16 novembre 2018

Storia vagabonda di un bicchiere di grattachecca

Oggi è sabato, fa caldo, veramente caldo. Cerco di uscire di casa per rubare un po’ d’aria, ma è calda, non si respira. Deciso: vado al mare. Vado in bici così non ho problemi di traffico, né di parcheggio e poi l’aria mentre si va in bici è sempre piacevole. Fa caldo, arrivo zuppa di sudore, ma finalmente in spiaggia si respira. Trovo posto proprio a riva e mi godo l’aria e il rumore pacificante del mare. Sto talmente bene che quasi quasi mi addormento. Fa caldo. Ho scordato di portarmi l’acqua, ma per fortuna passa il grattacheccaro. Lo fermo. Arancia e limone come al solito. È fresca, buona e dura tantissimo. Finita, mi giro pigramente alla ricerca, almeno visiva, di un cestino per buttare il bicchiere; non se ne vede nessuno, ma non mi preoccupo, per ora non ho nessuna voglia di alzarmi, incastro ben bene il bicchiere nella sabbia, quando tornerò a casa lo butterò nel primo cestino. Mi godo il fresco. Verso sera sbaracco tutto e mi accingo a tornare. Prendo il mio bicchiere della grattachecca e mi incammino verso la bici. Mi guardo intorno in cerca di un cestino per i rifiuti, ma niente; d’altronde è una spiaggia libera… non si può pretendere… Raggiungo la bici, sistemo il bicchiere nel cestino della bici insieme alla borsa da mare e mi avvio verso la ciclabile, lì sicuramente ci sarà un cestino per i rifiuti. Invece niente, neanche sulla ciclabile ci sono cestini! Sulla strada del ritorno io e il mio bicchiere troviamo tanto traffico, cerchiamo di passare a destra delle macchine, ma non c’è molto spazio, in più le radici e gli aghi di pino rendono il rischio di cadere una cosa praticamente certa; allora ci buttiamo a sinistra, dove rischiamo invece costantemente un frontale con macchine e moto che procedono nell’altro senso. Arrivo indenne in piazza dove onestamente non guardo se ci sono cestini, preoccupata come sono di evitare le macchine. Il bicchiere dal cestino mi lancia uno sguardo preoccupato; scendo dalla bici e sul ponte di Maccarese mi tengo sulla sinistra per evitare di attraversare la strada due volte, in cima e giù dal ponte. Ovviamente questa manovra non è agevole, a quest’ora ci sono molte macchine, inoltre il ponte è stretto e il guardrail impedisce di utilizzare il marciapiede. Raggiungo stranamente viva la ciclabile, qui so che ci sono cestini per i rifiuti, almeno un paio. Mi avvio con cautela anche perché sulla ciclabile c’è una specie di materassino di aghi di pino che rende la bici non proprio stabilissima. Arrivo al primo cestino, è stracolmo, e lo è anche il secondo. Vabbè, ho capito caro bicchiere, ti porto a casa con me. Attraverso viale Castel San Giorgio e imbocco via Camposalino, qui ci sono pochissime macchine si può pedalare con un po’ più di tranquillità. Anche il bicchiere mi sembra più rilassato, per lui oggi è stata un’avventura, tutta quella strada, quelle macchine, la bici che ballava sulle radici e scivolava sugli aghi di pino e poi sentirsi rifiutato da tutti i cestini incontrati. Il viaggio è stato un po’ scomodo stretto com’era nel cestino della bici insieme alla borsa del mare ma il bicchiere è sicuro che alla fine del viaggio troverà un posto tranquillo dove poter incontrare altri oggetti simili a lui: il mio mastello della plastica.

Cinzia Bassoli

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