di Marina Pallotta

L’ombra lunga del Covid-19, con il suo stato di incertezza e distanziamento, ha innescato, a volte in modo inaspettato, cambiamenti radicali nella vita di molti. Per Ursula Wieland il 2020 ha segnato un punto di svolta. Insieme al marito Silvio, psicologo, ha scelto di stabilirsi a Fregene, trovando rifugio nell’attico che si affaccia sul mare e sulla pineta. “Dopo quei mesi trascorsi qui – racconta Ursula – è stato impossibile pensare di tornare indietro. Fregene ci ha offerto una qualità della vita che non avremmo mai immaginato. Le passeggiate nel silenzio, la possibilità di muoversi in bicicletta, l’incontro tra la campagna e il mare… tutto questo ci ha conquistati”.

Peruviana nata a Londra, figlia di un diplomatico, Ursula ha vissuto in dieci paesi diversi, un’esperienza che le ha forgiato uno sguardo aperto sul mondo. Arrivata in Italia nel 1988, dopo gli studi a New York, ha frequentato un corso di Fotografia Pubblicitaria nell’Istituto Europeo di Design, preludio a una carriera che l’ha vista impegnata, con l’IFAD, l’Agenzia delle Nazioni Unite dedita allo sviluppo agricolo e rurale, e nell’implementazione di sistemi informatici. Parallelamente, ha coltivato la passione per la fotografia, lavorando come freelance per il mondo dell’arte, dai teatri ai pittori, affinando un’estetica che si nutre di osservazione e sensibilità, e a laurearsi in Antropologia Visiva.

Con il sopraggiungere della pensione, è tornata al suo primo amore, la fotografia, dando vita, nel settembre del 2022, al “Photocontest for Fun”, un concorso fotografico amatoriale internazionale. Un progetto nato dalla condivisione della passione per l’immagine, con cadenza bimestrale, che invita i partecipanti a interpretare un tema specifico attraverso l’obiettivo. Le foto, valutate in forma anonima, vengono votate e la vincitrice celebrata sui social media. Le sei foto più apprezzate partecipano a un’ulteriore selezione, diventando le protagoniste di un photobook annuale. Una bella mostra, allestita presso la Biblioteca Gino Pallotta, delle foto più significative del contest, ha riscosso un notevole successo, attirando numerosi appassionati che hanno deciso di cimentarsi nella competizione.

Del resto per lei la fotografia “Insegna a guardare e a vedere il mondo. Non è necessario cercare soggetti esotici. Ogni cosa intorno a noi merita di essere fotografata. In casa, nel quartiere, ci sono oggetti, soggetti, apparentemente ordinari, che, colti con uno sguardo nuovo, rivelano una dignità, un’interpretazione della realtà. È come rendere speciale l’ordinario; è un modo per educare lo sguardo”. Un’eco di Dorothea Lange, la grande fotografa degli anni ‘30, che credeva nella capacità della fotografia di educare alla visione, di “insegnare alle persone come vedere senza macchina fotografica”. Un’eredità che il “Photocontest for Fun” sembra voler raccogliere.

Oggi Ursula Wieland è parte integrante della comunità di Fregene. Partecipa attivamente a diverse attività: il pickleball, i corsi di storia dell’arte e il burraco presso la Biblioteca Pallotta, e si dedica alla pittura all’acquarello. Apprezza l’architettura di Fregene, con le sue case basse e la quiete invernale. Ha dato vita a un canale YouTube “Photo for Fun” dove, nella sezione “The Smile in Photography”, esplora il modo in cui il sorriso viene rappresentato nella fotografia, non solo come elemento tecnico ma anche come fatto culturale ed espressivo. Mette in luce come, dai ritratti austeri dell’Ottocento, il sorriso sia diventato progressivamente centrale con l’evoluzione della tecnologia e delle convenzioni sociali. Inoltre, contribuisce a far conoscere numerose fotografe del passato, rimaste a lungo nell’ombra perché non ancora adeguatamente valorizzate.

Minimalista per vocazione, Ursula Wieland predilige la fotografia in bianco e nero, un linguaggio visivo che le permette di esplorare le sfumature dell’animo umano e della realtà. “Il fotografo può dare colore o toglierlo – afferma – gli oggetti sono inanimati, ma il professionista dell’immagine può dar loro vita! Il fotografo crea un rapporto con l’oggetto, animato o meno; costruisce un dialogo e può trasformare l’ordinario in qualcosa di unico”.