
La vita al Villaggio dei Pescatori scorre tranquilla nel periodo invernale, quando la strada, ormai asfaltata, è riservata ai pochi abitanti fissi. Sono poche le macchine ferme ai lati della strada con le pozze di acqua piovana e la sabbia spazzata dal vento. Cammino tra i vicoletti delle case chiuse, il profumo della legna bruciata esce dai comignoli, l’aria è umida. Ad aprile riaprirà il cancello del Fregene Vela Club; manca poco, mi concedo ancora qualche giorno di riposo dopo il periodo in Sud Africa; il mare ha dei colori tenui oggi, il bosco manda i suoi profumi di pino silvestre, il canto di un usignolo echeggia nella notte. I giorni scorrono veloci e… ci siamo, domenica ci sarà la riapertura del circolo, siamo in tanti ad aspettare questo momento, l’aria nel frattempo si è addolcita, il sole comincia a scaldare, c’è fermento in giro. Ogni volta si rinnova l’entusiasmo dell’arrivo primaverile, dove i nuovi propositi sono la fiamma che tiene insieme il nostro gruppo di soci ed amici frequentatori del club. La solita imbiancata ai muri, riprese di intonaco caduto sotto i colpi delle mareggiate, porte da verniciare; con il trattore muovo la sabbia ammucchiata dal vento, sistemiamo la piattaforma per armare le vele che ha qualche asse instabile.
Al mattino del 2 Aprile si apre il cancello, tutto risuona tra le note di ‘Stir it up’, Massimiliano Germini è il primo ad arrivare, poi Fabio D’Anna, che nel frattempo si è separato da sua moglie, arriva con Elisabetta la sua nuova compagna. Gli altri: Fabrizio Colletti, Giuseppe Leotta, Massimiliano Minni, Alessandro Sbordoni, Carletto Baldassarri, Francesca, Massimo, Lorenzo, Carlone, Gianluca ecc… scaricano le attrezzature sistemandole nei posti migliori, come si dice ‘ai meglio posti’. Un caffè al Bar delle Sirene è rituale; un gruppetto ne approfitta per fare colazione. “Abbiamo un problema”, dico: Jimmi, il ragazzo egiziano che faceva le pulizie, ha impiantato una causa legale chiedendo 20 milioni di lire, vuole essere pagato per la guardiania notturna, le ferie non pagate, le ore di straordinario ecc… Gianluca è avvocato e lancia qualche consiglio su come sarebbe meglio secondo la sua esperienza affrontare la situazione, comunque dice che un avvocato specializzato in cause sul lavoro sarebbe l’ideale nella difesa del caso. Un’assurda cattiveria che cade violentemente su di me; con l’avvocato Scilipoti cerchiamo di affrontare il problema; mi reco nello studio dell’avvocato di Jimmi. Entrando, quadri e arredamenti stile arabo/egiziano: spiego che non è stata richiesta nessuna guardiania notturna, che le ferie non sono incluse in un lavoro stagionale di pochi mesi, che la stanza dove dormiva Jimmi è stata messa a disposizione soltanto per evitargli di fare su e giù con Roma ogni giorno. Le parole sembrano andare al vento, la brutta faccia davanti a me insiste nel chiedere un risarcimento di 20 milioni altrimenti procederà con la causa. Gli chiedo come pensa che io possa avere una somma di denaro simile per pagare anche nel caso avesse ragione; in banca ci sono 5 milioni di lire che serviranno in parte per pagare le prime fatture delle attrezzature nautiche che serviranno per la nuova stagione. Ma quello non sente ragioni e non intende trovare una soluzione; esco abbastanza arrabbiato dallo studio dell’avvocato. Ci sarà a breve un pignoramento all’interno del club, dove al momento sto vivendo, e l’unica cosa che possiedo è la mia moto Honda Night Hawk; faccio il passaggio di proprietà a Cristina. Dopo qualche settimana arriva l’ispettore giudiziario a fare il pignoramento, ma realizza che, a parte alcune vecchie tavole da scuola, il club non ha nulla di valore da poter sequestrare; così se ne va via con un nulla di fatto. In seguito viene congelato il mio conto in banca con le poche lire rimaste e lo scrupoloso avvocato di Jimmi si preoccupa anche di contattare il Comune di Fiumicino, assessorato allo sport, dal quale sporadicamente prendiamo il patrocinio per alcune manifestazioni sportive, cercando di metterci in cattiva luce con l’amministrazione comunale.
