L’estate del 1995, al Fregene Vela Surf, scorre con le sue giornate e le zanzare al calar della sera sono affamate di sangue umano. Al piano superiore del circolo, dove c’è la camerata della foresteria, c’è una fila di sei letti a castello. Uno di questi è occupato da Matteo e Robertino che ormai sembrano convivere serenamente con il ronzio delle fastidiose pungitrici volanti; loro dormono di sasso, ma Massimo, soprannominato Lucio Dalla per la sua somiglianza con il celebre e mitico cantante, si accosta al loro letto lamentandosi dei milioni di insetti volanti che lo hanno disturbato per tutta la notte. Lui, Massimo, un po’ come tutti qui al club, è un tipo particolare (si fa per dire); nonostante i suoi 34 anni è ancora un po’ infantile, gli piace andare in kayak e a volte lega un aquilone sulla maniglia di poppa e, con una piuma di gabbiano fissata sul cappello, va su e giù contento davanti allo spazio di mare di fronte al circolo nautico. Qui accogliamo tutti e le persone vengono attirate dalla nostra attività che a ben vedere dimostra di essere aperta anche ai più disadattati; oltre chiaramente ai nobili cuori che portano nuove attività come Patrizia, che suona il tamburello del Salento pur essendo romana verace, e a volte si presenta vestita in costume tradizionale battendo ritmi dei paesi del sud. Prima di fare la sua sessione di windsurf, si veste totalmente coprendosi dalla testa ai piedi e si cosparge il viso di cera. C’è anche Alessandro ‘Spartaco’, un uomo di forte corporatura che rimane in costume da bagno senza peraltro abbandonare mai il suo marsupio ventrale; va in windsurf avendo imparato qui nella nostra scuola, ma gli piace far volare un aquilone che domina con destrezza anche con vento forte facendolo curvare nel cielo con smorfie di grande impegno e gioia.

Insomma qui al circolo vediamo tutti i tipi di persone: dal serio costruttore che ha un catamarano Zizzi e arriva con la sua attempata compagna ben curata come lui, o dai tennisti Massimo e Pietro, l’avvocato Gianluca, gli immobiliaristi Fabrizio e Massimiliano, l’ingegnera Francesca, i commercialisti Maurizio e Andrea, l’idraulico Enzo e poi tanti altri che sporadicamente imboccano dentro in nostro piccolo mondo fatto di semplice armonia e dove tutti sono allo stesso livello. Si sta in un’atmosfera ideale dove anche i cani girano liberi, tutti qui sono lieti di vivere momenti di sano sport e relax. Lo dico sempre: l’INPS ci dovrebbe ripagare per l’assistenza che forniamo ai nostri soci evitandogli di ammalarsi dei mali sociali facili da contrarre nella routine imposta dalla vita cittadina di Roma e in generale delle grandi città.

Qui davanti alla ‘capannetta’ si è formata una secca buona; spesso, anche nelle calde giornate di calma estiva, sfruttiamo il passaggio del ‘Guizzo’, un veloce traghetto che fa la spola Civitavecchia-Fiumicino. Infatti, solo dopo un paio di minuti dal suo passaggio, le onde di scia che lascia raggiungono la battigia, sbaragliando asciugamani e infradito e lasciando le formine dei bambini galleggiare qua e là. Noi, sempre affamati di onde, anche di risacca, siamo pronti a tuffarci per prendere quelle due o tre che arrivano grazie al traghetto come una manna dall’orizzonte. La fine della stagione estiva viene annunciata dai primi venti di tramontana, l’aria si rinfresca; il cielo azzurro è sferzato dalle raffiche di vento che cercano spazio tra la pineta retrostante e portano un odore di pino silvestre e di macchia mediterranea e, purtroppo, talvolta anche l’odore degli arbusti bruciati nell’entroterra che causano piccoli disastri ambientali. La chiusura stagionale del circolo a fine novembre è un rituale inevitabile, anche se alcuni soci vorrebbero che si rimanesse aperti tutto l’anno. Sia per noi che per loro un break è utile per dare un taglio alla routine altrimenti non si apprezza più il valore del nostro ‘piccolo mondo’; inoltre per me è fondamentale per riposarmi, staccare la spina e fare del buon windsurf/surf in posti diversi del pianeta cercando di far evolvere la mia tecnica. Stavolta mi porterò, oltre alla tavoletta wave da windsurf, anche un ‘longboard’ della Bic che penso essere adatto a ‘capare’ qualche buona onda nell’Oceano Pacifico.

