Ieri pomeriggio all’Hotel Isola Sacra di Fiumicino si è tenuta una nuova assemblea pubblica sul tema dello sviluppo aeroportuale. A supporto della linea documentata e approfondita dal Comitato Fuori Pista, eravamo  presenti  tutti noi consiglieri di opposizione che quella linea l’abbiamo sostenuta e promossa anche in passato dicendo No alla quarta pista e lavorando, fattivamente ad un ampliamento del perimetro della riserva.

Tanto del futuro della nostra città si giocherà sulla scelta tra tutela ambientale e sviluppo selvaggio, temi cruciali e molto più ampi di un semplice sì o no all’ampliamento dell’aeroporto di Fiumicino. L’aeroporto esiste già con tutti i suoi vantaggi (costanti nel tempo) di uno sviluppo in linea con le esigenze del mercato e i limiti oggettivi dell’inquinamento che fanno da contrappeso da sempre, peraltro in assenza di approfonditi controlli e monitoraggi costanti dei rischi sulla salute.

È stata dimostrata ancora una volta ieri pomeriggio  dal Comitato, l’inutilità di ulteriore sviluppo all’esterno dell’attuale sedime, sviluppo che pretenderebbe,  con una nuova pista, di distruggere una parte consistente della Riserva  (e con essa abitazioni storiche, siti archeologici, aziende agricole) compensandola con frammenti sparpagliati di aree per lo più industriali di nessuna utilità per la città. Un ampliamento che sia noi che il comitato, al pari di tantissimi cittadini riteniamo inutile, e che mira di fatto a giustificare circa 9 miliardi di euro trattenuti dai biglietti dei viaggiatori negli anni, destinati ad “investimenti”.

L’aumento esponenziale del numero di movimenti aerei  ipotizzati  in passato è stato già smentito da una realtà che racconta di un numero pressoché costante di transiti e passeggeri negli ultimi 10 anni e i dati dimostrano che gli aeroporti con numeri più alti al mondo operano con due piste contro le tre già presenti a Fiumicino e addirittura  la quarta che si vorrebbe realizzare.

I pretesti? L’ occupazione che attualmente è già “satura”, per lo più con contratti a termine e stipendi non certo faraonici soprattutto per quanto riguarda le tantissime aziende che fanno da corollario. La “riduzione del rumore” che invece si sposterà soltanto a seconda delle esigenze “inquinando” acusticamente una parte molto più ampia del territorio

Lo sviluppo  di una città già satura, inquinata, strozzata tra due ponti, ostaggio del traffico e con altri due progetti portuali in itinere, con una viabilità inesistente e limiti infrastrutturali enormi anche per le sole manutenzioni e l’ordinaria vivibilità. Nutriamo forti dubbi sul fatto che questa progettualità possa andare “in porto” e continueremo a batterci con tutti i mezzi affinché ogni più piccolo aspetto venga tenuto nella giusta valutazione da chi dovrà dare il “via libera”  finale.

Gli articoli pilotati ad hoc raccontano di una “città favorevole” per scaricare dall’attuale amministrazione la responsabilità ambientale delle scelte operate, ma è una responsabilità che non si cancella e che non dimentica il voto in aula di tutta la maggioranza per permettere la modificazione del perimetro della riserva.

La grande assente? La salute pubblica, la totale assenza di approfondimento e riflessioni sui rischi concreti che interventi così devastanti sul territorio aggiungeranno a quelli già esistenti. Vivere in un luogo “avvolto” dall’inquinamento in cambio del beneficio economico per alcuni, porterà tutti (compresi gli alcuni) ad una qualità e aspettativa di vita peggiorata. Lo testimoniano i dati sanitari già disponibili,  e il fatto che non siano state fatte nuove indagini epidemiologiche la dice lunga.   

Moriremo tutti certo, ma sarebbe bello che ci si occupasse di salvaguardare ciò che migliora e tutela la nostra vita e non ciò che aumenta i rischi oggettivi di malattie e soprattutto sarebbe bello pensare a luoghi sani, efficienti e vivibili in cui far crescere le nuove generazioni che chiedono sempre più di poter essere protagoniste e non vittime delle scelte di una politica vecchia, lobbistica e senza visioni.

Il punto non è Si o No alla parte politica, non è si o no ai comitati nè all’occupazione o allo sviluppo: è si o no alla vita e al futuro e sorprende e preoccupa tutta quella parte di città che per “spirito di appartenenza” è disposta anche a barattare il suo e quello dei suoi figli. Una riflessione in più sarebbe d’obbligo per tutti.

Personalmente è al pari dei colleghi di opposizione, non sono mai stata contraria allo sviluppo nel senso vero del termine, a quello che porta miglioramenti nella qualità della vita di tutti, che porta opportunità sane e modernità, ma non  sosterremo mai nessun programma che lo usi come pretesto per speculazioni e consumo ingiustificato di suolo con vantaggi millantati e smentiti  da numeri e dati oggettivi.

Se al primo posto nelle scelte non si mettono  la salute e la vita delle persone e la tutela del loro ambiente vitale, non si sta  rendendo un servizio ai cittadini e non si può certo parlare di buona politica. La parola “politica”  ha ben altra nobiltà d’intenti è proprio in virtù del bene comune continueremo a batterci in tutte le sedi  a tutela del nostro territorio e del futuro dei cittadini.

Paola Meloni, Consigliere comunale Fiumicino