20 settembre 2017

Stupro di Capodanno, perch

… si parla di «rilevante capacità criminale, sintomatica di evidente pericolosità e inaffidabilità del soggetto». E anche del reale pericolo che possa fuggire e reiterare il reato, visto che si è accanito sulla vittima «con modalità talmente violente da suscitare particolare allarme nella collettività e turbare finanche il suo autore, come dallo stesso dichiarato». Franceschini è stato mandato ai domiciliari, perché il pm ha ritenuto ci fossero le condizioni, accolte dal gip sulla base della mancanza di precedenti penali: è incensurato, ma soprattutto «la sua condotta è stata stigmatizzata dagli stessi familiari» che – come scrive la Finiti – «hanno fatto pressione affinché collaborasse con gli organi inquirenti». Il giudice è nota a piazzale Clodio per la sua durezza: si è occupata, tra l’altro, dello stupro della studentessa del Lesotho, per il quale ha condannato a 11 anni il romeno Ioan Rus. Altra decisione esemplare è stata quella in cui un pirata della strada, Stefano Lucidi, responsabile per la morte di due persone, ha avuto dieci anni di reclusione con l’accusa di omicidio volontario con dolo eventuale, prima volta in Italia. Nella ricostruzione fatta dal giudice c’è quella notte maledetta, l’alcol, gli stupefacenti. Ci sono le testimonianze dei tanti amici della vittima e di chi ha festeggiato l’ultimo dell’anno alla Fiera di Roma. E c’è la follia incontrollata, un gesto che sarebbe nato da una reazione allo scherno e dal vizio mentale che provoca l’assunzione di un mix di cocaina e superalcolici che lo stesso Franceschini ha ammesso di aver assunto. Tutto avviene intorno alle sei del mattino, orario in cui la vittima non è più con i suoi amici. Molti di loro raccontano di averla persa di vista, dicono che aveva bevuto ma che non si drogava. Viene ritrovata sanguinante, in stato di forte shock. Nel primo interrogatorio parla di violenza di gruppo, «erano in tre – racconta – uno di loro portava una maglia bianca». Piange, si dispera. I medici fanno interrompere l’interrogatorio, perché – spiega il gip – era evidente il suo grande stato di prostrazione». Nell’ultimo incontro con gli inquirenti, i ricordi sono più nitidi. L’aggressore è uno, alto circa 1,80 cm, 24-25 anni di età, porta un orecchino al lobo sinistro e ha una macchia scura sul collo, un tatuaggio, forse una ragnatela. Dice la ragazza che non è riuscito a concludere il rapporto, che l’ha picchiata forte, e che lei è riuscita a liberarsi e fuggire. Franceschini viene controllato, dopo poco, dalla squadra mobile e racconta di aver conosciuto una ragazza e di avere avuto con lei un rapporto intimo. Ma – è ancora il provvedimento del gip – mentre rende le sue dichiarazioni «è in evidente stato di alterazione». In un secondo momento parlerà di due ragazze diverse, scambierà il ruolo, ma il 23 gennaio, quando intuisce che la polizia lo sta per incastrare, chiede di poter dire la sua verità. «Sono arrivato alla Fiera di Roma – dice a verbale – che era mezzanotte. Ho preso cocaina e poi ho bevuto vodka e gin. La ragazza mi ha chiesto di procurarle della droga, non so se per lei o per gli amici. Ho chiesto di fare sesso, ma non è andata bene. Poi ricordo solo che c’era tanto sangue. Non so come l’ho provocato, ho dei flash, ma niente altro». Non dice tutta la verità l’indagato, almeno così sembrano credere gli investigatori. Il gip tiene ugualmente a sottolineare che «il consenso eventualmente prestato dalla vittima, peraltro mai ammesso, potrebbe sussistere solo nella fase iniziale della vicenda, e comunque non riveste alcuna efficacia scriminante alla luce del drammatico epilogo della vicenda». Appare concreto, poi, «il rischio di recidiva specifica, desumibile dalle modalità fattuali della condotta, che denotano una specifica propensione dell’uomo alla violenza fisica e un’incapacità di contenere gli impulsi». Può perdere, dunque, ogni freno inibitore, rendendo concreto e rilevante «il pericolo di reiterazione specifica e il rischio di nuovi atti di violenza alla persona». C’è pero la famiglia considerata «un valido referente», che unito allo stato di incensuratezza, gli ha permesso di ottenere la misura degli arresti domiciliari. (di Cristiana Mangani, IlMessgggero.it)

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