Con Cristina abbiamo deciso di andare a passare il Natale insieme a New York, dove lei prenderà delle lezioni di danza in uno studio molto famoso; io cercherò di trovare il modo migliore per ammazzare il tempo e starò lì fino al 6 gennaio, prima di prendere l’aereo per San José in Costa Rica. Un mio compagno di regate Mirko Babini lavora in un hotel sulla baia Bolajinos’ dove il vento soffia forte in questo periodo.

Ormai i tempi sono maturi e siamo eccitati nei giorni che precedono la partenza; quest’anno tra i problemi legali con l’egiziano Jimmi e la morte di Massimo ho un gran bisogno di staccare la spina.

Un amico di famiglia di Cristina, Enrico Granafei, bravo musicista e uomo gentile, ci viene a prendere all’aeroporto La Guardia, fermandosi, strada facendo, in uno di quei caffè del New Jersey poco lontano da casa sua. Sorseggiamo il famoso caffè americano, un bibitone di acqua calda e caffè chiacchierando un po’ di noi e del motivo del nostro viaggio. Ci ospiterà per questa settimana dove staremo insieme girando, persi tra le luci, le vampate di vapore, le strade a cinque corsie. Qui gli umani sembrano essersi trasformati in automi e filano dritti per la loro strada con un’espressione seria, sempre di fretta, passando da una strada all’altra in abbigliamenti che a volte si presentano piuttosto stravaganti; ognuno va diritto per la sua strada, se una persona cade in terra nessuno alza una mano per aiutare, sembra che siano chiusi dentro una bolla di vetro. Avendo già avuto un’esperienza a soli 18 anni di un viaggio proprio qui nella ‘straordinaria’ terra americana, non resto affatto stupefatto dal suo falso, luccicante, sorprendente aspetto. Prendo il meglio, la libertà di andare a Central Park o al Museo delle Cere mentre Cristina è presa nelle sue passioni di danzatrice in carriera.

Ci concediamo comunque bei momenti, sia al mattino tra i bus e la metro prima di arrivare allo Studio 5 dove lei si tratterrà per un paio d’ore, che alla sera con cenette intime o insieme ad Enrico e la sua compagna. Enrico, per lavoro in alcuni ristoranti italiani, suona e canta canzoni classiche italiane tradizionali come quelle napoletane; un giorno venne costretto a indossare anche il vestito di ‘Pulcinella’, “che tocca fa pe campa’…”, mi disse con una smorfia sulle labbra. Lui spesso suona con grandi nomi della musica jazz e blues e mi fa un po’ di tenerezza mista a rabbia vederlo lì seduto sullo sgabello a suonare ‘O sole mio’… ma 200$ a serata fanno molto comodo.

Il tempo scorre veloce in questa settimana americana, Cristina rimarrà qui ancora qualche giorno a fare le sue lezioni, mentre io volerò a San José con il pacco delle mie attrezzature di 40 kg. Un bacio, un ultimo abbraccio e via verso le nostre passioni, io il mio mare e lei la sua danza.