Ciononostante le giornate al circolo proseguono serene, l’attività funziona bene, c’è molto movimento nei fine settimana; ho comperato anche 10 lettini e 10 ombrelloni da far utilizzare ai soci. La sera ogni tanto organizzo un bbq per chi rimane a base di pesce appena pescato; il mare regala bei tramonti dopo le giornate spese in acqua, ora poi con la nuova attività del surfing si sono aggiunti nuovi frequentatori al circolo. Federico e Simone vengono ogni volta che ci sono onde, sono amici, prendono la corriera Acotral per fare una sessione di surf. Emanuele, sempre attento alle news della segreteria telefonica che aggiorna sulle condizioni meteo, spesso fa carte false per non perdersi le giornate migliori. Cristina, dopo la sua lezione di danza giornaliera, viene in bus per stare insieme per il resto della giornata. A volte rimane la sera godendo nella semplicità, della pace dei colori e dei suoni del mare. Dal piano di sopra, dove ho il mio rifugio creato come a me piace, esce spesso odore di incenso per purificare l’ambiente. Ho aperto una porta-finestra lato mare, al fianco del letto, da dove, nelle nottate di luna come nelle mattinate di bufera, posso guardare il mare ammirando ogni suo cambiamento. Il vento, in una sera di forte libeccio, ha fatto volare la ventola posta sopra la canna fumaria: è decollata letteralmente, al mattino dopo l’ho ritrovata a 50 metri dal muro di cinta.
L’aiutante Jimmi viene presto sostituito con Manuel Signore che mi dà una mano nelle pulizie e rimane a disposizione, quando sono in mare a fare lezione o per la mia pratica giornaliera di windsurf e/o surf, per fornire info sulle attività del club. È un mio allievo Manuel, sta imparando il surf che preferisce al windsurf; è un ragazzo di 17 anni cresciuto al Villaggio dei Pescatori e conosco sia il padre che la madre fin da bambino. Il circolo gode di una discreta presenza di soci che, grazie alla nuova attività di surfing, è aumentata ulteriormente fedeli come sono nel digitare il numero della segreteria telefonica 6680958 che informa, ogni volta che le condizioni meteo cambiano, sull’evoluzione del vento e delle onde e del tempo in generale. Con Fabio D’Anna e Massimiliano Germini stiamo facendo progetti affiliandoci alla federazione italiana nata da pochi anni, rinominata da Alessandro Dini e chiamata ‘Fisurf’.
Noi, insieme al Coccia Surf Club e Is Benas, siamo tra i primi club affiliati e abbiamo sostenuto il primo corso in Italia per insegnare il surfing. Abbiamo già parecchi allievi che si sono prenotati, c’è molto fermento intorno al mondo del surfing, con ditte che producono materiale tecnico e abbigliamento.
Ci unisce la passione di poter scivolare sulla cresta delle onde; troviamo la gioia del gioco nella natura dove la libertà dei pensieri ci avvicina all’Essenza, cercando di entrare in un movimento sciolto e fluido come quello del mare.
Organizziamo così la prima gara di surf mai fatta nel nostro litorale; si chiama ‘Primo Raduno Surfieri’ con la copertina del film uscito da poco nei cinema ‘Endless Summer’. Riusciamo a radunare una ventina di surfieri locali svolgendo una manifestazione unica nel suo genere dove, onda su onda, i partecipanti si divertono a fare manovre cercando di curvare nella parte più ripida delle onde. I punteggi vengono dati in base alle due migliori onde surfate e vanno da 0 a 10 punti. I parametri usati per la valutazione sono diversi: si valuta la difficoltà, la scelta dell’onda, le manovre diversificate, la sicurezza, la stabilità, la radicalità. I 5 giudici danno i punteggi supervisionati dal capo giudice, vengono scartati i punteggi più alti e più bassi ottenendo così una media su tre punteggi. La manifestazione ha un gran bel successo e ci dà la possibilità di avere così in seguito molti più allievi vogliosi di imparare; siamo gli unici nella zona di Fregene tanto che in una riunione del collettivo del club decidiamo di cambiare il nome da FVC (Fregene Vela Club) a FVSC (Fregene Vela Surf Club). È un periodo di gran fermento, questa novità ha portato una ventata di rinnovamento sia nelle attività del club che tra i frequentatori e gli allievi dell’associazione sportiva.
A questo punto ho il bisogno di esprimere le sensazioni, chiaramente personali, riguardo alle due attività del windsurf e del surf. Sono nato come ‘winsurfiero’ e ho praticato per circa 15 anni i campi di regata apprendendo le tecniche della vela, il movimento del mare, a dominare il vento che genera le onde; la sensazione che questa disciplina ti dà è la libertà. Ho speso tante ore in mare navigando nelle più diverse condizioni: dalle più tranquille, con venti leggeri, alle più impetuose, nei giorni tosti, quelli dei venti sudoccidentali e nordoccidentali, quando il mare si fa sentire, quando tu sei da solo lì in mezzo alla pace del mare impetuoso e ti distacchi dal mondo terrestre in una sintonia di movimenti precisi fatti al tempo giusto, quando la fantasia spazia generando azioni con il moto ondoso e ti senti ispirato, fluido, felice. Quando sei lì sopra e la tavola plana sulla superficie del mare con poco attrito, l’acqua scorre veloce sotto di te e ti resta il luccichio delle onde verso un orizzonte fatto di sogni, di leggerezza, di gioia.
