Quindici anni fa, il 13 dicembre 2012, Gianni Mion allora AD di Sintonia (oggi Mundys), holding della famiglia Benetton, cui apparteneva Aeroporti di Roma, fece pubblicare a pagamento sui principali quotidiani nazionali ed esteri una lettera aperta indirizzata alle principali cariche dello Stato, a partire dal Presidente della Repubblica, dal titolo : “Aeroporti di Roma: non decidere entro il 31-12-2012 comporta la caduta in un nuovo vuoto normativo e la perdita di un’importante opportunità di crescita per il paese”

Una sorta di ultimatum che, invece di essere doverosamente respinto al mittente, ebbe l’effetto, 9 giorni dopo, di far sottoscrivere al tentennante ma dimissionario Presidente del Consiglio Monti, l’attuale contratto di programma tra ENAC ed ADR. Questo accadeva nel silenzio assordante di tutte le istituzioni chiamate in causa. Ci risiamo, ma la storia stavolta non si deve ripetere!

Nei giorni scorsi, i media nazionali e locali, stavolta a gratis, hanno pubblicato/trasmesso una dichiarazione del Dott. Alessandro Benetton, il non più giovane virgulto della famiglia Benetton ed attuale presidente di Mundys, che, a nome della società Aeroporti di Roma, pretende che lo Stato italiano si sbrighi a togliere ogni ostacolo per sbloccare i 9 miliardi di euro che servirebbero per realizzare la quarta pista, altre opere infrastrutturali ed una non precisata manutenzione.

Naturalmente, omette di dire che per espandersi al di fuori del sedime, ADR dovrebbe espropriare una parte dei terreni della Maccarese SpA, società di proprietà della stessa famiglia, e quindi in palese conflitto di interessi.

Ma ciò che più conta è che dall’esame della documentazione presentata da ADR ed Enac per supportare la richiesta di riperimetrazione della Riserva propedeutica all’avvio del progetto, si intuisce che i 9 miliardi solo apparentemente sono “da investire” ma in realtà sono “da intascare”.

Val la pena ripercorrere, sia pur brevemente, questa storia senza fine , di cui il Comitato FuoriPISTA denuncia, da tempo ed in ogni possibile sede, gli aspetti più controversi: il Contratto/Convenzione di programma, approvato, come richiamato sopra, con DPCM il 22 dicembre 2012 dal dimissionario governo Monti e attualmente ancora in vigore tra ENAC e AdR, prevedeva nuove opere per realizzare l’ampliamento dell’allora aerostazione, cosiddetto Fiumicino SUD, ed un vero e proprio raddoppio dell’aeroporto, il cosiddetto “Fiumicino Nord”, con 2 nuove piste, terminal, stazione ferroviaria, svincoli autostradali, ecc. ecc.

A fronte degli investimenti previsti per tale progetto, AdR era autorizzata a incrementare per ogni passeggero la cosiddetta tassa d’imbarco (diritti d’imbarco) di circa 10 euro poi rivalutati fino alla fine della Convenzione nel 2046, per un totale che si aggira – guardate un po’ la magia dei numeri – proprio sui 9 miliardi!

La fase1 di questo progetto (4 pista + nuovo terminal + stazione) è stata presentata col Masterplan 2030 ed è stata bocciata dalla Commissione VIA/VAS e successivi decreti ministeriali nel 2020. Inoltre, nel 2021 il TAR del Lazio ha sentenziato che dentro la Riserva Naturale Statale del Litorale Romano all’interno del quale era previsto tutto il raddoppio, non è possibile realizzare qualsivoglia infrastruttura, respingendo così ricorsi di ENAC e AdR.

Malgrado questi atti, AdR ha continuato a intascare, pur senza spendere per le opere ormai bloccate, l’aumento concesso a fronte di tali investimenti.

Non solo. ENAC e AdR stanno da mesi rilanciando la necessità urgente di realizzare parte delle opere previste nel contratto di programma attualmente vigente: quarta pista fuori dal sedime e nuovo terminal più varie opere all’interno del sedime con un investimento pari a 5 miliardi più altri 4 miliardi per una non meglio precisata “manutenzione”. Ed ecco qua, di nuovo i 9 miliardi.

A parte il non trascurabile dettaglio contabile che la “manutenzione” rientra tra i costi ordinari e non può essere imputato alla voce “investimenti”, bisognerebbe che ADR spiegasse come gli investimenti arrivino a sommare 5 mdi, visto che la famosa 4 pista aveva un costo previsto nel PEF (all.2 CdP) di 155 mni€.

E allora di cosa parla in realtà il giovane Alessandro Benetton? Perché si agita? E perché con lui si agitano in tanti a parlare di “saturazione” dell’aeroporto e di necessità di aumentarne le capacità per non restare fuori dai giochi mondiali, quando l’aeroporto ha al contrario ampi margini per assorbire una ulteriore e significativa crescita?

Si tratta appunto di soldi. Ma soldi da intascare, non da “investire”. O meglio qualche soldo da investire spendendoli per una inutile e dannosa quarta pista per poter continuare a intascare ben 9 miliardi tramite tassa d’imbarco.

Il Comitato FuoriPISTA insieme ai cittadini continuerà a difendere la intangibilità del perimetro della Riserva nonché contrastare la realizzazione di un’opera non necessaria se non per giustificare di 9 miliardi che i passeggeri devono sborsare.

Comitato FuoriPISTA