Sbarco a San José la sera e mi faccio portare in uno di quegli alberghetti di medio livello; la mattina dopo proverò a prendere il bus per Salinas. Purtroppo la tavola da surf di nove piedi risulta troppo lunga per essere caricata sul bus pubblico e l’autista mi dice di aspettare il prossimo nel pomeriggio; così ritorno all’hotel ma anche i miei successivi tentativi non hanno successo. La solfa va avanti anche la mattina del giorno seguente; sono un po’ depresso da questa situazione che mi costringe a perdere giornate in attesa di un autobus che abbia la capienza sufficiente per il mio longboard. Finalmente nel pomeriggio arriva il bus giusto, tiro un sospiro di sollievo, mi siedo sul sedile e in tre ore di strada arrivo a Salinas dove Mirko viene a prendermi e mi porta all’hotel di cui lui è il manager.

Qui è un bel posto, davanti alla baia di Bolanos dove oltre la sponda c’è il confine con il Nicaragua, il pomeriggio di questi tempi, si alza sempre un vento dai 25 ai 30 nodi; chi è del mestiere avrà già gli occhi che gli luccicano dalla contentezza. Armo la mia 4,7 Zeta North Sail e salto sulla tavola sfrecciando in mezzo a branchi enormi di pesci, sembrano piccoli tonni, che al mio passaggio scodando lasciano sulla superficie dell’acqua bolle e spruzzi. Una natura dove la vita esagera abbondando immersa tra il blu e il verde della costa. Mi chiamano al telefono: un caro amico, Claudio Giulietti, verrà a passare qui un paio di settimane e arriverà con il volo a San José; dato che è un tipo ansioso mi chiede se posso andare a prenderlo in città, acconsento con non poca fatica. Un altro viaggio in bus di 3 ore andata e 3 ore al ritorno non sono proprio piacevoli, ma conoscendo Claudio lo faccio volentieri evitando di farlo stressare. La sera del suo arrivo lo aspetto in hotel; sono comodamente in camera a godermi il riposo dal viaggio. Arriva verso le 7 di sera, molto agitato e mi dice di aver lasciato il borsello con tutti i suoi documenti e i soldi cash nel taxi che lo ha appena lasciato davanti all’hotel. Un classico per Claudio, distratto e sempre agitato in situazioni nuove; cerchiamo tramite la reception di chiamare il servizio taxi informandolo dell’accaduto e ci dicono che faranno di tutto per rintracciare l’autista del taxi che ha portato l’amico dall’aeroporto in hotel. Con una certa apprensione ce ne andiamo a cena insieme in un localetto a pochi passi dall’alloggio, così, prima di andare a dormire, cerco di rasserenarlo dicendogli che tutto andrà bene.

La mattina seguente, soprattutto essendo in Costa Rica, rimaniamo piacevolmente sorpresi dall’arrivo dell’autista del taxi che consegna a Claudio, contentissimo, il borsello intatto; per riconoscenza Claudio gli regala 50$ del tutto meritati per la sua onestà.

Finalmente dopo il viaggio di ritorno in bus da San José a Salinas ci rilassiamo davanti ad una birra fresca. Al mattino seguente andiamo a pescare sopra a delle rocce sulla punta della baia e già alle 9 abbiamo due belle spigole di circa 800gr da far cucinare allo chef dell’hotel. È stato facile con la bombarda e la piumetta allamare quelle belle prede destinate al forno con una buona quantità di patate.

Nel pomeriggio si esce in windsurf insieme, Claudio ha voglia e bisogno di migliorare la strambata; gli do tutti i consigli che posso, ma ciononostante fa sempre lo stesso errore ormai radicato nei suoi movimenti da anni, non riesce proprio a cambiare il suo modo di entrare in curva. Ci proviamo parecchio anche nei giorni seguenti: nulla di fatto, è una capa tosta.