Nel surfing le cose cambiano: sei immerso nell’acqua, cullato dalla danza del mare; ti guardi intorno, spesso verso l’orizzonte, aspetti, cerchi, ti muovi nuotando e sistemandoti dove l’onda potrebbe rompere. Il tempo di reazione è istantaneo, non puoi perdere un solo istante quando sei lì, remi la tua onda tagliandone la direzione, scivoli nel suo verso, poi con un balzo sei in piedi sulla tavola, controlli la direzione, cerchi di trovare il ritmo, sei connesso, ti senti in armonia con la natura, nulla può succederti, sei come nelle braccia di un padre ancestrale. Ricordo le parole di Alessandro Maddaleni quando ci disse che per fare il surfing devi essere presente, senza pensieri, senza attaccamento, senza razionalità, senza tensioni. In un tutto dove le ore spese in acqua per capire sono racchiuse nella gioia di quei piccoli istanti in cui corri sulle onde, curvando nei punti che scegli per rimanere lì, surfando l’onda da dove si sprigiona l’energia, vicino alla schiuma, dove la forza della natura si fa sentire, a volte bastonandoti, a volte accarezzandoti, proprio come un padre che insegna a suo figlio le regole della vita.
Nel frattempo al circolo, la situazione che ha creato Jimmi sta dando sempre più problemi; i pensieri mi tolgono le energie da dedicare serenamente alla mia vita, al club, ai soci.Di tanto in tanto arrivano lettere raccomandate che chiedono i venti milioni di lire conteggiati dal ‘bravo avvocato’ il quale, abbiamo saputo, a causa chiusa prenderà il 70% dei soldi che riescirà a recuperare. Un gentiluomo che solo a guardarlo in faccia meriterebbe di essere portato alla terza secca in una giornata di libeccio e lasciato lì in mezzo ai flutti a bere l’acqua del nostro mare. Appartiene ad una categoria di uomini ignobili che per raggiungere l’ingiusto scopo della propria attività fanno accordi subdoli con i propri ‘clienti’ senza richiedere un anticipo ma un’alta percentuale di quello che riescono a togliere ai poveri malcapitati, in questo particolare caso, al sottoscritto. E pensare che il ‘povero Jimmi’ veniva trattato con il massimo rispetto e mai avrei pensato ad un gesto del genere, un’infamia che nemmeno il suo Dio Allah Akbar potrebbe mai perdonare; si sa che dalle esperienze si viene incoraggiatati a essere più accorti nel trattare con gli esseri umani. Per fortuna dal mare arrivano le onde e il vento che sono sempre qui a fare piazza pulita dei pensieri negativi.
Quando le energie si mettono per traverso sono forzato a tirare un altro grosso respiro, un grande colpo al cuore. La notizia arriva al mattino: Massimo Messere, mio amico del cuore, è morto dopo un incidente stradale. Sposato con mia sorella è quindi anche mio cognato, grande pilota di moto, grande guerriero libero. Mi si stringe il cuore, il viso si bagna di pianto, la tristezza entra nella sala del mio riparo, la pressione nella testa è forte, immensa. Rivivo alcuni dei tanti momenti vissuti insieme, fin da ragazzi sistemando la prima moto da corsa nel giardino sotto casa sua. Le risate in compagnia di Luigi, Maurizio, Claudio, le giornate spese sui circuiti quando faceva il campionato europeo che vinse nel 1984. Il matrimonio con Rossella, bello come pochi, forte, libero, combattivo, ma anche così attaccato alla sua passione che lo ha visto vivere sì momenti di gloria, ma anche l’amarezza di essere fuori dai circuiti per la sua età. Fissato nei ricordi, quando commentava ogni sua gara passata con una malinconia che gli strizzava l’anima. Sono nella sala della mia dimora, nel piano superiore del circolo immerso nei ricordi, nella tristezza, nel rancore di non averlo visto da alcuni mesi. A casa, al Villaggio dei Pescatori, è arrivata mia sorella con i due figlioletti di 8 e 10 anni Jacopo e Matteo; sono stato incaricato di informarli della triste notizia, sono sul letto della cameretta, mi guardano sospettosi, gli dico che papà ha avuto un brutto incidente in macchina e che è molto grave, mentendo per addolcire la notizia del precoce trapasso. Poi nei giorni successivi gli comunico, con il groppo alla gola, che papà non ce l’ha fatta, ci stringiamo in un momento intenso per l’assurda e ingiusta perdita.
La vita a volte ti assale come quando arriva la tempesta: tu sei nel mezzo cercando la maniera per uscirne vivo, superando le onde più grandi, con le mani serrate al limite delle forze per tenere il vento furioso, stringendo i denti per superare anche questa prova e aspettare che la furia si plachi per tornare alla pace del nostro piccolo grande mondo del club forte e vivo più che mai.

