24 ottobre 2017

Tomaino-Gonnelli contro Pd e “partito sindaci”

Che indicava, nella protesta dei sindaci italiani contro la manovra finanziaria, il “palese fallimento del Governo”. E faceva un paragone: “come il Pdl di Fiumicino ha evitato chirurgicamente il confronto con le opposizioni cassando in sede di bilancio ogni proposta avanzata per migliorare il documento programmatico del Comune, così il Pdl nazionale ha evitato di ascoltare i moniti dei rappresentanti degli enti locali che chiedevano di tornare indietro”.
Uno dei tanti botta e risposta tra esponenti politici di opposte fazioni? Certamente, ma il fatto che la replica sia stata firmata da due esponenti politici di rilievo del Pdl comunale, come Tomaino – Gonnelli, entrambi possibili candidati sindaci del centro destra, va letta con attenzione. E infatti, oltre alle stilettate contro il Partito Democratico, “un vecchio modo di fare politica, populista, che stenta a morire e connota un Pd locale mediocre”, nel comunicato non manca una stilettata all’atteggiamento del “partito dei sindaci”. “Che sarebbero giustificati nella loro protesta se in questo preciso momento storico, parallelamente, contribuissero a migliorare i conti della finanza pubblica attraverso un modo di gestire più virtuoso, più efficace, più efficiente e più collegiale dell’ente governato – scrivono Tomaino e Gonnelli rivolgendosi anche a Canapini che ha partecipato alla protesta – delusi da questi comportamenti da scarica barile, nonché maturi per comprendere che in questa situazione nessuno può pontificare o ergersi a paladino del buon governo”.

Pubblichiamo per intero entrambi i comunicati:

“Il vecchio stile delle Politica populista stenta a morire”
Siamo alle solite: il Pd allarmato dalle dichiarazioni del sindaco Canapini sull’eventuale chiusura di alcuni servizi ai cittadini, si lancia in anatemi e punta l’indice contro il Pdl cercando di mistificare la realtà; gridando la propria innocenza e omettendo una verità scomoda: la situazione economica del nostro Paese prescinde da vizi e virtù di un solo partito. Un vecchio modo di fare politica, populista, che stenta a morire e connota un Pd locale mediocre. Non una novità per la città. 
Il fatto nuovo è invece rappresentato dall’atteggiamento del “partito dei Sindaci” che sarebbero giustificati nella loro protesta se in questo preciso momento storico, parallelamente, contribuissero a  migliorare i conti della finanza pubblica attraverso un modo di gestire più virtuoso, più efficace, più efficiente e più collegiale dell’ente governato. I cittadini sono stanchi e delusi da questi comportamenti da scarica barile, nonché maturi per comprendere che in questa situazione nessuno può pontificare o ergersi a paladino del buon governo.
Se non fosse una situazione drammaticamente complessa per il Paese, le dichiarazioni degli esponenti del Pd locale, sarebbero tutto sommato divertenti. Quali sarebbero le idee alternative di governo proposte dal centrosinistra di Fiumicino? Quali sarebbero i rappresentanti locali del Pd che possono determinare un governo forte, stabile, affidabile, coeso e competente per la nostra Città?  Su una cosa il Pd di Fiumicino in tre anni di consiglio comunale è stato chiamato ad esprimersi: il nome del rappresentante dei revisori dei conti per la minoranza. È bastata questa unica decisione da prendere per spaccare il partito e arrivare alle dimissioni dell’ex capogruppo.
Abbandonando per un attimo il populismo, si dovrebbe invece riconoscere che l’attuale Governo è stato l’unico negli ultimi 50 anni ad avere il coraggio di inserire nella propria Costituzione il pareggio di bilancio dei conti pubblici. Provvedimento che forse nel breve periodo attirerà antipatie elettorali ma salverà l’Italia da un default dal quale nessuno potrebbe trarne giovamento.
Certo, è una manovra dura, migliorabile, rischiosa da attuare. Ma è evidente che chi ha l’onore di governare il paese ha anche il dovere di assumersi queste responsabilità. E come al solito questo senso di responsabilità è arrivato dagli uomini e dalle donne del Pdl. Proviamo solo a immaginare che cosa accadrebbe se questa determinazione fosse venuta meno: l’Italia sarebbe fuori dall’euro, in una situazione di irreversibile crisi socio-economica.
In questo momento storico un buon amministratore deve assumersi la responsabilità di essere propositivo, lavorare e credere nella ripresa e nella crescita e non limitarsi passivamente a fare la Cassandra.  Per chiudere sul fronte locale, chi con onestà intellettuale analizza i dati della manovra e degli equilibri di bilancio comunali che stiamo per votare, si rende conto che gli effetti della manovra non sono determinanti e con una gestione più virtuosa avremmo le potenzialità per rendere meno pesante la manovra e addirittura per non sentirne proprio gli effetti: sono molte le cose che potrebbero essere migliorate, come denunciamo da tempo.
Con la stessa onestà intellettuale bisognerebbe ricordare come la regionalizzazione del patto di stabilità voluta dalla giunta Polverini, i contributi che cominciano ad arrivare dalla Regione Lazio sul nostro Piano delle Opere e l’attività ripresa dall’Autorità Portuale sul nostro territorio attraverso il finanziamento di importanti opere infrastrutturali (vedi banchina lato nord) sono di questi tempi “aiuti” significativi e importanti che incidono non poco sull’economia locale.
Va bene protestare se vessati, ma sarebbe un esercizio altrettanto utile fare la propria parte nello sforzo epocale di dare stabilità e prospettive alla situazione economica finanziaria del nostro Paese. (ANSELMO TOMAINO – MAURO GONNELLI )

