
Quello che da molti è considerato più grande fotografo italiano di reportage, Gianni Berengo Gardin (il nostrano Cartier Bresson), ripeteva sempre che la fotografia non è un’arte, ma semplice documentazione, che assume significato di testimonianza sempre più importante con il trascorrere degli anni e dei decenni perché riporta a storie, eventi e costumi di tempi andati. E per questo ha sempre sostenuto che la fotografia analogica su pellicola e stampata su carta ha un ruolo maggiore in tal senso non foss’altro che per il fatto che il supporto su cui viene registrata l’immagine garantisce una conservazione nel tempo ben maggiore e più stabile rispetto ai mezzi digitali.

Nel mio piccolo concordo con le affermazioni di Berengo Gardin. La testimonianza può riguardare eventi di attualità, di storia, ma anche, per il fotodilettante, semplicemente di vita familiare. Quante ottime foto scattate durante l’infanzia dei nostri figli o le vacanze trascorse o qualunque altro momento della nostra storia personale ci sono nei nostri album, nei cassetti dei nostri armadi o librerie.
In questo spirito mi sono permesso di esporre le foto di una mattina di dicembre dello scorso anno scattate su pellicola in bianco e nero relative ad un posto mitico a tutti noi caro: il Villaggio dei Pescatori di Fregene o più semplicemente “il Villaggio”. Non avevo previsto di esporle, ma dopo averle stampate mi è venuto in mente che avrebbero potuto essere di interesse appunto come documento di una realtà del territorio a noi nota, che meritava di essere ripresa.
La Biblioteca Pallotta è stata la mia prima idea come destinazione naturale di tale intento ed ecco che, con la gentile e premurosa collaborazione delle bibliotecarie, mi trovo a proporvi di andare a dare uno sguardo a queste immagini lì esposte.
Antonio Scorletti


