Una tassa unica, la “Local Tax”, che razionalizzi la selva di tasse locali legate alla proprietà dell’abitazione (dall’illuminazione pubblica fino alla nettezza urbana): il governo è al lavoro per inserire la misura più volte annunciata in passato all’interno della prossima legge di Stabilità. Legge nella quale come noto troverà spazio anche il taglio alla Tasi sulla prima casa che dovrebbe valere all’incirca 4 miliardi (più circa 500 milioni tra l’Imu agricola e gli imbullonati). La manovra però è destinata a crescere e dagli attuali 25 miliardi potrebbe arrivare a sfiorare i 30 se, ad esempio, si decidesse di intervenire in modo massiccio sulla flessibilità in uscita per i pensionati (8 miliardi calcolava il presidente dell’Inps Tito Boeri con un intervento sull’intera platea). Ma i calcoli esatti su questa voce arriveranno solo a settembre. Il problema è come sempre quello delle risorse anche se, grazie ad un deficit “sotto controllo” si possono trovare risorse aggiuntive dal bilancio: per varare la Local Tax il governo dovrà infatti trovare delle compensazioni per i Comuni per sostituire i 4 miliardi mancanti. E, probabilmente, porre anche un freno alle tasse locali che, secondo quanto riferisce la Cgia, nel caso dei rifiuti, ad esempio, ha subito in pochi anni un aumento del 25,5%. Il sottosegretario all’economia, Pier Paolo Baretta, ripete quali sono le priorità per ottobre: “il presidente del consiglio è stato chiaro: abolizione della tassa sulla prima casa, eliminazione delle tasse dai macchinari imbullonati e l’Imu agricola. Questi sono gli impegni e questi rispetteremo”. A spanne dunque si tratta di circa 4,5 miliardi. Nessun problema di “tenuta” dei conti – spiega Baretta – che introduce appunto anche l’argomento della Local tax: “vogliamo soprattutto semplificare, bisogna che i cittadini non paghino molte volte le tasse ma una sola volta ai Comuni. Quindi è necessario unificare i vari pezzi come la tassa sulla seconda casa, sui rifiuti e su l’energia elettrica comunale. Vogliamo rendere più semplici le tasse comunali dal punto di visto del pagamento del cittadino”. E i Comuni? “Hanno ragione e hanno diritto di dire che se viene abolita la tassa sulla prima casa, poiché quelle tasse sono di loro competenza, è necessario che siano compensati. È una cifra importante, circa 4 miliardi, ma l’impegno non può che essere quello di compensare i Comuni dell’abolizione della tassa sulla prima casa”. Ma i margini sono, come sempre stretti, e anche Baretta, come gli altri uomini del 

Tesoro, guarda alla “flessibilità”. Chiedere ulteriore flessibilità all’Europa “fa parte del pacchetto. A settembre si tireranno le somme per vedere se e quanto chiedere. Prima bisogna vedere quanto arriverà dal rientro di capitali e dal gettito Iva, che dovrebbe superare le stime”. E comunque dalla flessibilità si potrebbero ricavare circa 5 miliardi.
 
Il Messaggero – 20 agosto 2015