24 settembre 2017

Tre anni fa la strage delle Vignole

Vittime jessica

Rotzica Ciobanu con le due figliolette, Bianca Lorena 9 anni e Joana 13, Marzia Micarelli e Jessica Merlini 14 anni. A distanza di tre anni insieme a Marco Merlini, il papà di Jessica, abbiamo voluto ricordare quella tragedia e le sue vittime innocenti. Una ferita aperta, impossibile da dimenticare. Marco lo ricordo il giorno del funerale, lo sguardo nel vuoto. Oggi è un sopravvissuto, come lo sono tutti quei padri, quelle madri, che hanno perso un figlio. È venuto da noi in redazione, occhi buoni, sofferenti, ricorda ogni dettaglio di quella assurda mattina. “Jessica non doveva andare a scuola, stava per nascere il cuginetto Gabriele, ma alla fine ha deciso di andarci lo stesso, dicendo che se nasceva dovevamo telefonarle. È uscita e si è messa ad aspettare il pullman, la fermata è proprio davanti casa nostra. Ad un certo punto abbiamo sentito un gran botto, poi un grido altissimo. Sono uscito in pigiama, davanti la scena apocalittica. Se non ci fosse stata mia figlia non ce l’avrei mai fatta ad andare in quell’inferno. L’abbiamo tirata fuori dal canale,provato a rianimarla, non c’è stato niente da fare. Il perito del tribunale ha stabilito che l’auto alla fermata è arrivata contro le persone a 136 km orari. Non abbiamo più trovato la sua giacca, una scarpa, pure i calzini sono volati via nell’urto. Abbiamo aiutato gli altri bambini incastrati sotto le lamiere, tante facce che gridavano, piangevano. Quando chiudo gli occhi rivedo quelle immagini, risento lo schianto, le grida, ancora oggi è insopportabile”. Per lo shock Marco è rimasto a lungo in uno stato confusionale. Non riusciva più a fare niente, a lavorare, a dormire, a mangiare. “Ad un certo punto ho dovuto reagire, lo dovevo a mio figlio Davide, ha 13 anni ed ha bisogno di me. La dottoressa Leonetti, la psicologa, mi è aiutato tanto, è stata eccezionale. Era un’amica di Marzia Micarelli e la mattina dell’incidente era tra i soccorritori”. Lo scorso 27 aprile il Tribunale di Civitavecchia ha condannato in primo grado tutti i conducenti delle auto coinvolte nell’incidente: otto anni di reclusione per quello della Stilo, sette anni e quattro mesi per quello della Golf, cinque per quello del Pick Up. Il magistrato non ha fatto sconti, nonostante la riduzione di un terzo prevista dal rito abbreviato, la condanna è stata esemplare, il massimo della pena. A novembre seguirà l’appello. “Ho seguito ogni  fase del processo, il giorno della sentenza mi sono sentito più sollevato, il Tribunale ha fatto un ottimo lavoro. Allora ho pensato che Jessica avesse almeno ricevuto un po’ di giustizia, ma dopo qualche giorno il sollievo è scomparso, nessuno mi restituirà più mia figlia”. Il perito del Tribunale ha dimostrato che al momento dell’incidente la Stilo procedeva a 166 km orari, la Golf a 153 e la Mitsubishi, in senso contrario, a 120. “Provo tanta rabbia nei confronti di queste persone. In particolare i due ragazzi, Simone e Alessandro che guidavano la Stilo e la Golf. Mentre Pignoloni del Pick Up è venuto al processo, è un padre con una figlia ed era sinceramente addolorato, loro non si sono fatti vedere. In tutto questo tempo non abbiamo ricevuto non dico una visita, ma una lettera di scuse, un gesto da parte di nessuno, nemmeno dalle famiglie. E ci sono diversi testimoni che li avevano visti correre altre volte come dei pazzi in via Montanari prima della mattina dell’incidente. Un mio amico, Amedeo, li aveva persino seguiti fino al Da Vinci per vedere chi erano. Se spero che vadano in prigione? Dico solo che devono pagare, hanno ucciso cinque persone, distrutto delle famiglie, mentre oggi continuano a guidare con tanto di patente e vanno tutte le mattine a lavorare al centro commerciale”. Ma ci sono altri momenti di cui Merlini non si dimentica. “Ricordo il giorno del funerale, alla fine torniamo a casa e che vedo? Gli operai comunali della segnaletica stradale che stavano facendo le strisce pedonali davanti alla fermata, in pratica sotto casa nostra. Hanno aspettato che fossimo al funerale per fare le strisce. Prima nessuna forma di sicurezza, di segnalazione. Dopo la morte di 5 persone si fanno i marciapiedi, arrivano i dossi e persino la pensilina. Per fortuna il Tribunale non ha accettato la costituzione, come parte civile nel procedimento, del Comune di Fiumicino. Questo vuol dire che, al termine del processo penale, quando inizierà il rito civile, si potrà procedere anche nei confronti della pubblica amministrazione”. Per potere andare avanti oggi Merlini cerca di “non chiudere gli occhi”, di tenersi il più possibile impegnato, perché è proprio quando gli resta del tempo libero per pensare che il dolore torna insopportabile. “Il sabato e la domenica, quando l’officina è chiusa, mi chiudo nel garage e lavoro il legno, devo stancarmi, mettere a posto, tenere la testa occupata. Il resto del tempo lo dedico, insieme a mia moglie Maria, a Davide, il nostro ragazzo. Per fortuna che c’è lui. Si preoccupa per noi, vuole sapere che facciamo durante la giornata. Con Jessica erano molto uniti. Nella disgrazia che ci è capitata abbiamo conosciuto tante persone straordinarie, soprattutto nel campo delle associazioni del volontariato che ci sono state vicine. Le voglio ringraziare tutte per quello che hanno fatto”. Jessica Merlini a giugno di quest’anno avrebbe compiuto 18 anni. Sarebbe stata una donna bellissima, lo si capisce dalle foto. Marco ha un progetto per poterla ricordare: “Vorrei creare una scuola, un centro di recitazione che porti il suo nome. A lei piaceva la danza, la recitazione, il canto. A scuola aveva voti altissimi, i professori ci dicevano che era dotata per gli studi. Ho un capannone accanto a casa, un giorno sarebbe bello poterlo ristrutturare e farne un centro. Per ricordare la nostra bambina e aiutare altri ragazzi”.

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