INVECE DI CHIUDERE L’UFFICIO ANAGRAFE I SINDACI DI CENTRODESTRA SI DIMETTANO
La protesta dei sindaci italiani che indistintamente, al di là degli steccati partitici hanno condannato la manovra finanziaria, è l’ennesima dimostrazione del palese fallimento di un Governo che tra inciuci, intercettazioni, scandali sessuali e leggi salva-Premier ha trascinato l’Italia sull’orlo del baratro, derisa dai mercati e dai partner europei, senza ormai uno straccio di credibilità internazionale.
I toni duri utilizzati dal sindaco Canapini, una volta tanto contro il suo Governo, sono sacrosanti. Questa manovra distruggerà qualsiasi percorso di sviluppo futuro del nostro Comune, strozzando ogni ipotesi di rilancio economico e occupazionale.
Purtroppo, come il Pdl di Fiumicino ha evitato chirurgicamente il confronto con le opposizioni cassando in sede di bilancio ogni proposta avanzata per migliorare il documento programmatico del Comune, così il Pdl nazionale ha evitato di ascoltare i moniti dei rappresentanti degli enti locali che chiedevano di tornare indietro. E lo stesso ha fatto con il Pd nazionale, depennando con la fiducia tutti gli emendamenti presentati contro i tagli ai comuni.
A questo punto il sindaco Canapini, come gli altri primi cittadini del Pdl, invece di mettere in atto proteste simboliche come la chiusura dell’ufficio anagrafe e dello stato civile che non avranno nessun effetto concreto e rischiano al contrario di risultare aleatori, si faccia promotore di forme di dissenso più incisive dimettendosi dai propri incarichi e chiedendo al Governo di fare lo stesso. In questo modo salverebbe Fiumicino dal collasso amministrativo e proverebbe a dare una spallata a un Governo ormai in deficit di credibilità. Il nostro Comune e il Paese hanno bisogno di una guida forte e di un piano di crescita e sviluppo che questo centrodestra non è in grado di garantire. (GRUPPO CONSILIARE PARTITO DEMOCRATICO CITTÀ DI FIUMICINO)

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