Egregio Sindaco, chi Le scrive è un Suo concittadino da circa tre anni, vale a dire grossomodo dall’inizio del Suo mandato come Sindaco di Fiumicino. Mi sono stabilito infatti qui a Maccarese nel Giugno del ‘23, alle porte del centenario dell’omonima azienda agricola di cui – ancora oggi – la bellezza di questi luoghi ne tramanda la gloriosa storia: dai caratteristici centri agricoli, dove ho il privilegio di vivere, gli enormi campi coltivati della tenuta, fino ai canali della bonifica ricchi di vita. Superato il periodo del Covid mi sono ritrovato – come tanti – a vivere in una città sempre più individualista, in cui la voglia del singolo di ritagliarsi il proprio spazio è diventata troppo spesso causa di conflitto, ed il senso di comunità, che tanto speravamo di riacquistare, è andato inesorabilmente smarrendosi. Quante volte mi sono sentito dire: «E allora vattene a vivere in campagna!». Alla fine l’ho preso come un consiglio. Posso dire ai miei ex-concittadini romani che l’ho fatto! Ho scelto quindi la campagna della Riserva Naturale Statale del Litorale Romano.

“La favolosa Maccarese”, come la definiva Fellini, è un posto che ho sempre ammirato e desiderato vivere, meta per me di grandi tour in bicicletta tra le strade bianche fino ai boschi di Castel di Guido. Ed è proprio durante questo mio peregrinare che me ne sono innamorato. Certo, non esiste posto al mondo in cui non si debba trovare un compromesso tra un’atmosfera felliniana e la vita di tutti i giorni, fatta di cose belle ma anche di impegni, scadenze e tasse.

Questi luoghi, oltre cento anni fa, sono stati sottratti alla palude ed alla malaria per rispondere alla necessità di ottenere nuove superfici coltivabili per la produzione di beni essenziali, in un’epoca in cui ogni porzione di territorio doveva essere messa a produzione, mentre ciò che restava allo stato naturale era spesso considerato una risorsa inutilizzata. Oggi fortunatamente ragioniamo in maniera un po’ diversa, e anzi siamo riusciti – anche imparando dagli errori e dalle logiche del passato – a ricavare un bene, come quello della Riserva, che proprio del paesaggio rurale antropizzato in quegli anni della campagna romana trova il suo cardine fondamentale. E siccome sempre di compromesso si parla, conosco e riconosco di Maccarese e del nostro territorio la necessità e l’opportunità di convivere con l’aeroporto più importante del Paese.

Lo dico da ex-lavoratore aeroportuale. Come Lei ben sa, da molti anni ormai si progetta di espandere l’aeroporto qui, proprio perché altrove è già stato tutto sfruttato: rimangono solo i campi di Maccarese e… della Maccarese. Il tema è molto sentito e il dibattito locale si è infiammato questi ultimi mesi, tra favorevoli e contrari, sulla comunemente detta “quarta pista”. Tutti abbiamo un parente, un amico o siamo noi stessi lavoratori aeroportuali. Per questo il ruolo economico e sociale dell’aeroporto non è mai stato in discussione, né oggi né durante la campagna elettorale passata e futura.

Dunque sono rimasto colpito molto negativamente dal Suo repentino cambio di vedute sulla questione dell’espansione aeroportuale, avvenuto inaspettatamente dopo il Suo insediamento. «La quarta pista a Fiumicino non serve e soprattutto non serve cedere terreno pregiato della Riserva all’aeroporto», ascoltavo queste Sue parole mentre chiudevo gli scatoloni, confortato da quel dibattito elettorale in cui tutti i candidati – compreso Lei – convergevano sulla visione di sviluppo dell’aeroporto all’interno del sedime e la “sacralità” della Riserva. Quelle erano parole sue, Sindaco e beh, sappiamo come è andata: un giorno è arrivato un documento sulla Sua scrivania dove si diceva che questa pista – riproposta ancora una volta identica a come progettata quasi due decenni fa – improvvisamente avrebbe risolto tutti i problemi di rumore, inquinamento, traffico aereo e stradale e ridato benessere, lavoro e salute a tutta Fiumicino. Come non sposare un progetto del genere?

