senatori. In totale, gli indagati sono 41 e gli ammanchi contestati 2,6 milioni.

L’indagine, tra l’altro, può ora contare su una collaborazione che potrebbe rivelarsi utilissima: Batman Fiorito, nei giorni scorsi, è stato ascoltato dal procuratore capo Saieva negli uffici del comando provinciale della Guardia di finanza. E al magistrato avrebbe raccontato nei minimi dettagli come funziona il complesso meccanismo dei rimborsi consiliari.

CACCIA AI MILIONI
Se le indicazioni saranno davvero puntuali come la procura si aspetta, l’inchiesta potrebbe fare un ulteriore salto in avanti. L’indagine reatina infatti non è riuscita a ricostruire tutti i passaggi illegittimi dei finanziamenti non dovuti: le indagini del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza sono riuscite a controllare 3,7 milioni di euro di spese consuntivate, dimostrando che il 71% (ovvero 2,6 milioni) apparirebbe illegittimo. Ma nel complesso, per quel solo triennio il Partito democratico della Regione Lazio ha ottenuto rimborsi per 5,8 milioni. Vuol dire che all’appello mancano ancora 1 milione e 7, e forse qualcosa di più.

IL TESORIERE
Le posizioni più pesanti, al momento, sono quelle contestate all’allora capogruppo Esterino Montino e al tesoriere Mario Perilli: 270mila euro per le cariche che ricoprivano, più una cifra che oscilla tra i 150 e i 260mila euro per Mario Perilli e per Montino da 50 a 100mila euro.

Stando alle indagini, Perilli appare particolarmente dedito all’organizzazione di feste e sagre del tartufo che poco hanno a che fare con l’attività politica ma potrebbero aver fatto felici i suoi elettori. Nel 2011, coprendola con una fattura per un dibattito sul settore agricolo nel reatino, Perilli avrebbe fatto pagare al partito l’allestimento di uno stand alla sagra del tartufo di Ascrea in favore del sindaco di Ascrea e presidente della comunità montana del Turano Dante D’angelo.
E sempre Perilli, ha fatto finanziare al Pd locale la sagra del tartufo al lago del Turano con altri 6mila euro. Oltre ad aver ottenuto fatture false per finanziare un circolo del Pd, il tesoriere non si è negato una cena elettorale con tanto di acquisto d’olio extravergine per 6mila euro. Anche se il palmares per la cena più costosa va all’ex consigliere regionale Giuseppe Parroncini: 20mila euro per cenare (in compagnia) al ristorante di Rocca di Papa La Foresta.

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