C’è anche un altro windsurfiero che è arrivato, si chiama Felipe ed è cileno, sta qui con la sua famiglia, padre madre e sorella, Paolina molto carina, una ragazza di 18 anni piccola di statura con un bel sorriso e con la quale entro subito in simpatia. Dopo un paio di giorni mi chiede se voglio fare una passeggiata a cavallo lì vicino all’hotel: “certo che sì”, ma che mal di sedere la sera al ritorno! Poi parliamo, passeggiamo insieme… Paolina è proprio carina e simpatica, ci salutiamo lasciandoci i contatti telefonici. Ormai siamo in procinto di partire per fare surf verso Tamarindo dove arriverà anche un altro conoscente collega di Claudio che lavora in Alitalia; si chiama Riccardo , sopranominato “Riccardino ammazza cavalli “ ed è un pezzo d’uomo di due metri per uno, caciarone e pesante da sopportare, come le cadenza dei suoi passi. Come cavolo avrà saputo dove siamo proprio non riesco a immaginarlo, sono un po’ preoccupato del suo inserimento imprevisto nel nostro viaggio . Decidiamo di prendere tre cavalli in noleggio per una tranquilla passaggiata tra le campagne e la spiaggia , Riccardino per salire sul cavallo a lui assegnato lo agguanta per la capezza e con un gesto non proprio cavalleresco lo stramazza completamente a terra , da qui in suo sopranome di “ Riccardino ammazza cavalli”. La cavalcata si trasforma ben presto in una corsa tra le stradine del paesello i viottoli sterrati  e la spiaggia fin sulla riva del mare quando galoppando gli spruzzi dell’acqua arrivano fin sopra le nostre gambe e noi che ce la ridiamo sganasciando come bimbi felici. Il giorno dopo affittiamo una macchina e guidando verso Tamarindo ,  fa un caldo bestiale, la fame incalza e seduti allegramente in una ttola ci consigliano di ordinare un ‘gajo pinto’ un piatto locale con uovo sodo, insalata, pomodoro e riso, un piatto ideale per il clima asfissiante di qui. Nella stanza a tre letti il ventilatore gira a tutta manetta, Massimiliano suda grondando ed io, seduto sul bordo del letto, guardo un iguana che razzola appena fuori dalla porta della nostra camera mentre gocce di sudore colano dalla fronte fin sul pavimento… ci saranno almeno 40 gradi. Di animali qui ce ne sono di tanti tipi, oltre agli uccelli anche alcuni un pochino pericolosi come serpenti, scorpioni, tarantole ecc… Al mattino decidiamo di andare a fare surf a Plaia Negra; a sinistra della foce di un fiumetto si entra in acqua, che acqua calda!… sarà almeno 30 gradi, tanto che, a petto nudo dopo aver remato per giungere sul picco, arrivano vampate di calore sul viso. Le onde sono divertenti, destre, facili di un metrello e ci danno modo di gioire del posto e della generosa allegria dei local. Due giorni dopo siamo sempre davanti a Plaia Negra, il mare è grosso e c’è parecchia gente in acqua, una ventina di surfieri. Remiamo fino al picco che rompe fuori, ci sono voluti 15 minuti, seduto sulla mia Bic 9’ aspetto la mia onda ammirando lo spettacolo di questa natura prorompente, viva. Ecco che arriva il mio momento, mi giro con la prua verso terra, aspetto il momento giusto per dare le due remate che mi fanno salire sul questo muro di 4 metri, senza esitare salto sulla tavola prendendo velocità e curvando per evitare i surfisti sotto di me; il long sembra una tavoletta per quanto corre, è leggero e le curve seguono linee marcate condite dal suono del fruscio degli spruzzi dell’acqua spostata dai bordi della tavola. Una lunga corsa fino a riva e decido di ritornare sul picco con un sorriso da fesso stampato sul volto. A metà però succede che una serie più grossa mi carica letteralmente facendomi scendere a retromarcia; senza pensare, mi metto in piedi e come per magia la tavola gira, marcia e surfo l’onda un’altra volta fino a terra; dopo questa decido di uscire soddisfatto e contento oltre ad essere stupefatto della magia appena avvenuta. Mi sdraio sulla sabbia calda mentre il sole asciuga in un attimo la pelle, il fragore delle onde si mescola con il canto degli uccelli; chiudo un attimo gli occhi per fissare questo momento dentro di me: sono momenti magici, unici e solo chi li ha vissuti può veramente capire.