Ma se Lei avesse ritenuto che una parte del territorio comunale avesse problemi di rumore e di inquinamento, avrebbe dovuto dirlo subito. Avrebbe dovuto “alzare la mano” il primo giorno del suo mandato, se non addirittura costruire la Sua campagna elettorale su questo tema, spiegando ai cittadini: «Concittadini, abbiamo un problema e per risolverlo sarà necessario chiedere al gestore aeroportuale un piano diverso da quello esistente, a costo di sacrificare ettari di Riserva». Nulla di tutto questo è accaduto. Lei è stato eletto sostenendo pubblicamente l’esatto contrario. Ha preferito lasciar parlare gli slogan: “le opere vanno governate, non subite”, “non mi lascio tirare per la giacca”, quando appare evidente che qui le opere vengono imposte, dietro giustificazioni fittizie, in cambio di qualche briciola per il territorio, caduta dalla gigantesca tovaglia dove mangia il gestore aeroportuale.

«Il progetto è cambiato e chi dice no è contro lo sviluppo di Fiumicino, dell’Italia, del Mondo!» Ripetono da alcuni mesi senza sosta dalla Sua maggioranza. Ma com’è possibile, dico io. Sono venuto a vivere qui anche perché vorrei che un domani i miei figli trovassero opportunità di lavoro concrete in questo territorio, e dovrei essere considerato contrario allo sviluppo? Lei dal canto suo è stato capace di dire, a me e a chi è nato e vissuto in questi luoghi da generazioni ormai, che vedrebbe distrutta la propria casa e dei luoghi identitari che “la quarta pista non esiste!” Oltre al danno, anche la beffa.

D’altronde, come nei migliori film, c’è sempre il colpo di scena finale. E il colpo di scena di questa vicenda è che uno dei convinti oppositori di questa opera è diventato il garante politico della sua realizzazione. Questo progetto si regge su presupposti fragili, e Lei lo sa. Le ipotetiche “compensazioni” che oggi vengono sbandierate come una grande vittoria sono, nella migliore delle ipotesi, delle promesse subordinate ad una lunga serie di condizioni. Un progetto sostenuto spesso sulla base di assunti che non vengono dimostrati, senza che si discuta realmente dei benefici e delle possibili alternative.

Pazienza dunque se molti elettori l’hanno scelta proprio perché non avrebbe mai avallato un’opera tanto faraonica quanto inutile in una delle zone di maggior pregio di questo territorio. Ma d’altronde, le elezioni le vince chi prende più voti, e quanto contano i voti di Maccarese su quelli di Fiumicino ed Isola Sacra, territori a cui si fanno grandi promesse, anche su questioni delicate come la salute? Molto, molto poco.

Signor Sindaco, a mio avviso qui si trova il vero errore politico di questa vicenda. Lei aveva una grande opportunità: garantire la crescita dell’aeroporto da “baluardo” del territorio. Poteva rivendicare, anche alla luce delle politiche nazionali e dei recenti accordi di salvaguardia della compagnia di bandiera, di aver portato Fiumicino al ruolo di rilievo mondiale che gli spetta, senza cedere nulla ed anzi pretendendo perchè – per come la vedo io – Fiumicino e i suoi abitanti sono in credito verso l’aeroporto: “governare le opere” significa questo: essere in una posizione di vantaggio, di credito, non essere costretti a barattare, con lavoro e salute come merce di scambio.

Signor Sindaco, io non ho cambiato idea, sono ancora d’accordo con Lei: «non serve cedere terreno pregiato della Riserva, che è un bene prezioso, all’aeroporto». Farò dunque la mia parte insieme a tanti altri cittadini per non permettere che uno degli ultimi paesaggi rurali del litorale romano venga trasformato nell’ennesima area industriale. Io da qui non me ne andrò. Sono venuto qui per costruire il mio futuro e ho scelto Maccarese perché i miei figli potessero crescere conoscendo e amando questi campi, non per dovergli spiegare un giorno cosa erano.

Andrea Azzolina